“Brescia si racconta: volume 2”. Venti storie per riscoprire la nostra provincia da nuove prospettive

Brescia si racconta. Volume 2

Venti racconti schietti e sorprendenti, selezionati tra i quasi duecento iscritti alla seconda edizione del concorso “Brescia si racconta”, per altrettanti punti di vista inediti su una provincia che necessita di guardarsi allo specchio. Tra confessioni irrituali e sguardi laterali sulla grande Storia, tra futuri inquieti e frammenti di vita vissuta, venti storie a chilometro zero che restano radicate nel territorio e ne attraversano la superficie.

L’antologia con i migliori racconti della seconda edizione del concorso promosso da Brescia si legge, selezionati da due giurie di qualità tra i quasi 200 pervenuti, è stata pubblicata a maggio 2026 da GAM Editrice (a seguito di un’open call aperta a editori e tipografie bresciane), e può essere acquistata sul sito dell’editore oppure ordinata in libreria (ISBN 9791281717701).

Questo libro prosegue il progetto inaugurato nel 2025 con il primo volume pubblicato a seguito della prima edizione. Contiene i racconti di: Daniele Bonetti, Mariuccia Buffoli, Edoardo Coppi, Piko Cordis, Francesco Ferrazzi, Giovanni Galli, Egidio Gheda, Matteo Gilberti, Luca Grazioli, Paolo Laffranchi, Leonardo Malerba, Andrea Milzani, Stefano Morzenti, Manola Pegoraro, Flavio Ravasio, Pierniccolò Recchia, Nicola Sguera, Sara Tomasoni, Giorgio Verona, Francesca Vizzari.

Una parte dei racconti verranno pubblicati con cadenza mensile sul sito di Brescia si legge.

Segue l’introduzione.


Brescia si racconta. Volume 2

Introduzione

«In Italia si pubblica troppo», si sente dire spesso.

Migliaia di nuovi titoli ogni anno, che si sommano a quelli che li hanno preceduti in un’iperbole di cui non si vede la fine. Cataste di libri che languono nelle cantine di autori e editori destinati a non emergere, accumulandosi a migliaia di titoli vincitori di premi più o meno credibili, a bestseller provenienti da tutto il mondo, a lunghe liste di libri “necessari” e “che andrebbero assolutamente letti” che non basterebbe quasi una vita per riuscire a mappare.

E tutto questo mentre lettrici e lettori calano, quasi inesorabilmente.

Certo: i numeri raccontano solo una parte della storia, ed è ingiusto generalizzare. Ci sono come sempre eccezioni, fenomeni capaci di emergere, nicchie vitali che si muovono secondo logiche proprie, unicorni letterari, personalità capaci di opporsi alla corrente; e anche nella nostra provincialissima Brescia, ogni tanto, sembra alzarsi un refolo di vento – almeno per chi ha la fortuna di non sapere come vanno davvero le cose.

Ma il paradosso resta: da un lato si pubblica molto e la smania di esprimersi e di creare contenuti di ogni tipo non ha più freno; dall’altro si legge poco, e sempre più seguendo le nefaste logiche della società dei consumi.

Se il bisogno di lasciare un proprio segno, di condividere un punto di vista, di creare un mondo nuovo – attività che sembra pensabile quasi solo all’interno di uno spazio governabile e inerte come quello di un libro – si espande in maniera incontrollata, non c’è da stupirsi se i lettori rimasti, sopraffatti da un’offerta sovrabbondante e assediati dal marketing editoriale, finiscono per arroccarsi, per evitare l’ignoto e per rinchiudersi nelle loro zone di comfort. Nella serialità rassicurante delle grandi saghe, magari certificate da una serie televisiva. Nel calore comunitario di fanbase che – forse – poco hanno a che fare con la letteratura. Nell’autorevolezza costruita di autori trasformati in rockstar che girano l’Italia e gli schermi in tournée infinite. Nell’umore della massa cristallizzato nelle classifiche dei libri più letti stilata in ogni istante – per micro-genere – da qualche piattaforma con sede in un paradiso fiscale.

In ogni caso, in spazi chiusi, difficilmente attraversabili.

Che senso ha, allora, aggiungere un’altra pubblicazione a questo rumore?

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Eppure, in mezzo a tutto questo rumore, continuano a esistere storie che secondo noi esigono di essere raccolte e portate fuori.

