“Appetricchio”: il racconto corale del sentimento che lega ognuno di noi ai luoghi delle nostre origini nel romanzo di Fabienne Agliardi

Petricchio esiste nella misura in cui vogliamo farlo esistere. Come il posto delle nostre estati da criaturi, ovunque esso sia.

Fabienne Agliardi, Appetricchio, p.286

I luoghi della nostra infanzia si cristallizzano nella nostra memoria come custodi di ricordi felici e spensierati. Cosa ci spinge, quindi, ad allontanarci da questi posti carichi di suggestione e di magia? E per quale motivo decidiamo di farvi ritorno quando cerchiamo un rifugio in cui sentirci al sicuro?

Pochi giorni prima del lockdown nazionale, la famiglia Bresciani, di cognome e di fatto, decide di mettersi in viaggio lungo l’Italia per ritornare dopo oltre vent’anni a Petricchio, il paesino lucano dove è nata mamma Rosa e dove i gemelli Mapi e Lupo hanno trascorso le loro vacanze d’infanzia, con la speranza di trovare una serenità perduta e risposte mancate.

Appetricchio” (Fazi, 2023 – acquista qui), secondo romanzo di Fabienne Agliardi presentato dagli Amici della domenica al Premio Strega 2024, è il racconto di un ritorno alle origini verso la Petricchio di ognuno di noi, verso quel «posto immaginifico escluso dalle mappe e fuori dalle rotte» in cui «abbiamo disegnato i nostri momenti felici».

Ma a chi gliene importava? Nessuno sapeva che Petricchio esisteva. E in fondo era meglio accussì.
Un posto per cuori d’altri tempi, con il pisciaturo sotto il letto e il mattone nel panno. Da raggiungere in fretta e con i palpiti, per riprendersi le certezze lasciate l’anno prima. Fino a percepirlo distante, immutato e immutabile, come un fastidioso e anziano parente da andare a trovare per dovere.

Fabienne Agliardi, Appetricchio, p.17

Petricchio, diventato per tutti Appetriccchio a causa di «un moto a luogo fonetico con raddoppio di consonante», è un paesino di 25 abitanti, la metà dei quali sordomuti, che si chiamano quasi tutti Rocco, in onore del santo patrono.  Arroccato sul fianco di un pianoro non lontano dal mare e collegato al mondo «laffòra» da un ponte malfermo che dagli anni Sessanta nessuno aveva più osato attraversare, Petricchio si era imposto un autoembargo che aveva spinto molti petricchiesi a emigrare senza più fare ritorno nel paese d’origine.

Rosa era stata l’ultima ad andarsene ed era stata la solo a tornare, come turista, insieme al marito Guidodario, farmacista bresciano soprannominato «’O Scienziato», e ai figli Mapi e Lupo. Ogni estate e ogni inverno, la famiglia Bresciani percorreva quindi l’asse autostradale Brescia-Petricchio lasciandosi prendere dall’«appetricchiamento, una malia di avviluppamento» agli usi e ai costumi, ai gesti e alle parole, ai sapori e ai profumi di una comunità appartata, ma resa viva da stravaganti abitanti.

Attorno alla Fundana, «pensatoio a cielo aperto» e luogo di ritrovo del paese da cui si scorge in lontananza il mare, si muovono le storie dei petricchiesi: nonna Milù, che avrebbe voluto «sette maschi da far lavorare nei campi e invece s’era ritrovata con sette femmine a cui preparare la dote», Adelina, la misteriosa figlia di Rocco Poeta arrivata a Petricchio dall’Argentina, il Greco, che si era finto morto per sfuggire alla guerra, Marisella, con la sua casa traboccante di oggetti strampalati, e ancora Nonno Occhei, Rocco Ponte, gli zii Rocco Butteglia e Rocco Bidello, i cugini e le zie maritate.

Mapi e Lupo osservano le vite semplici degli abitanti di Petricchio che si stupiscono per l’arrivo del telefono, si riuniscono davanti al «TV color Brionvega» per guardare i Mondiali del 1982, cercano di replicare la ricetta del celebre bussolà bresciano e si ingegnano a organizzare una memorabile festa di San Rocco con ospite Fausto Leali.

I gemelli Bresciani trascorrono le loro vacanze d’infanzia in questo microcosmo, impossibile da raccontare agli amici e alle amiche di «laffòra», fino all’estate della loro maturità, quando un evento inaspettato li allontanerà dal paese. Solo l’arrivo del Covid e dell’imminente lockdown porterà la famiglia Bresciani a riunirsi in questo luogo carico di ricordi, sospeso tra la montagna e il mare.

“Appetricchio” è un romanzo corale ricco di colpi di scena e caratterizzato dall’alternarsi di due piani temporali. Il racconto del ritorno a Petricchio nel marzo del 2020 si intreccia a quello dei ricordi delle vacanze trascorse dalla famiglia Bresciani nel paesino della Basilicata tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta.

Fabienne Agliardi, che ha frequentato i corsi di Scrittura creativa di Raul Montanari e la Scuola Belleville, costruisce in questo romanzo atmosfere suggestive grazie a un’accurata ricerca linguistica che la porta a servirsi del petricchiese, un dialetto che si ispira al lucano parlato dalla madre e dalla nonna paterna. Questo vernacolo, reso comprensibile ai «lettori dell’Altitalia e dell’Ininsvizzera» da un ampio glossario in appendice, si presenta come un lessico famigliare capace di raccontare nel modo più intimo e vero il ritorno alle nostre radici.


Apperticchio di Fabienne Agliardi

Titolo: Appetricchio
Autori: Fabienne Agliardi
Editore: Fazi, 2023

Genere: Narrativa
Pagine: 284
ISBN: 9791259674678

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Francesca Cocchi

Nata nel 1996, è cresciuta in Valle Camonica e ha studiato tra Padova e il Belgio. Dopo la laurea magistrale in lettere classiche, si stabilisce a Brescia dove lavora come copywriter per il marketing. Filologa di formazione, predilige da sempre i grandi classici, ma non si lascia intimorire dagli autori contemporanei. Di carattere introverso, si trova a suo agio in viaggio, tra i libri e al tavolo di un buon ristorante.

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