“100 anni con Carlotto”, la storia e l’eredità morale del fondatore nel volume celebrativo realizzato da Feralpi Group

credits: www.feralpigroup.com

Tutto comincia in Valle Sabbia, in quella porzione di terra bresciana dove montagne e laghi si fondono e si rincorrono, luoghi da visitare, apprezzare e amare, abitati da gente cresciuta con poco: pane, latte, lavoro, sudore ferro. Gente dalle mani ruvide, eppure capaci di accarezzare e di stringere altre mani; abituata a modi burberi e spicci, però mai disgiunti da volti sorridenti e da parole nette e precise […].

100 anni con Carlotto – Giovanni Bazoli – pag. 9

Carlo Nicola Pasini (1924-1983), per tutti Carlotto, era un uomo tutto d’un pezzo, uno di quei personaggi che la storia e la memoria locale deve ricordare nei secoli a venire. Partito da Odolo, fermatosi a Lonato visitando in lungo e in largo il mondo, trasformò un’area della provincia bresciana da “terra di nessuno” a terra di lavoro.

In “100 anni con Carlotto”, volume celebrativo promosso da Feralpi Group (partner per l’edizione: Compagnia della Stampa), tutta la sua storia è narrata dalla sapiente penna di Luciano Costa: il risultato è un volume ricco di aneddoti, testimonianze, fotografie, reperti storici, che accompagnano il lettore alla scoperta di un piccolo grande imprenditore italiano.

Perchè quel sito incastonato tra i monti che dal passo di Sant’Eusebio, a sud ovest, abbracciano Binzago e poi Preseglie e Sabbio Chiese si chiamasse proprio in quel modo – Conca d’Oro, non roba da poco – nessuno ben lo sapeva. Forse era l’illusione di vedere una piana in cui primeggiavano frumento e avena, forse il luccichio delle pietre che al sole rimandavano scintille, forse l’impressione di vedere sotto quella dolce terra tesori di chissà quale natura.

100 anni con Carlotto – Luciano Costa – pag. 62

E’ seguendo il percorso del fiume Chiese che Carlotto arrivò a Lonato, il luogo ideale dove far nascere la sua fabbrica, la sua grande fucina. Dopo aver passato del tempo a Trino Vercellese (Vercelli) per studiare altre fabbriche, e aver assimilato alcuni metodi di lavorazione e di cooperazione, il nostro fu pronto a posare la prima pietra per la nascita di quella che, a partire dal 1968, divenne una delle sedi di una delle più grandi protagoniste in ambito metallurgico a livello mondiale: la Feralpi, con quel nome che riusciva ad unire le due passioni di Carlotto, il ferro e le sue montagne.

La Feralpi dimostrò fin da subito di non essere una delle normali fabbriche di lavorazione del metallo che costellavano la nostra provincia. Innanzitutto grazie al suo impianto che, all’epoca, realizzava una delle più grandi colate di acciaio del Paese, ma anche in ragione della vita che si svolgeva internamente alla fabbrica, fatta di innovazione e regolamenti di nuova generazione. Basti citare la presenza dei nuovi sindacati e la realizzazione di uno dei primi presidi medici interni a disposizione degli operai stessi.

Negli anni la Feralpi non si è fermata a fare colate di acciaio, a studiare i metalli, a esportare metodi di lavorazione e supportare lavoratori e lavoratrici, ma si è anche operata a coniugare al meglio aria, acqua e territorio, creando nuovi impianti di depurazione per cercare di arginare l’inquinamento prodotto dai propri forni e dalle proprie lavorazioni.

Dalla fine di maggio del 1983, con la dipartita di Carlotto, il gruppo Feralpi continuò comunque imperterrito la sua scalata, la sua vita, raggiungendo sempre maggiori successi e riconoscimenti mondiali. Inizialmente le redini furono prese in mano dalla moglie Lidia Camilla Savoldi, che successivamente passò il testimone ai figli Maria Giulia, Giuseppe, Cesare e Giovanni, dimostrando come un’azienda familiare possa avere successo non solo in ambito locale ma anche, e in certi casi soprattutto, a livello internazionale.

Da questa unione di teste, idee, passioni, modi di vedere simili e contemporaneamente diversi, oltre al preponderante mondo della metallurgia l’azienda comincerà a legarsi indissolubilmente all’universo sportivo, diventando sponsor ma soprattutto madre dell’attuale Feralpisalò, squadra di calcio che nel 2024 arrivò a militare in serie B e che, da quest’anno, è stata trasformata nella Union Brescia, erede della squadra capitana cittadina.

Quasi 200 le pagine scritte da Luciano Costa, testimone di oltre sessant’anni di storia bresciana, pagine fatte di storia, avvenimenti, aneddoti, ricordi familiari e lavorativi, con descrizioni dettagliate non solo dei fatti ma anche delle emozioni che provarono i protagonisti, Carlotto in primis ma anche i suoi soci, i suoi colleghi, i suoi stessi operai. 

Il tutto condito da immagini di repertorio, fotografie riesumate da vecchi album di famiglia, vedute dall’alto di Odolo, di Vobarno, di Lonato, scatti della ferrovia realizzata dalla famiglia Pasini, sino alla panoramica dell’attuale stabilimento nei pressi di Calvisano, con il grande murales ad opera dello street artist Tellas, che racconta 50 anni di vita insieme.


Titolo: 100 anni con Carlotto
Autore: Luciano Costa
Editore: Feralpi Group, 2025

Genere: Storia industriale
Pagine: 206

Katiu Rigogliosi

Diplomata alla scuola d'Arte al corso di operatrice d'arredamento, nella vita si occupa di progettazione di interni, realizzando meravigliose SPA in giro per il mondo. Nata a Milano, cresciuta tra Piacenza e Bergamo, maturata sotto la mole di Torino, risiede oggi nella provincia al di là del fiume Oglio. Legge da quando ha memoria e non disdegna nessun genere, anche se le si illuminano gli occhi quando si tratta di sparatorie, uccisioni ed indagini. Gestisce un gruppo di Staffette Letterarie su Facebook, perché crede che la lettura condivisa in ogni parte d'Italia sia la cosa migliore che possa esistere.

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