“L’incanto del Lago Lucone”: un romanzo con ambientazione preistorica per riscoprire un patrimonio dell’Umanità che viene da molto lontano
Letto e recensito da Candida Bertoli per Brescia si legge
“L’incanto del Lago Lucone” (Liberedizioni, 2025) è un romanzo breve ambientato nel sito palafitticolo che venne abitato nel corso dell’età del bronzo, approssimativamente dal 2034 a.C. fino al 1967 a.C., e che si trova in prossimità del Comune di Polpenazze, sul Lago di Garda.
L’autore, Bruno Garzoni, narra una vicenda avvenuta per l’appunto in località Lucone, basandosi sulle evidenze storiche testimoniate dai ritrovamenti in loco: chi visita il sito si trova infatti dinnanzi dei resti di palafitte combusti da un incendio, scenario del romanzo.
Un sito archeologico che, conosciuto già nell’Ottocento, è oggetto di studio e scavi da circa sessant’anni e nel corso del tempo ha restituito frammenti di tessuto di lino, semi, ceramiche, strumenti di legno e di metallo. Si tratta di un luogo di straordinaria ricchezza, che nel 2011 è stato inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità, all’interno della candidatura seriale “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino”.
Il periodo preso in esame è contraddistinto da alcune peculiarità quali l’abitazione nelle palafitte, la metallurgia, con la creazione di oggetti realizzati in bronzo mediante la fusione di rame e stagno, e da un’economia basata su agricoltura, allevamento e raccolta.
Una vicenda d’amore e di potere
I personaggi principali sono due giovani cugini. Unes, figlio di Urul, è saggio e riflessivo, al contrario di Ardak, figlio di Nordak, prepotente ed arrogante. Intorno a loro si muovono numerose altre figure, gli abitanti dei vari villaggi che costellano la località, e che si trovano a parteggiare per la supremazia dell’uno o dell’altro. Le donne sono rappresentate come depositarie di saggezza e di memoria, capaci di filare, realizzare suppellettili per la casa, individuare le erbe officinali utili per medicare le ferite, ma soprattutto di farsi ascoltare in una società patriarcale.
Il racconto inizia con la disputa tra i due cugini, entrambi desiderosi di vedersi riconoscere l’ambito titolo di cacciatore: da quel momento inizia una lotta tra di loro, che li porterà a scontrarsi tanto per ottenere l’amore di Edel, una fiera ragazza rimasta tragicamente orfana, quanto la posizione di capotribù.
La saggezza atavica è rappresentata da Lukon, una figura carismatica che racchiude in sé conoscenza e preveggenza.
Gli abitanti del villaggio iniziarono a lasciare, seppur di malavoglia, il largo spiazzo dedicato alla tradizionale festa del Risveglio che avrebbe dovuto concludersi come sempre con la designazione del vincitore della gara delle lance, tra la grande emozione di molti nuclei famigliari. Ogni volta, le famiglie si stringevano intorno all’enorme fuoco acceso per salutare in allegria la fine del lungo periodo dominato dal Freddo, salutare l’arrivo della bella stagione e acclamare il nuovo cacciatore, subito dimentiche dell’antagonismo creato dalla competizione. Tutti insieme avrebbero cantato e ballato fino al mattino.
Bruno Garzoni – ivi – pag. 9

L’autore, come dicevamo, dà spazio e rilevanza alle testimonianze archeologiche ritrovate nel sito del Lucone, quali la piroga – il cui calco è attualmente custodito nel Museo Archeologico della Valle Sabbia con sede a Gavardo – e i resti delle abitazioni.
Quella narrata da Garzoni, in sintesi, è una storia che si snoda in un’epoca antica, circa 4000 anni fa, e che ci racconta da dove e da chi veniamo, generazione dopo generazione.

Titolo: L’incanto del Lago Lucone
Autore: Bruno Garzoni
Editore: Liberedizioni, 2025
Genere: romanzo breve
Pagine: 149
ISBN: 9791255520993
Incontrarci non è stato facile, ora non perdiamoci di vista! Iscriviti alla nostra newsletter per essere aggiornato su ciò che accade sulla “scena letteraria bresciana”.


