Con “La ragazza di Gladio” Paolo Biondani racconta la verità dietro alle stragi e al terrorismo che hanno segnato l’Italia tra gli anni ’70 e i ’90 del secolo scorso
Letto e recensito da Chiara Massini per Brescia si legge
C’è un filo che attraversa la storia italiana degli ultimi cinquant’anni, un filo dal doppio colore: rosso, come il sangue innocente che è stato versato, e nero, come la ferocia e la violenza che sono state protagoniste di azioni disumane e terribili. È un filo che ancora oggi ci lega a quegli anni, che non si è mai spezzato, nonostante i numerosi tentativi di nascondere la verità e che, sottile ma robusto, ci racconta di un’Italia spaventosa, che non avremmo mai voluto conoscere, noi che all’estero ci vantiamo del detto “Italiani brava gente”. È un filo che, ingarbugliato, ci viene consegnato nelle mani e ci invita a una riflessione “come posso rispondere a quella violenza che ancora, né mai, troverà pace?”.
A districare quel filo, cercando di ricostruire anche per i non addetti ai lavori ciò che è accaduto tra il 1969 e il 1993 nel nostro Paese, ci prova il giornalista d’inchiesta de “L’Espresso” Paolo Biondani nel saggio “La ragazza di Gladio e altre storie nere. La trama nascosta di tutte le stragi” (FuoriScena, 2024), con la prefazione di Benedetta Tobagi. Un libro che ha un chiaro intento: raccontare “solo fatti certi, documentati e comprovati da sentenze inoppugnabili” che i cittadini e le cittadine hanno il diritto di conoscere.
Fatti certi e incontestabili (non solo legati a Piazza della Loggia)
Ci sono date cardine nella nostra storia che si celebrano ogni anno, come il 12 dicembre 1969, il 28 maggio 1974 o il 2 agosto del 1980. Una data è però spesso una scatola vuota, privata del suo significato. Perché non ci ricordiamo che dietro a quei numeri si nascondono le vite di persone che il terrorismo nero ha spazzato via. Madri, padri, figli, sorelle che hanno perso la vita in maniera disumana, per mano della strategia della tensione di chi credeva di poter disporre degli altri, che viveva come un incubo le nuove libertà civili e la ventata di rinnovamento che si respirava nell’aria.
Il libro di Paolo Biondani racconta ai lettori e alle lettrici, soprattutto ai più giovani, un’epoca di terrorismo nero, di depistaggi più o meno conclamati, di bombe di mafia e di servizi segreti che hanno remato contro lo stesso Stato che avrebbero dovuto servire. E lo fa attraverso una trama avvincente, che potrebbe passare per un romanzo thriller o storico, anche se purtroppo non è così. Non c’è finzione, ogni cosa è accaduta e soprattutto non tanto in là nel tempo. C’erano i nostri genitori, c’erano i luoghi in cui noi oggi camminiamo e ridiamo.
Avremmo potuto esserci noi in Piazza della Loggia quel maggio piovoso a protestare pacificamente contro la violenza, come vediamo fare ancora oggi alle tante persone che animano i cortei in moltissime città italiane. Avremmo potuto esserci noi a Bologna, in quell’afoso agosto di 45 anni fa, sereni per l’inizio delle ferie e pregustando le meritate vacanze; o su quel treno che ci avrebbe portato dalla nostra famiglia per Natale. Biondani vuole dimostrare che i fatti, i personaggi dietro le stragi non sono così segreti. C’è una verità storica e giudiziaria che racconta in queste pagine, partendo proprio dalla strage più vicina a noi.
La testimonianza della ragazza di Gladio
Sulla copertina del diario e in due quaderni di scuola, prima del suo nome e cognome, la ragazza ha messo in evidenzia la propria identità politica, «camerata».
La ragazza di Gladio, Paolo Biondani
Quella di Piazza della Loggia è una ferita che ancora sanguina e non smetterà mai di fare male. Oggi alcuni dei responsabili hanno un nome e un cognome, ma il processo non si è ancora concluso. E tra le carte dell’inchiesta emerge il nome di una donna che è stata protagonista di quegli anni, molto vicina agli stragisti, presente nei momenti cruciali e che per anni non ha parlato, spinta anche dalla paura che ancora oggi le rimane appiccicata addosso. È la ragazza di Gladio, il cui nome non viene riportato, ma la cui testimonianza si è rivelata fondamentale perché i segreti che ha custodito in questi cinquant’anni hanno aperto nuovi scenari.
Raccogliendo le sue parole e seguendo la scia delle stragi degli anni ‘70 compiute da Ordine Nuovo, organizzazione terroristica di estrema destra, Biondani ci racconta di organizzazioni paramilitari, depositi segreti di armi e dei legami con la NATO durante la Guerra Fredda. E si spinge fino agli anni ’90, quando, in una sorta di funesto passaggio del testimone, si sono verificate le stragi di stampo mafioso. Perché la trama è complessa ma alla base c’è la stessa strategia, quella della tensione.
Un libro denso e accurato
“La ragazza di Gladio” è un libro denso di fatti, personaggi, numeri narrati con chiarezza e precisione da diverse prospettive, quando si è cercato per anni di occultare la verità o renderne più difficile la ricerca, anche per colpa di una struttura che manovrava e copriva i terroristi: ingiustizie che provocano tutt’oggi rabbia e una storia con cui dobbiamo ancora fare i conti.
Un’opera scritta in memoria delle vittime di Brescia e dedicata ai familiari delle vittime di tutte le stragi, che vuole essere anche un omaggio agli onesti servitori dello Stato che spesso hanno dato la propria vita in nome di un profondo senso di giustizia.
È un testo che, anche alla luce dei recenti fatti di cronaca, ci spinge a chiederci quanto del passato continui a risuonare nel presente. Il filo che lega le stragi del nostro Paese e che è giunto fino a noi ci viene ora affidato con il compito di continuare a raccontarlo, perché il peggior crimine che possiamo commettere è lasciare che la nostra diventi una nazione senza memoria.

Titolo: La ragazza di Gladio e altre storie nere
Autore: Paolo Biondani
Editore: FuoriScena, 2024
Genere: saggio
Pagine: 299
ISBN: 9791222500119
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