“Il domani è un libro aperto”: quasi cento anni di fiera del libro a Brescia, dal ventennio a oggi, nel volume celebrativo di Roberto Chiarini e Elena Pala
Letto e recensito da Candida Bertoli per Brescia si legge
“Librixia – il domani è un libro aperto”, a cura di Roberto Chiarini e Elena Pala, (Compagnia della Stampa, 2024) è un interessante volume che racconta i quasi 100 anni della manifestazione che durante i primi giorni d’autunno muove oggi migliaia di persone incuriosite dagli eventi culturali proposti e dall’esposizione di volumi di ogni genere, allestiti nelle tensostrutture di Piazza Vittoria.
Librixia è oggi una festa dedicata ai lettori, al libro ed al mondo dell’editoria, che dura quasi dieci giorni, con una programmazione che occupa tutta la giornata fino alla sera tardi e che offre proposte pensate per ogni tipologia di persona. Ma com’è nato questo evento così partecipato? Gli autori, entrambi storici conosciuti ed affermati, ne raccontano la storia basandosi su un’accuratissima ricerca archivistica.
Ripercorriamola brevemente insieme, facendo innanzitutto un salto a ritroso nel tempo.
Ogni casa senza un libro è come una spelonca
Siamo nel 1927, quinto anno dell’era fascista, e l’autoritario regime dell’epoca intuisce che anche i libri possono essere strumenti di formazione del consenso, a patto di un occhiuto controllo su quanto viene pubblicato. Ecco che nasce l’idea di una Festa nazionale del libro, con evidenti e dichiarati scopi pedagogici: il libro è considerato un “lavacro di italianità”, e dev’esserlo sotto ogni profilo, nell’animo, nella concezione e nella forma. L’idea di fondo è quella di avvicinare i libri ai lettori, di farli uscire dai negozi e dalle vetrine, intuendo che l’esposizione elegante nelle botteghe del centro può essere motivo d’imbarazzo e trattenere le persone più umili e modeste ad entrare e comperare i volumi desiderati.
La prima Fiera del Libro di Brescia si tiene il 15 maggio 1927 nella corte del palazzo del Broletto ed ha un successo superiore ad ogni aspettativa. Sono presenti le Case editrici bresciane come Apollonio, La Scuola editrice, Morcelliana, Queriniana; altre bancarelle offrono libri a poco prezzo e viene organizzata anche una pesca di libri, per permettere a tutti di poter acquistare qualcosa. Negli anni successivi l’evento, nel cui comitato organizzatore è presente un componente del partito fascista, amplia ulteriormente la sua capacità d’attrazione: vengono organizzate conferenze ed incontri oltre ad un concorso delle migliori vetrine. Le vendite superano i 25.000 libri venduti in una sola giornata, per arrivare a 35.000 nel 1930 e 50.000 nel 1933.
Libro e moschetto
Nonostante le vendite dei libri siano sempre più sostenute ed il pubblico affluisca numeroso, il regime fascista intuisce che gli acquirenti si indirizzano su romanzi e pubblicazioni che poco hanno da spartire con l’indottrinamento del popolo. Nuove istituzioni sono incaricate sia di provvedere alla promozione ed alla diffusione del libro sia di verificarne l’allineamento al clima politico e morale del Paese. La nuova impostazione comporta la chiusura della manifestazione e l’ultima Festa del Libro di carattere nazionale si terrà nel 1937.
La pedagogia totalitaria del regime fascista aveva ormai preso il sopravvento sulle finalità originarie della promozione del libro di undici anni prima.
Elena Pala, Librixia – Il domani è un libro aperto, pag. 70
Il miracolo economico
A fronte di una rinnovata espansione economica, a cui corrisponde una consistente crescita demografica, il secondo Dopoguerra è caratterizzato da un forte analfabetismo. La popolazione della provincia di Brescia ha un livello d’istruzione insoddisfacente, moltissime sono le persone prive di titolo di studio o completamente analfabete. L’obiettivo del Governo è di far fronte a questa drammatica situazione ed allo scopo di risollevare le sorti dell’istruzione viene rilanciata l’idea di organizzare la “Settimana del Libro”.
A Brescia, per sottolineare il cambio di passo, l’evento è ribattezzato “Mostra del Libro”. Le vendite sono buone ma il pubblico generico non partecipa. Per una decina d’anni la manifestazione segnerà un po’ il passo, la famiglia media ha ancora difficoltà economiche e solo con l’inizio degli anni Sessanta si assisterà ad un calo dell’analfabetismo.
Con l’avvio della scuola dell’obbligo, il pubblico dei lettori inizia ad aumentare. Lo slogan degli anni Settanta è “un libro in ogni casa”: gli editori e i venditori partecipano, la Fiera resiste ma i libri, complice la crisi economica del periodo, sono considerati un bene accessorio.
L’anno di svolta è il 1977. Gli organizzatori cercano di reagire puntando a un “nuovo corso (…) fertile di iniziative”, come un “paio di serate dedicate alla cultura, una di analisi di un autore, l’altra su di un libro di successo, un questionario tra espositori e visitatori, (…) momenti di collegamento con il mondo culturale, quali l’animazione teatrale, un’iniziativa per i bambini, incontri con autori e critica.
All’insegna della novità la fiera del libro 1977 – Giornale di Brescia – op. cit. Pag. 105
I problemi sono molteplici: il costo dei libri e, nei decenni a seguire, la sempre maggior diffusione delle televisioni commerciali, la mancanza di sostegno economico da parte dell’amministrazione comunale, fino ad arrivare all’introduzione dei libri elettronici.
Una nuova stagione
A un certo punto finalmente il clima cambia e dal modulo della Fiera si passa a quello del Festival del Libro.
Prende forza l’idea di far riacquistare al libro una centralità, anzi di renderlo il motore propulsivo di un allargamento del circuito dei suoi utilizzatori e al contempo farne il centro di gravità che attrae e valorizza l’intero settore delle risorse e delle istituzioni che operano in campo culturale. L’atto di nascita di questa nuova stagione della storica manifestazione libraria è il 2014. Piazza Vittoria diventa il teatro e il palcoscenico di un evento che si protrae per nove giorni, in cui il libro diventa l’occasione di incontri, di discussioni, di una partecipazione del pubblico sempre più vasta. Comincia la stagione di Librixia.
Roberto Chiarini, Librixia – Il domani è un libro aperto, pag. 135
Il racconto della storia della rassegna libraria bresciana arriva fino ai giorni d’oggi, raccontando il ruolo fondamentale di Confartigianato e del suo Presidente Eugenio Massetti, a cui si affiancano le istituzioni e le numerose realtà economiche locali, nel recente rilancio della manifestazione capace di portare a Brescia anche autori di richiamo nazionale: Michela Murgia, Andrea Vitali, Philippe Daverio, Paolo Crepet, Luca Sofri, Aldo Cazzullo, Massimo Cacciari.
Il volume è corredato da molte immagini sia d’epoca che recenti, e dalla riproduzione dei numerosi manifesti e elementi pubblicitari utilizzati per promuovere la manifestazione. Leggerlo comporta comprendere anche come sia facile strumentalizzare la lettura per scopi demagogici e, nello stesso tempo, quanto sia importante leggere per ampliare orizzonti e conoscenze.

Titolo: Librixia – Il domani è un libro aperto – 1927-2023 dalla Fiera del Libro di Brescia a Librixia
Autore: Roberto Chiarini, Elena Pala
Editore: Compagnia della Stampa, 2024
Genere: Saggio
Pagine: 180
ISBN: 9788884869715
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