Un secolo di umanità e di coraggio nella saga familiare del gardesano Bruno Garzoni

  Recensione di Francesca Scotti per Brescia si legge

Come può uno spirito gentile resistere alla crudezza del mondo? Ed è possibile per un’anima mantenersi pura e semplice anche dopo aver ricevuto il colpo di frusta di un destino avverso, una volta provati i morsi della solitudine e dell’angoscia?

Lo dovremmo chiedere a Pietro, Francesco e Giulio. Loro sanno cosa vuol dire continuare a camminare pure quando il sentiero sembra non portare più da nessuna parte, quando ogni luce si è spenta e il cuore è un macigno di piombo incassato nel petto. Le strade tortuose che si ritrovano a percorrere, i loro patimenti e le loro grandi aspirazioni e rivincite sono al centro del romanzo “Stella del Rio” (LiberEdizioni, 2020 – acquista qui) dello scrittore e poeta Bruno Garzoni.

Ambientata tra il 1843 e il 1949, l’opera racconta, attraverso il vissuto di tre protagonisti maschili appartenenti ciascuno a una generazione diversa, le gioie e i dolori di un’umile famiglia bresciana le cui origini risalgono alla Stella del Rio, una cascina immersa nelle campagne tra Volciano e Salò. Pagina dopo pagina, ci ritroviamo coinvolti in una vicenda appassionante, dolce e dura insieme, e raccontata con un linguaggio sobrio, pulito ed essenziale come il pane e l’acqua. Una saga familiare che intreccia vite di gente comune a grandi eventi e vicissitudini che costellano un secolo di storia italiana: il Risorgimento, il terremoto di Salò del 1901 e la seconda guerra mondiale.

(Attenzione: la seguente recensione contiene lievi spoiler)

Pietro: un amore contrastato sullo sfondo delle guerre risorgimentali

[…] Nella silenziosa piazzetta dedicata a sant’Antonio, c’era Pietro, sudato e ancora ansante per la lunga corsa, incurante dell’ora ormai tarda, che gridava: «Sono diventato ricco, signor Maestro. Il più ricco di Salò, di Volciano, di Brescia. Il più ricco di tutto il mondo. Mi hanno appena regalato un sogno!»

Bruno Garzoni, “Stella del Rio”, p. 50

Pietro è un giovane assennato e taciturno che, rimasto orfano di entrambi i genitori, viene cresciuto dal nonno alla cascina Stella del Rio. Le sue giornate, rigate dal sudore del lavoro nei campi, sono al contempo scandite da una sete di conoscenza che lo porta, appena riposta la vanga, a tuffarsi nei libri di scuola. C’è infatti un sogno a tenerlo sveglio la notte: desidera ardentemente studiare e apprendere. Sa che la cultura lo renderà libero, anche se dovesse restare per tutta la vita un contadino legato a un padrone.

Ben presto, alla sua dedizione allo studio si accompagna un’altra passione, più rovente e incontrollabile: l’amore corrisposto per la bella Adele, figlia del conte Fracagni di Renzano. Un sentimento che pare destinato a non coronarsi mai, poiché fermamente osteggiato dal conte a causa dell’estrazione contadina di Pietro.

I tenaci Pietro e Adele non si arrendono e fanno di tutto per poter stare insieme. La loro contrastata storia d’amore si snoda sullo sfondo delle guerre risorgimentali per l’Unità d’Italia, che porta entrambi a sperimentare il lato più cruento dell’esistenza. La purezza e la costanza del loro amore verranno infine premiate, ma i due si ritroveranno a fare i conti con un destino amaro che, a quanto pare, non intende schierarsi dalla loro parte.

Francesco: dall’Argentina al terremoto di Salò del 1901

Credeva con fermezza di avere qualcosa da offrire al mondo. Forse non si sarebbe arricchito: ma che gli importava? Quella era la strada scelta dal papà, ma Francesco non voleva vivere per guadagnare denaro a tutti i costi. La sua ricchezza era la fantasia, ed era certo che si sarebbe mantenuto con la scrittura.

Bruno Garzoni, “Stella del Rio”, p. 124

Osservare, cogliere, scrivere; scrivere per comprendere e per condividere. Francesco, nipote di Pietro, conosce il valore delle parole e della vita ed è con un tale tesoro interiore che, nel fiore della giovinezza e sorretto da un animo sensibile, calca i sentieri del mondo. La sua storia ci viene narrata a partire dal 1901, quando un piroscafo lo porta in Italia dopo un lungo e sventurato viaggio. Della sua famiglia di emigrati in Argentina, è rimasto soltanto lui. Il suo spirito intraprendente, però, non è fatto per arrendersi.

Riuscirà a riavere la Stella del Rio, che risulta esser stata ceduta a un’altra famiglia? E troverà mai il vero amore, quel sentimento sincero e totalizzante a cui aspira? Lucia, Virginia, Silvia, Agostina: sono quattro le giovani donne fra le quali si ritrova a dover scegliere, incespicando in non pochi dubbi e ripensamenti.

Alla maturazione personale, professionale e sentimentale di Francesco fa da sfondo un’Italia in continuo mutamento, nonché il terremoto con epicentro a Salò che il 30 ottobre 1901 miete due vittime e danneggia gravemente abitazioni e strutture sia nella cittadina gardesana che nel circondario.

