‘Fiori per un vagabondo’: l’undicesimo giallo “bresciano” di Gianni Simoni

Recensione di Chiaraluna Cinquini per www.BresciaSiLegge.it

«Non siamo più di fronte a un regolamento di conti in cui il barbone si è trovato per caso», terminò la frase Petri, «ma a un omicidio volontario. Un omicidio premeditato. Ora la domanda è: perché hanno sparato a un barbone?»

Gianni Simoni

Brescia, ottobre 2014. Siamo in corso Zanardelli quando il giudice in pensione Petri riceve una telefonata dal commissario Miceli, reintegrato in servizio a causa della maternità del commissario titolare Grazia Bruni, che richiede il suo intervento per una morte alquanto sospetta avvenuta fuori da un bar di via Chiusure.

Inizia così “Fiori per un vagabondo. Un caso di Petri e Miceli”, romanzo che prosegue la serie “bresciana” frutto della penna dallo scrittore Gianni Simoni, edito da TEA nel 2016. Una nuova indagine in cui il giudice Petri sarà chiamato non solo a trovare il responsabile di un singolare omicidio, ma anche a risalire all’identità della vittima, riuscendo così a sbrogliare un caso solo all’apparenza semplice ma dai risvolti inaspettati.

Due colpi di pistola e uno strano senzatetto morto fuori da un bar di via Chiusure

Il “caso” che il giudice Petri è chiamato a risolvere riguarda un omicidio, avvenuto fuori da un bar di via Chiusure, apparentemente banale ma in realtà doppiamente misterioso.

Un barbone è stato infatti ucciso da due colpi di pistola, apparentemente senza motivo, e tutto lascerebbe presagire a una sfortunata coincidenza. Scarni gli indizi: i pochi testimoni rimandano a una vespa marrone allontanatasi a tutta birra subito dopo l’esplosione dei colpi. Il commissario Miceli però, insospettito da alcuni dettagli e con la pensione di nuovo lontana non può che ricorrere all’amico giudice per vederci chiaro.

Troppi sono però gli interrogativi sulla vicenda e sulla vera identità del senzatetto: come mai l’uomo indossa una camicia cifrata con monogramma A.G e con piedi e unghie molto curati? Chi – ogni giorno – deposita un mazzo di fiori sul luogo del delitto? Com’è possibile che due proiettili possano accidentalmente colpire lo stesso uomo?

Forse, piuttosto che ad una morte accidentale, ci troviamo di fronte ad una vera e propria esecuzione?

Una fotografia della miseria e del degrado in cui si nascondono vite invisibili

Conducendo sapientemente la trama verso la risoluzione del caso, Gianni Simoni porta per mano il lettore lungo le vie di Brescia, dal fiorista in corso Zanardelli alla villa in Piazzale Arnaldo, passando per il Vantiniano, la Pallata e le Fornaci. Creando una serie di personaggi agli antipodi, ben caratterizzati, che ci rimandano una fotografia della miseria e del degrado in cui si nascondono vite invisibili, dove il peso delle azioni cambia in base allo status e di conseguenza anche il valore della vita stessa.

In questo giallo Petri, con l’aiuto della moglie Anna, riuscirà non solo a ricostruire l’identità della vittima, ma anche a dipanarne l’intricata e triste traversia, celata dalla dorata patina della Brescia bene, insegnando ancora una volta come siamo chiamati, anche davanti a noi stessi, a rispondere delle nostre fragilità, indiscriminatamente.

L’autore

Gianni Simoni, magistrato dal 1967, si è occupato in qualità di giudice istruttore di criminalità organizzata, terrorismo e malaffare. Dal ‘74 all’85 ha lavorato a Brescia in veste di PM, ed è da questo periodo che ha tratto ispirazione per la serie che narra le indagini del commissario Miceli e l’ex Giudice Petri. Il successivo periodo nei tribunali milanesi ha invece ispirato la serie dedicata alle investigazioni dell’ispettore Andrea Lucchesi. “Fiori per un vagabondo” (TEA 2016) è il decimo libro della serie.


Titolo: Fiori per un vagabondo
Autore
: Gianni Simoni
Editore: TEA

Genere: Giallo
Pagine: 236
Isbn: 978-8850239627

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