Storie che, fatte così, esistono solo qui e ora perché altrove avrebbero un altro sfondo, un’altra frequenza, un altro sapore; e quindi non sarebbero più loro.

Storie che hanno preso forma dentro un insieme preciso di luoghi, abitudini, relazioni, modi di dire, fatti storici, miti comunitari, banalità di tutti i giorni, che sono in parte anche nostre e che quindi sanno toccare corde più profonde.

Storie che sono figlie di chi le ha scritte, ma anche di tutta una comunità che ha bisogno di conoscere sé stessa, di raccontarsi e di sentirsi rappresentata.

Storie scritte per tramandare punti di vista e vicende che altrimenti svanirebbero insieme a chi le ha pensate, e a tutti noi che in fondo ci siamo dentro insieme a loro.

La scelta di proseguire con il progetto che sta alla base di questa antologia, anche nonostante alcune dinamiche spiacevoli che hanno reso meno lieve l’uscita del primo volume, nasce da qui: dal dovere e anzi dall’urgenza di preservare uno spazio ordinato e curato, in un contesto in cui il vociare dei contenuti si fa sempre più soverchiante, per quelle storie che ci sono vicine e che ci chiedono con pudore di essere aiutate almeno a venire fuori.

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Quella che hai tra le mani è la seconda antologia di “Brescia si racconta” contenente i venti racconti più interessanti della seconda edizione dell’omonimo concorso.

Nasce in continuità con il lavoro dello scorso anno e ne mantiene l’impostazione di fondo. Anche questa volta, la richiesta rivolta è stata essenziale: scrivere racconti ambientati, stavolta addirittura in modo esplicito, nella provincia di Brescia. Nessun vincolo di genere, nessuna indicazione tematica, nessuna direzione prestabilita.

Un perimetro chiaro, dentro cui lasciare la massima libertà possibile.

La risposta è stata, ancora una volta, significativa. Sono arrivati centosessantatre racconti, tra loro molto diversi per forma, tono e intenzione. Dodici giurati – Adriana Bettanini, Andrea Franzoni, Candida Bertoli, Chiara Massini, Francesca Cocchi, Federica Zaccaria per la giuria interna all’associazione, e Beatrice Faedi, Cristiana Negroni, Daniela Mena, Filippo Ronca, Stefano Malosso e Valentina Trentin per la giuria esterna – li hanno letti e valutati attraverso un processo articolato in più fasi, arrivando, dopo mesi di appassionato lavoro volontario, a selezionarne venti.

Quelli che compongono questa raccolta.

Il concorso, promosso da Brescia si legge in collaborazione con la Rete Bibliotecaria Bresciana, continua a muoversi lungo una linea precisa: da un lato non imporre vincoli espressivi, dall’altro mantenere uno sguardo radicato sul territorio, nella convinzione che la letteratura possa essere anche uno strumento per leggere ciò che ci circonda.

Grazie a GAM Editore, che ha scelto anche quest’anno di sostenere il progetto e di dare forma editoriale a questi racconti, queste storie trovano ora una possibilità di circolare, di incontrare lettrici e lettori, di uscire dal perimetro ristretto in cui sono nate e – speriamo – di perforare anche qualche bolla.

Tra le pagine che seguono non troverai cartoline, né operazioni nostalgiche o celebrative. Troverai piuttosto storie diverse tra loro, che si muovono tra registri e tempi differenti, scritte da persone estremamente radicate nel territorio ma anche da persone che vivono altrove, che attraversano vicende intime e collettive, che insistono più sulle crepe che sulle superfici, che talvolta possono forse peccare un po’ di ingenuità ma che lo fanno in buona fede.

Racconti a chilometro zero, per comprendere e imparare a abitare un contesto condiviso che, proprio per questo, porta dentro una materia viva, non del tutto risolta.

Speriamo che quello che stai per leggere possa trovare un suo spazio, anche minimo, nel tuo sguardo. O almeno contribuire a spostarlo, anche solo di poco.

In ogni caso, grazie.

A chi ha scritto, a chi ha letto, a chi ha reso possibile questo lavoro. E a chi, ancora oggi, decide di concedere alle storie – anche a quelle più vicine, più piccole, più difficili da intercettare – il tempo e l’attenzione necessari perché possano provare a esistere davvero.

Andrea Franzoni

Presidente dell’Associazione culturale Brescia si legge Aps

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