Giulio e l’odissea di un paese oppresso dal nazifascismo

«Il tratto di strada che rimaneva da percorrere dopo la sosta nella fattoria delle galline mi sembrò davvero poco più lungo di una passeggiata, anche se mancavano oltre centocinquanta chilometri. Dopo essere riuscito a riposare e aver mangiato a sazietà, avevo recuperato le forze, quindi ripresi con alacrità verso la meta che sentivo ormai prossima. Camminavo leggero, nel tepore della primavera inoltrata, tutto sbocciava intorno a me, tutto tornava alla vita. […]»

Guardò gli amici seduti davanti a lui e chiese: «Avete mai pensato a come noi esseri umani ci ostiniamo a vivere nonostante tutto? Come gli alberi, che sopportano tutte le intemperie, ma resistono e rimangono lì, pronti a fiorire e dar frutti a ogni nuova stagione, sempre più belli, sempre più forti.»

Bruno Garzoni, “Stella del Rio”, p. 279

1949. Giulio, nipote di Francesco, ha appena battezzato il primogenito. Di fronte a una tavolata di parenti, amici e conoscenti, racconta per la prima volta la sua esperienza di reduce della seconda guerra mondiale. Fuggito nel ’43 da un campo per prigionieri alleato in Sicilia, ha viaggiato clandestinamente di regione in regione per ritornare a Villanuova, dalla cara mamma e da Evelina, l’amica d’infanzia che adesso è sua moglie.

La sua odissea è la metafora di tutto un paese stretto nella morsa della guerra, dell’occupazione nazista, della violenza fascista, della paura, della fame e della morte. Gli offriranno riparo cascine, casupole e fienili.

Lo aiuteranno donne, contadini, fanciulle e personaggi grotteschi e stralunati, ma comunque infinitamente umani e rappresentativi della vita nella sua complessità, nelle sue miserie e nella sua grandezza.

Il tributo di un autore bresciano alla propria terra

La piccola frazione di Agneto, Salò con il suo duomo e l’azzurro abbraccio del lago di Garda, Renzano e Villanuova dai campi dorati: sono questi i luoghi in cui si svolge principalmente il romanzo, nonché quelli nominati con più calore e tenerezza. I luoghi dell’origine e del ritorno, di attese e di partenze, di incontri e di addii, di gioie insopprimibili e di cocenti dolori; sempre e per sempre i luoghi di casa.

E la Stella del Rio, un’abitazione così umile eppure così immensa nel significato che irradia, è il simbolo della casa per eccellenza, di un porto sicuro in cui possiamo ritrovare noi stessi, ricominciare da capo ed essere felici. Ripetutamente perduta e ritrovata fra le pagine del romanzo, la cascina si riconferma di capitolo in capitolo come il nucleo nevralgico di affetti e di speranze. Cambia di proprietà, è ricostruita, abbandonata e poi di nuovo rinnovata: emblematizza la resistenza alla vita dei protagonisti, la loro prodigiosa capacità di ripartenza.

La geografia bresciana di “Stella del Rio” racchiude tutti i luoghi amati dall’autore Bruno Garzoni, nato a pochi chilometri dal lago di Garda e attualmente residente a Salò. Professionista nel settore economico-fiscale, Garzoni ha nutrito e coltivato sin da ragazzo una forte e sincera passione per la narrativa e per la poesia. Negli ultimi anni, ha deciso di rallentare il ritmo lavorativo per ricavarsi del tempo da dedicare alla sua attività di scrittore. Oltre a “Stella del Rio”, per LiberEdizioni ha pubblicato anche il racconto “Wer bist Du?” (Dal tedesco: “Chi sei?”) e la raccolta di poesie “In fondo, anche ieri ho avuto un domani”.

Il suo “Stella del Rio” è un libro che ci ricorda quanto sia immensa la dignità di ogni vita umana. Sentimenti assoluti e valori autentici fanno da guida a noi lettori nel corso della narrazione, mettendo in luce la capacità delle persone di rispondere al dolore con integrità e con coraggio, di costruire relazioni vere e di lavorare strenuamente per realizzare se stesse e i propri sogni, contribuendo così a rendere il mondo un posto più ospitale, lieto e abitabile.


Titolo: Stella del Rio
Autore: Bruno Garzoni
Editore: LiberEdizioni, 2020

Genere: Romanzo, saga familiare
Pagine: 296
ISBN: 9788885524880

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Francesca Scotti

Classe 1991. Cresciuta in Franciacorta, vive a Brescia, sua città natale. Ha studiato letteratura inglese e tedesca, laureandosi con una tesi sui rapporti fra la cultura tedesca e il nazionalsocialismo. Legge e scrive per vivere. È autrice della silloge di racconti “La memoria della cenere” (Morellini, 2016) e dei romanzi “Figli della Lupa” (Edikit, 2018) e “Vento porpora” (Edikit, 2020). Anima folk-rock alla perenne ricerca di storie della resistenza bresciana, si trova maggiormente a suo agio tra le parole dei libri e sui sentieri di montagna.

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