“C’è un albero in Giappone”, un albo illustrato per raccontare la storia dell’albero di kaki sopravvissuto all’atomica, tra Brescia e Nagasaki

Recensione di Chiara Massini per Brescia si legge

C’è un albero di kaki nel giardino del Museo di Santa Giulia in città che affonda le sue radici nella storia. Non è un albero qualsiasi, ma un simbolo di speranza e resilienza che, partendo da Nagasaki in Giappone, diffonde in tutto il mondo il suo messaggio di pace. Non solo la città, ma anche la provincia, Brescia può vantare il titolo di territorio nel mondo in cui sono stati piantumati più alberi di kaki. Ma qual è questa storia che vuole raccontare a tutti noi?

“C’è un albero in Giappone”, edito da Sonda 2023 (acquista qui), della bresciana Chiara Bazzoli, è la storia di quel primo albero di kaki, nato e cresciuto a Nagasaki e sopravvissuto alla distruzione della bomba atomica sganciata sulla città il 9 agosto 1945, agli sgoccioli della Seconda Guerra Mondiale. Il libro, un albo illustrato per bambine e bambini, parla in realtà a tutti noi con delicatezza di dolore e perdita ma anche di tenacia e resistenza.

L’albero di kaki

Siamo in Giappone, a Nagasaki, città affacciata sul mare, in cui vive Tomio, il maestro vasaio del quartiere, che un giorno, insieme alla moglie, decide di piantare nel giardino di casa un albero di kaki. Piano piano la pianta cresce e diventa parte della famiglia. Ogni anno offre i suoi frutti paffuti e gustosi, un riparo dal sole durante i giorni assolati, un nascondiglio in cui ritirarsi a pensare, arrampicandosi tra le sue fronde. È lui a raccontarci la sua storia, la storia non solo di una famiglia che cresce intorno a lui, ma anche la storia di un popolo tra le due Guerre Mondiali. Diventa grande e forte e i bambini che giocano tra i suoi rami lo sentono come una presenza stabile e sicura, da cui ammirare il mare. La casa, la famiglia e l’albero sono le uniche certezze in un mondo che ogni giorno cambia, portando dolore e distruzione.

Crebbi come loro avevano immaginato e forse anche di più. E presi confidenza con la vita del quartiere. […] e poi riconoscevo le voci di Tomio e di sua moglie, dei vicini di casa, e soprattutto quella di Masao. […] io sapevo tutto di loro. Era naturale, erano la mia famiglia.

“C’è un albero in Giappone”, Chiara Bazzoli, AntonGionata Ferrari

Gli anni passano e lui è sempre lì a vegliare nascite e morti, come un antenato protettore, a dare i suoi frutti e la sua ombra al figlio di Tomio, Masao, e poi ai suoi nipoti. Finché un giorno un enorme fungo velenoso spazza via ogni cosa, lasciando dietro di sé solo cenere e buio profondo.

Rimasi accecato dalla terribile luce. In un battito tutte le foglie e i rami caddero. Il mio tronco divenne una colonna di fuoco, un’unica fiamma. Svenni.

Vissi nel buio profondo per non so quanto tempo. Le mie radici erano state strappate e ridotte a brandelli. La terra era una poltiglia velenosa senza nutrimento. Immensa era la nostalgia per i rami che non avevo più. E immutabile il dolore per qualcosa che non sapevo ancora descrivere.

“C’è un albero in Giappone”, Chiara Bazzoli, AntonGionata Ferrari

Tutto sembra perduto, ma la vita è imprevedibile. Quell’albero ferito e dolorante saprà rinascere più forte di prima e pronto a diffondere il suo messaggio di testimone in tutto il mondo.

Una storia di famiglia e speranza

Il libro di Chiara Bazzoli è una storia di amicizia e famiglia, di guerra e pace. È una storia scritta per i bambini, in un pratico formato facilmente maneggiabile anche dai più piccoli, ma pensata per essere letta dai genitori ai propri figli, che sa raccontare temi forti, come la perdita e la morte, in maniera sensibile e dolce. L’albero diventa simbolo di speranza e rinascita, dopo essere stato per anni un luogo sicuro a cui si torna sempre nei momenti belli, e in quelli meno belli.

Il racconto è impreziosito dalle immagini dell’illustratore, anch’egli bresciano, AntonGionata Ferrari, che con delicatezza ha saputo rendere su carta i sentimenti e le emozioni, anche quelle più brutte, utilizzando uno stile italiano ma che richiama il Giappone.

Il progetto

Il Kaki Tree Project è il progetto, da cui ha preso ispirazione l’autrice per questa storia, nato negli anni ’90 dall’idea del botanico Masayuki Ebinuma, che si prese cura di quell’albero malconcio sopravvissuto alla bomba atomica, e l’artista Tatsuo Myajima, che decise di far diventare alcuni alberi di kaki una vera e propria installazione, facendoli quindi conoscere a livello internazionale. Il primo, infatti, colpito dalla tenacia dell’albero, aveva deciso di far germogliare nuove piantine dai semi dei suoi frutti e di diffonderle in tutto il mondo come simbolo di vita e rinascita e come monito nei confronti delle guerre e delle bombe atomiche. Ambasciatori di pace, oggi i kaki di seconda generazione vivono in tutto il mondo, anche a Brescia. In città è nata l’associazione Nagasaki-Brescia Kaki Tree for Europe, che diffonde i giovani arbusti in tutta Europa.

Non è un caso che i kaki crescano spesso in luoghi frequentati da bambine e bambini perché entrambi rappresentano una speranza per il futuro e dimostrano che la vita è infinita.


Titolo: C’è un albero in Giappone
Autrice e illustratore: Chiara Bazzoli, AntonGionata Ferrari
Editore: Sonda, 2023

Genere: Letteratura per l’infanzia
Pagine: 64
ISBN: 9788872242049

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Chiara Massini

Laureata in "Scienze della comunicazione" e in "Editoria e giornalismo" a Verona, è appassionata da sempre di lettura e scrittura. Nel 2019 ha pubblicato la sua tesi di laurea dal titolo “La fanfiction” e successivamente alcuni racconti in antologie. Ha lavorato in biblioteca, si occupa di organizzare eventi e presentazioni di libri, gestisce un gruppo di scrittura online. Sul suo comodino non possono mai mancare almeno 3 libri (di cui uno urban fantasy) e un bicchiere di succo ace.

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