Due figli uccisi e bruciati dal marito: tutto il dolore di una madre nell’agghiacciante memoir che racconta la strage di Ono San Pietro in Val Camonica

Erica Patti insieme ai figli Andrea e Davide, barbaramente uccisi dal padre

Recensione di Francesca Scotti per Brescia si legge

In fondo io, a parte il sostegno di chi mi voleva bene, ma che poteva darmi solo consigli di buon senso, non certo professionali, sono stata lasciata da sola dalle istituzioni e da chi avrebbe dovuto consigliarmi e aiutarmi. Erano tutti troppo intenti ad analizzarmi, a giudicarmi, a sottovalutarmi nelle mie percezioni, a far passare la Pasqua, le estati, i week end, i colloqui.

Erica Patti, “Col senno di poi”, p. 125

Può un libro gridare con voce di donna, tranciare come un coltello e gelare il sangue?  “Col senno di poi”, lo straziante memoir in cui la bresciana Erica Patti rievoca la strage di Ono San Pietro, ci riesce eccome. In poco meno di duecento pagine scritte con il sangue di ferite impossibili da rimarginare, l’autrice racconta in prima persona i soprusi subiti dall’ex marito Pasqualino Jacovone, un calvario culminato il 16 luglio 2013, quando l’uomo ha ucciso i loro figli di nove e di tredici anni per poi darne alle fiamme i cadaveri.

Nei mesi precedenti al duplice omicidio, la Patti aveva ripetutamente denunciato il marito, da cui si stava separando legalmente, per stalking, molestie e minacce di morte indirizzate sia a lei che ai figli. Ma non è bastato. I cavilli burocratici hanno dato corso a lungaggini che col senno di poi, proprio come recita il titolo del libro, si sarebbero potute e dovute evitare.

A nove anni dai terribili fatti che le hanno sconvolto per sempre la vita, Erica Patti ci consegna, senza vittimismi e con grande sincerità e semplicità, la sua angosciante e tremendamente lucida testimonianza, perché si conosca e ci si adoperi per scongiurare tragedie come quella che ha travolto lei. Il libro, edito dalla casa editrice gavardese LiberEdizioni (2022 – acquista qui), è curato da Laura Bergami, giornalista di Teletutto attenta alle tematiche sociali e, in particolare, alla violenza di genere.

Un inferno privato sfociato in un duplice assassinio

[…] Voglio solo i miei bambini, li voglio qui, ora, vivi, allegri, pieni di vita. Voglio litigare con Andrea, voglio prendere in giro Davide perché non gli va mai di camminare, voglio andare in cascina con loro, fare il fuoco, mangiare le salsicce. Ridatemi il mio inferno di vita di prima, con gli insulti, le persecuzioni, le minacce, ma con loro che sono qui con me, al sicuro.

Erica Patti, “Col senno di poi”, p. 112

Un matrimonio infelice funestato da urla, litigi e umiliazioni, un marito possessivo e aggressivo al quale risulta difficile ribellarsi. I figli Andrea e Davide come unica ragione per andare avanti e poi, finalmente, il coraggio di chiedere la separazione per evadere da un simile inferno privato. Ma è proprio a quel punto, invece, che per Erica Patti è iniziato il peggio. Jacovone non ha accettato di esser stato lasciato e pedinamenti, telefonate moleste, tentati investimenti e un’infinita catena di abusi grandi e sottili ai danni della dona sono diventati all’ordine del giorno.  

Inchiodati alla cronaca angosciante di un incubo a occhi aperti, i lettori sono così condotti al 16 luglio 2013, una data capace di scuotere alle radici l’apparente tranquillità di Ono San Pietro, piccolo comune della Val Camonica. Quel giorno, Jacovone ha soffocato nel sonno Andrea, di tredici anni, e Davide, di nove, i figli avuti con la moglie. Ne ha oltretutto bruciato i corpi appiccando il fuoco all’abitazione che divideva con loro, affinché la madre non potesse avere dei resti su cui piangere. Una tragedia più volte annunciata dallo stesso Jacovone nelle sue minacce e che la Patti aveva invano cercato di portare alla giusta attenzione delle autorità con ben dieci denunce. Jacovone è stato condannato all’ergastolo, ma nessuno ridarà mai alla made i suoi figli.

