“L’ultima volta che sono stata lei”: affrontare i traumi dell’adolescenza per ritrovarsi nell’esordio autobiografico di Silvia Pelizzari

Mi chiedo se scrivere questa storia non sia qualcosa di simile: mettere in fila, e per iscritto, qualcosa che ha senso solo per me, che non esiste per nessun altro. Mi chiedo come tradurlo in una lingua comune, un linguaggio condiviso. Mi pare impossibile e contemporaneamente una domanda inutile. Ogni dolore è solo nostro e ogni dolore è già stato vissuto.

Silvia Pelizzari, L’ultima volta che sono stata lei

Una scritta a chiare lettere sulla porta del bagno della scuola cambia per sempre la vita di Silvia, un’adolescente che sta ancora costruendo la propria identità, cercando di capire chi vuole essere, mentre per tutti gli altri sembra già essere chiaro chi sia. Una parola che ha il peso di una condanna e che la fa subito sentire sporca, colpevole di qualcosa che nel profondo sa di non essere. Eppure basta a incrinare ogni certezza, a insinuare il dubbio, spingendola a una vita di remissione e fuga.

Alla soglia dei 40 anni, quando ormai quel ricordo è lontano, ma non davvero sepolto, nella vita di Silvia piomba una notifica: viene aggiunta al gruppo WhatsApp della cena di classe. Un episodio banale, eppure sufficiente a catapultarla nel passato, in una versione di sé che credeva di aver lasciato alle spalle. A innescare in lei ricordi e a far trapelare antiche insicurezze mai superate.

Silvia Pelizzari, giornalista, scrittrice e autrice del podcast Tiresia, esordisce nel 2025 per Fandango Libri con “L’ultima volta che sono stata lei”, un romanzo autobiografico che assume la forma di un memoir intimo e toccante. La protagonista porta il suo stesso nome e la sua stessa voce: una voce che scava nell’io più profondo alla ricerca di chi è stata e di chi vuole diventare.

Siamo tutti i cattivi della storia di qualcuno che non vuole andare a una cena di classe.

Silvia Pelizzari, L’ultima volta che sono stata lei

Silvia è una donna adulta, all’apparenza realizzata. Ha viaggiato molto, inseguendo studio, carriera e autonomia. Si è costruita una vita lontana da Salò, il paese sulla sponda bresciana del lago di Garda in cui è nata e cresciuta. Eppure basta l’invito ad una cena di classe per far crollare tutto.

Seppur inizialmente decisa a ignorarla, man mano che i giorni passano e la data si avvicina, i pensieri si fanno sempre più insistenti e un lungo flusso di coscienza la riporta a quei giorni là, all’ultima volta in cui è stata lei. E l’immagine della donna adulta si sgretola rivelando la ragazzina fragile che è stata, e che ancora è nel profondo. Perché fare i conti con quella parte di sé vuol dire riportare a galla il dolore, il senso di vergogna e umiliazione che le sono state instillate per giorni, per anni, rendendola insicura e schiva.

Il conflitto più profondo è però con sé stessa. Silvia sembra provare rabbia verso la ragazzina che non si è difesa, che ha interiorizzato l’offesa, che ha taciuto. Ma ciò di cui ha davvero bisogno non è giudicarla: è riconoscerla, rassicurarla, imparare ad amarla. Non zittirla, come hanno fatto gli altri, ma dirle finalmente: non è colpa tua.

Non ho cancellato quella scritta, eppure ho in qualche modo cancellato dalla mia memoria chi ero io allora. L’ho fatto subito, di fretta, senza pensarci troppo. L’ho fatto abitando il mio corpo negli anni successivi, e muovendolo negli spazi in cui la scritta esisteva. L’ho fatto aspettando, guardando il giorno cerchiato in rosso nel mio cervello. L’ho fatto non appena ho messo piede dall’altra parte della montagna, convinta che cancellare chi ero stata o chi mi avevano costretta a essere avrebbe cancellato anche quello che era successo.

Silvia Pelizzari, L’ultima volta che sono stata lei

Partire per ritrovarsi o per fuggire da un luogo che non ci è mai appartenuto? Sembra chiedersi la protagonista lungo tutto il libro. Per Silvia, Salò è una gabbia e il tempo che la separa dal giorno in cui finalmente se ne andrà sembra scorrere troppo lento. Appena ne avrà l’occasione si rifugerà a Verona, poi Parma, Parigi, New York. E la sua sembra proprio una costante fuga, come se la distanza da quel lago non fosse mai abbastanza.

Allontanarsi dal luogo in cui siamo cresciuti, ma che allo stesso tempo non sentiamo come nostro, ci permette di guardare le cose da un’altra prospettiva e con un certo distacco. Ma il desiderio costante di andarcene non equivale a scappare da chi siamo davvero? A non voler fare i conti con noi stessi? Dice Silvia: a un certo punto non appartenere a niente era straniante e doloroso quanto appartenere a qualcosa che non volevo e non sentivo mio. La cena di classe diventa quindi un’occasione per tornare a sé, per mettere a posto quelle faccende in sospeso, quei pesi che non le permettono di vivere appieno la sua vita.

Non si tratta di dimenticare, d’altronde non è possibile cancellare quella scritta sulla porta dalla sua memoria – Silvia stessa le paragona alle incisioni rupestri della Val Camonica: se sono resistite per così tanti anni, come poteva scomparire quella scritta? Si tratta di depotenziare quell’episodio, non lasciare che continui a bruciare il presente.

Chiunque io voglia diventare, chiunque io sia in quel preciso istante, è qualcosa di afferrabile e nominabile, ora. È qualcosa che è solo mio. Lo stringo tra le mani come un trofeo o un’ascia, qualcosa che mi premia o mi ferisce, il confine è tutto sommato sottile.

Silvia Pelizzari, L’ultima volta che sono stata lei

“L’ultima volta che sono stata io” è più di un romanzo di formazione. Scava nelle crepe dell’anima di ognuno di noi e fa male perché ci mette di fronte a quel dolore che alberga dentro le persone che siamo oggi e a quelle percezioni che sono ingigantite dal nostro filtro. È un libro che mette a nudo il meccanismo con cui interiorizziamo lo sguardo degli altri fino a farlo diventare il nostro. Non dà soluzioni ma vuole spingerci a farci domande.

La voce di Silvia Pelizzari urla al nostro orecchio il bisogno di osservare la nostra memoria da un’altra prospettiva, di affrontare il passato per vivere appieno il presente. Di passarci attraverso per diventare le persone che vogliamo essere.


Titolo: L’ultima volta che sono stata lei
Autrice: Silvia Pelizzari
Editore: Fandango libri, 2025

Genere: Memoir
Pagine: 192
ISBN:  9791256361045

Chiara Massini

Laureata in "Scienze della comunicazione" e in "Editoria e giornalismo" a Verona, è appassionata da sempre di lettura e scrittura. Nel 2019 ha pubblicato la sua tesi di laurea dal titolo “La fanfiction” e successivamente alcuni racconti in antologie. Ha lavorato in biblioteca, si occupa di organizzare eventi e presentazioni di libri, gestisce un gruppo di scrittura online. Sul suo comodino non possono mai mancare almeno 3 libri (di cui uno urban fantasy) e un bicchiere di succo ace.

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