“L’orologiaio”, l’esordio di Stefano Zanola: un thriller teso e convincente che intreccia verità sepolte, morale e vendetta

E così, mentre i motori cominciavano a scaldarsi e la folla si riversava sulle transenne, il tempo tornava a correre. Ma per qualcuno, per l’Orologiaio, non era mai stato fermo.

L’orologiaio – Stefano Zanola

Pubblicato da Marco Serra Tarantola Editore, “L’orologiaio” è il romanzo d’esordio di Stefano Zanola e ha tutto ciò che un thriller contemporaneo dovrebbe avere: tensione, ritmo, atmosfera. Ma anche qualcosa in più: una città che non fa solo da sfondo, ma che respira, pulsa, osserva. Brescia, con le sue strade, le sue piazze e le sue ombre, diventa una presenza viva, quasi un personaggio aggiunto.

Zanola costruisce una storia che si muove su più livelli – quello dell’indagine, della memoria e della morale – intrecciandoli in un crescendo di inquietudine. Il risultato è un noir che non rincorre il colpo di scena fine a sé stesso, ma indaga l’animo umano, le sue crepe, la sottile linea tra giustizia e vendetta.

L’orologiaio commette cinque omicidi, efferati e calcolati, come se ogni vita fosse un ingranaggio da fermare nel momento esatto. Ma più che un assassino, l’orologiaio sembra un demiurgo del tempo: regola, misura, decide. Non agisce per follia, bensì per ristabilire un equilibrio che – nella sua mente – la società ha infranto.

A indagare su di lui c’è l’ispettore Bardi, uomo razionale, ostinato, ancorato a una legge che riconosce e rispetta. Al suo fianco, la squadra investigativa e Pellecchia, il “mastino”, detective in pensione dal fiuto infallibile, figura ruvida ma profondamente umana, che con Bardi condivide il peso del tempo che passa e delle occasioni perdute.

Il loro inseguimento non è solo verso un colpevole, ma verso un senso: cos’è la giustizia? E fino a che punto la legge morale può superare quella scritta?

Come detto, in “L’orologiaio”, Brescia non è semplice cornice: è carne, pietra e suono. Si sente il rumore dei passi sotto i portici, il freddo delle mattine d’inverno, il silenzio che cala sulle vie del centro quando il tempo sembra sospendersi.

Zanola ne parla con rispetto e realismo, ma anche con un tono poetico che sorprende in un thriller. Tra i luoghi che fanno da sfondo ai delitti e alle indagini – da Viale Venezia a Corso Zanardelli, passando per via Crocifissa di Rose e il Castello, fino alle colline che la circondano – si disegna una geografia del tempo: quella di una città che cambia e resiste, dove ogni orologio, ogni torre, ogni rintocco sembra custodire un segreto.

Brescia non era una città che si concedeva facilmente. Non si apriva al primo sguardo, né si lasciava attraversare senza resistere. Era fatta di pietra e nebbia, di strade che sembravano curve nella memoria più che nella geografia, di campane che suonavano per nessuno e per tutti. Nel centro storico, i vicoli intrecciati custodivano storie sussurrate solo al buio. I portici, antichi e logori, lasciavano filtrare ombre più lunghe della luce, come dita che accarezzano il passato. Ogni androne era una soglia, ogni cortile una trappola silenziosa per la mente. I muri delle case avevano orecchie o forse erano solo troppo pieni di silenzi. Perfino le insegne sembravano sbiadite dalla discrezione, dalla volontà di non farsi notare. Brescia viveva sottovoce, come chi sa troppo per parlare ancora.

L’orologiaio – Stefano Zanola

Il cuore del romanzo è il tempo – inteso non solo come misura, ma anche come destino. “Il tempo non guarisce nulla. Il tempo… si vendica” diventa un mantra amaro. Il tempo che scorre, che punisce, che non torna.

La vendetta, invece, è declinata in modo originale: non come furia cieca, ma come ricerca di equilibrio, una risposta alle ingiustizie che il mondo non ha saputo correggere. Così l’orologiaio non è soltanto il male, ma uno specchio deformante in cui tutti – anche Bardi e Pellecchia – si riflettono.

Nel contrasto tra legge giuridica e legge morale, Zanola pone il lettore davanti a una domanda disturbante: chi è davvero innocente quando il tempo presenta il conto?

Lo stile del testo è asciutto, evocativo e musicale. Le frasi brevi, le onomatopee, il ricorrere del suono ticchettio rendono la lettura quasi ipnotica. Ogni parola sembra scelta per evocare il rumore di un orologio che segna il tempo dell’indagine, ma anche quello interiore dei protagonisti.

La scrittura alterna momenti di tensione a riflessioni sospese, restituendo un equilibrio perfetto tra azione e introspezione. Per essere un esordio, è sorprendente la maturità narrativa di Zanola che riesce a unire la precisione dell’ingranaggio alla poesia del dettaglio.

L’orologiaio” è un romanzo che colpisce per l’intensità emotiva e la sua peculiare costruzione. Non solo un’indagine poliziesca, ma un viaggio dentro la percezione del tempo, dentro i limiti della giustizia e dentro le ombre che ogni uomo porta con sé.

Se c’è una cosa che questo caso ci ha insegnato…è che la verità non redime. La verità consuma. Brucia. E lascia dietro solo cenere.

L’orologiaio – Stefano Zanola

L’esordio di Stefano Zanola è un libro per chi ama i thriller che uniscono tensione e introspezione, per coloro che vogliono scoprire Brescia come non l’hanno mai vista (cupa, viva, vibrante), per chi è sensibile al fascino dei personaggi tormentati, in bilico tra giustizia e colpa, e per tutti quelli che credono che il tempo sia il vero giudice di ogni storia.


Titolo: L’orologiaio
Autore: Stefano Zanola
Editore: Marco Serra Tarantola, 2025

Genere: Romanzo, thriller
Pagine: 286
ISBN: 9788867774807

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