Le fasi più significative della storia sindacale dei lavoratori metalmeccanici bresciani negli anni ’70: il secondo volume “Memoria Fiom”

Il 10 settembre 1980, a Torino, la Fiat annuncia 14.469 licenziamenti e la Cassa Integrazione per 23 mila lavoratori: inizia la lotta dei 35 giorni. L’11 settembre il sindacato nazionale della FLM proclama 3 ore di sciopero che si trasformano, per gli stabilimenti di Torino, in sciopero ad oltranza con il blocco delle portinerie, mentre negli altri stabilimenti – e in modo particolare alla OM Fiat di Brescia – si sceglie lo sciopero articolato con presidio delle portinerie.

Squassina a Bortolini – Una lezione di umanità e democrazia – pag. 168

Brescia è, da sempre, città di fabbriche, di operai, di lavori su turni, di acciaierie, di motori, di ciminiere fumanti e organizzazioni sindacali. Osvaldo Squassina e Renzo Bortolini, ex dirigenti sindacali della Fiom Cgil di Brescia, si sono presi l’impegno di raccontare in più volumi, tutti editi da Liberedizioni, la storia delle lotte sindacaliste e dei risultati ottenuti dalla Fiom (Federazione Impiegati Operai Metallurgici): “Una lezione di umanità e democrazia” (Liberedizioni, 2025) è il secondo volume di questa particolare collana e tratta il periodo dagli anni Settanta agli inizi degli anni Ottanta.

La condizione operaia di tutti i lavoratori italiani, grazie all’azione sindacale, è cambiata sia nella dimensione lavorativa che in quella sociale e politica. L’esperienza delle lotte sindacali ha fatto crescere tra i lavoratori la coscienza della propria condizione e la consapevolezza che questa condizione poteva essere cambiata.
Squassina a Bortolini – Una lezione di umanità e democraziapag. 427

In queste oltre 400 pagine ci si ritrova immersi in un periodo di discese in piazza da parte non solo dei lavoratori metallurgici, ma anche degli impiegati delle stesse fabbriche e dei loro familiari, tutti impegnati a chiedere orari lavorativi più consoni alla realizzazione di una famiglia, a supportare colleghi licenziati per immotivate ragioni, a pretendere che il lavoro a cottimo fosse eliminato dalle aziende per inserire un costo orario adeguato alla crescita dell’economia del Paese stesso, sino a chiedere più sicurezza in tutti i reparti produttivi.

La capacità degli autori, coinvolti in prima persona nelle trattative sindacali dell’epoca, è quella di riuscire a spiegare anche al più giovane lettore come solo trovandosi davanti ad un tavolo di trattative e parlando in maniera diretta e precisa si possano ottenere sussidi e soddisfazioni sia a livello lavorativo che personale. Nel decennio degli anni Settanta tutta l’Italia metalmeccanica chiede – ed ottiene – maggiore sicurezza, un salario maggiore, orari flessibili e il riconoscimento del lavoro usurante in catena. Ma non è sempre tutto rose e fiori, e queste grandi conquiste per l’epoca verranno ottenute a suon di scioperi, di occupazioni aziendali, di blocco delle merci, di infortuni e, purtroppo, morti sul lavoro.

Brescia, per la storia che la lega alla lavorazione dell’acciaio e per le innumerevoli fabbriche che già da decenni prima avevano messo piede in provincia (dalla Fiat alla Ideal Standard, dalla Beretta all’Alfa Acciai sino alla Caffaro), era sempre in prima linea durante queste manifestazioni e numerose sono le conquiste ottenute grazie ai nostri concittadini.

Dal 1 luglio 1978 tutti i lavoratori turnisti ottengono il diritto alla mezz’ora di pausa retribuita per consumare il pasto. Prima di tale data i lavoratori turnisti della Fiat stavano in fabbrica 8 ore e mezza, lavorano 8 ore e percepivano otto ore di salario. Dal 1 luglio 1978, i lavoratori turnisti della Fiat in Italia e della OM di Brescia stanno in fabbrica 8 ore, percepiscono un salario di 8 ore ma lavorano per 7,5 ore. Questo fatto viene vissuto alla OM Fiat come un grande e importante evento di libertà.
Squassina a Bortolini – Una lezione di umanità e democrazia – pag. 161

Sono tantissimi i piccoli traguardi che vengono raggiunti in quegli anni e che, visti con gli occhi di oggi, si danno per scontati o come elementi ovvi e naturali, ma che solo leggendo queste pagine si riescono a comprendere a fondo. Anche alla luce del fatto che le richieste vennero respinte più volte e concesse solamente dopo varie lotte.

Numerose, in questo senso, sono le testimonianze riportate all’interno del volume: Gianni Pedò, ex segretario generale della Fiom di Brescia, racconta come fosse organizzato il sindacato negli anni dal 1977 al 1981; Vilma Polì, Luisa Bonometti ed Elena Scali raccontano come fosse la vita delle operaie donne all’interno di grandi fabbriche a Lumezzane o a Bovezzo; Giorgio Cremaschi, sindacalista, racconta la Fiom di Brescia negli anni Ottanta; Giuseppe Benedini, ex operaio della OM Fiat Iveco, ricorda i consigli di fabbrica durante i quali si cercava di cancellare la scala mobile nei salari; Nadia Clerici porta la testimonianza del padre Paolo Emilio, licenziato dalla OM Iveco nel 1971 per rappresaglia sindacale; Alvaro Scutra, operaio sempre della OM Iveco, racconta di come fossero organizzati i turni e i passaggi nei vari reparti, bui e pericolosi con poca sicurezza.

Numerose sono anche le testimonianze fotografiche, i ritagli di giornale, i reperti storici riportati all’interno delle pagine del saggio, a memoria di quanto se ne parlasse non solo tra gli stessi operai, ma tra tutti gli italiani interessati al mondo del lavoro.

Osvaldo Squassina e Renzo Bortolini, a parte qualche piccolo refuso, riescono a coinvolgere il lettore rendendolo parte attiva di un mondo fatto non solo di lotte e scioperi, ma anche e soprattutto di successi lavorativi e di grandi conquiste sindacali.


Titolo: Una lezione di umanità e democrazia
Autori: Osvaldo Squassina, Renzo Bortolini
Editore: Liberedizioni, 2025

Genere: Saggio
Pagine: 446
EAN: 9791255520924

Katiu Rigogliosi

Diplomata alla scuola d'Arte al corso di operatrice d'arredamento, nella vita si occupa di progettazione di interni, realizzando meravigliose SPA in giro per il mondo. Nata a Milano, cresciuta tra Piacenza e Bergamo, maturata sotto la mole di Torino, risiede oggi nella provincia al di là del fiume Oglio. Legge da quando ha memoria e non disdegna nessun genere, anche se le si illuminano gli occhi quando si tratta di sparatorie, uccisioni ed indagini. Gestisce un gruppo di Staffette Letterarie su Facebook, perché crede che la lettura condivisa in ogni parte d'Italia sia la cosa migliore che possa esistere.

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