Il racconto della Patti, preciso ed equilibrato pur nella carica di drammaticità che sprigiona, si intervalla alla ricostruzione, obiettiva e in terza persona, dell’iter di denunce da lei avviate contro il marito e all’esposizione dei principali contenuti dell’istruttoria del processo seguito alla strage. Il libro custodisce inoltre le testimonianze di Lino e di Caterina, genitori della Patti e nonni dei bambini uccisi, oltre che di Francesco, l’uomo che è divenuto il nuovo compagno della Patti e che le è costantemente rimasto accanto nel cuore delle tenebre.

Un atroce caso di «femminicidio indiretto»

Come giustamente osserva il magistrato Fabio Roia nell’introduzione al libro, con l’uccisione dei figli Jacovone ha inteso punire la moglie, che riteneva colpevole di essersi voluta separare da lui. Ci troviamo quindi in tutto e per tutto di fronte a un «femminicidio indiretto», perpetrato con piena coscienza e premeditazione. Ma non è solo la crudeltà di Jacovone a far rabbrividire chi legge a ogni riga. A lasciare altrettanto esterrefatti è anche il fatto che, nel suo dramma, Erica Patti non sia stata adeguatamente ascoltata e protetta insieme ai suoi figli da chi ne avrebbe avuto il dovere e i mezzi.

Tuonano forte le parole della Patti in merito alle responsabilità delle istituzioni e degli enti sociali nella sua storia. Il suo libro, tuttavia, non è in alcun modo un’accusa né un mero sfogo, ma la coraggiosa condivisione di un’esperienza indicibilmente traumatica. Al contempo, è un testo che si prefigge un forte obiettivo sociale, poiché intende aiutare altre donne a individuare per tempo i «campanelli d’allarme» di una relazione disfunzionale e pericolosa, oltre che fornire linee guida per tutti coloro che, istituzioni e cittadini, sono disposti a lavorare in sinergia per costruire una società in cui le vittime di violenza domestica e di genere trovino sostegno, comprensione e aiuto concreto.

Il ritorno alla vita e l’impegno sociale con l’associazione Dieci

La perdita dei due figli per mano dell’ex marito è un dolore mai sopito, ma ciononostante Erica Patti è riuscita a liberarsi dal buio che l’ha risucchiata e a uscire dai confini della sua sofferenza. Ha sconfitto la depressione, ha curato e fatto vivere una nuova relazione, è diventata mamma per la terza volta. Non solo: nel 2015, insieme al fratello Omar, ha fondato l’associazione d’impegno sociale Dieci, con la quale lei e il suo team si adoperano per sostenere le famiglie in difficoltà, in special modo i bambini e le donne vittime di ogni forma di violenza.

Accostandosi alla dolorosa storia di Erica Patti, i lettori e le lettrici sono stimolati a riflettere su certe inquietanti dinamiche delle relazioni interpersonali, sulle molteplici strade che la violenza riesce ad aprirsi nella nostra società e su ciò che ogni singolo cittadino può ed è chiamato a fare affinché le cose cambino. In particolare, c’è bisogno della cooperazione di tutti per rinnovare culturalmente una società patriarcale in cui, tutt’oggi, una donna vittima di maltrattamenti non è portata a denunciare e, molto spesso, anche se si decide a farlo, si scontra con un muro di indifferenza, di preconcetti e di inutile burocrazia

Le testimonianze simili a quella di Erica Patti sono sofferte pietre d’inciampo che ci obbligano a fermarci e che ci spingono a riprendere a camminare con una coscienza nuova, con maggiore sensibilità e attenzione verso le tragedie che ci sfiorano e che anche noi, nel nostro infinitesimale piccolo, possiamo contribuire a sventare.


Titolo: Col senno di poi. Uccisi e bruciati dal padre. La madre racconta la strage di Ono San Pietro
Autrice: Erica Patti

Curatrice: Laura Bergami
Editore: LiberEdizioni, 2022

Genere: Memoir
Pagine: 174
ISBN: 9791280148629

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Francesca Scotti

Classe 1991. Cresciuta in Franciacorta, vive a Brescia, sua città natale. Ha studiato letteratura inglese e tedesca, laureandosi con una tesi sui rapporti fra la cultura tedesca e il nazionalsocialismo. Legge e scrive per vivere. È autrice della silloge di racconti “La memoria della cenere” (Morellini, 2016) e dei romanzi “Figli della Lupa” (Edikit, 2018) e “Vento porpora” (Edikit, 2020). Anima folk-rock alla perenne ricerca di storie della resistenza bresciana, si trova maggiormente a suo agio tra le parole dei libri e sui sentieri di montagna.

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