Trincea domestica: la fragilità e l’emarginazione della periferia nel romanzo d’esordio di Simone Civitelli
Letto e recensito da Francesca Cocchi per Brescia si legge
Tra le strade silenziose di una scalcinata periferia sfinita dal calore estivo si allarga a macchia d’olio un cantiere, primo segnale di un progetto che stravolgerà la geografia e l’identità del quartiere.
L’anziano signor I, guidato da pensieri ossessivi e da un attaccamento viscerale al luogo dove è nato, cerca di opporsi a questo intervento trasformando la propria casa in una barricata contro il mondo esterno.
Con il suo romanzo d’esordio Trincea domestica (Marco Serra Tarantola editore, 2025), Simone Civitelli propone una narrazione lucida sulla fragilità della vita di periferia, indagando le estreme conseguenze dell’isolamento e della resistenza individuale di fronte all’avanzare inesorabile della modernità.
Un «inetto misantropo» a difesa del quartiere
«Questo è il mio quartiere, non lascerò che venga sventrato senza combattere con la mia forza di anziano!».
Simone Civitelli, Trincea domestica, p. 41
Il signor I è un «inetto misantropo» dallo «stile di vita monacale da recluso nullafacente». Vive nella casa ereditata dalla defunta madre in un quartiere popolare destinato a essere demolito per fare spazio a una nuova infrastruttura finanziata dal Comune.
Tutti i vicini, quel «tanghero» del barista Ramiro, il negoziante macedone Valmir, il dirimpettaio Ruben e la vecchia signora Laura, hanno accettato lauti risarcimenti per lasciare le loro abitazioni. Lui è l’unico a opporsi. Paranoico e ossessionato dai complotti letti online, rifiuta ogni offerta del Comune, convinto che sotto il quartiere ci sia un tesoro nascosto, probabilmente petrolio o altre risorse che “i poteri forti” vogliono sottrargli.
Decide così di elaborare un piano per raggiungere il tesoro prima della trivella. Aiutato da Furio, survivalista complottista che vive in un bunker sotto il suo negozio di caccia e pesca, e con l’ausilio di strumenti improvvisati inizia a scavare in quello che era stato il giardino della casa di Ruben, già demolita dai bulldozer.
Tra scene d’azione e allucinazioni deliranti
In Trincea domestica le scene d’azione (come le incursioni notturne nel cantiere o lo scontro all’ultimo sangue tra l’odioso cane della vicina e la sua enorme tartaruga) si alternano alle allucinazioni del signor I e ai suoi sogni ossessivi della madre violenta e alcolizzata.
La sensazione crescente di essere circondato e tradito da tutti alimenta una climax di tensione in cui realtà, paranoia e fantasia complottista si mescolano, lasciando lettrici e lettori in attesa di capire se il “tesoro” esista davvero o sia solo l’ultima grande illusione di una vita fallita.
Lo sguardo di Simone Civitelli sulla realtà cittadina
Simone Civitelli lavora in un’edicola di Brescia, una professione che gli permette di attingere a quel repertorio di personaggi grotteschi e caricaturali che popolano il suo romanzo.
La sua scrittura è mordace, a tratti ironica. Pur adottando una voce narrante in terza persona, segue da vicino i pensieri distorti e deliranti del protagonista, tanto da portare a empatizzare con le sue derive paranoiche.
Il signor I appare alla fine come una sorta di Don Chisciotte bresciano, impegnato a combattere contro i cantieri che mutano il volto della città, nel tentativo di preservare un passato che sta inevitabilmente scomparendo.

Titolo: Trincea domestica
Autrice: Simone Civitelli
Editore: Serra Tarantola Editore, 2025
Genere: Romanzo
Pagine: 126
ISBN: 9788867774982
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