La figura di Arnaldo da Brescia nel capolavoro del grande medievalista Arsenio Frugoni

Recensione a cura di Francesca Cocchi per Brescia si legge

Anche se il nome di Arnaldo da Brescia è molto diffuso nella toponomastica italiana, in pochi conoscono la storia di questo innovativo riformatore che agli inizi del XII secolo si distinse per le sue predicazioni contro la corruzione ed il potere temporale della Chiesa.

Arsenio Frugoni (1914-1970), uno dei massimi medievalisti del secolo scorso, dedicò parte delle sue ricerche a questa emblematica figura. Nel saggioArnaldo da Brescia nelle fonti del secolo XII, pubblicato originariamente nel 1954 e recentemente ripubblicato sempre da Il Mulino (acquista qui), il celebre storico bresciano analizzò in particolare le testimonianze storico-letterarie del XII secolo, ovvero quelle cronologicamente più vicine ad Arnaldo e presumibilmente più attendibili, al fine di restituire un ritratto quanto più preciso possibile del predicatore.

Anche se prima di essere condannato a morte Arnaldo da Brescia predicò molto, nulla di quello che lui scrisse si è conservato fino ai giorni nostri. Tutto ciò che possediamo è un insieme di documenti storici e opere letterarie in cui compaiono riferimenti più o meno espliciti al predicatore bresciano. Anche per questo, quello di Frugoni è un testo fondamentale per due motivi: per ciò che svela riguardo alla figura dell’Arnaldo storico, ma anche per l’approccio metodologico.

Quello che sappiamo su Arnaldo da Brescia

Arnaldo (1090-1155) iniziò a Brescia, sua città natale, una violenta propaganda contro il potere temporale della Chiesa e contro la simonia che dilagava tra il clero. Le sue predicazioni, giudicate eretiche dagli ambienti ecclesiastici, lo costrinsero a continui spostamenti: allontanato da Brescia, seguì in Francia l’amico e maestro Abelardo, prima di essere costretto a cercare rifugio in Svizzera e in seguito in Germania.

Rientrato in Italia, Arnaldo si recò a Roma dove ricoprì un ruolo centrale nel movimento autonomistico comunale che traduceva sul piano politico la sua visione religiosa di rifiuto del potere temporale del papato. Per queste sue posizioni nel 1148 Arnaldo fu scomunicato, ma poiché godeva del sostegno popolare a Roma non fu mai perseguitato.

La fine dell’esperienza comunale a Roma intorno al 1155 e il venir meno dell’appoggio della plebs romana coincisero con la condanna a morte di Arnaldo da parte del Papa Adriano IV. Arnaldo fu impiccato e alcune fonti affermano che i suoi resti furono bruciati e poi gettati nel Tevere, in un vero e proprio martirio che aveva lo scopo di impedire il culto dei resti di un predicatore considerato eretico e troppo innovativo per i suoi tempi.

Il metodo di Arsenio Frugoni

[…] per ricostruire la storia di Arnaldo io non conosco altra strada da quella che, pazientemente, qui si percorre: le fonti, una per una, così come sono state scritte, non complementari certo l’una dell’altra, e badando a ricondurre l’impegno di ogni testimone per Arnaldo nel circolo di tutti i suoi impegni.

Arsenio Frugoni, “Arnaldo da Brescia nelle fonti del secolo XII

Con queste parole tratte dalla prefazione del saggio, Frugoni rivolge una velata accusa agli studiosi che lo avevano preceduto e che avevano restituito un ritratto parziale e incorretto di Arnaldo da Brescia e della sua storia. Prima di Frugoni, infatti, gli storici si erano serviti del metodo filologico-combinatorio attraverso il quale avevano cercato di sovrapporre tra loro le diverse fonti per far combaciare le informazioni trasmesse, ora eliminando quanto appariva superfluo, ora colmando lacune con eccessive ipotesi integrative.

Il metodo adottato da Frugoni, come lui stesso esplicita più volte nelle pagine del saggio, abbandona invece ogni velleità combinatoria e si fonda su una rigorosa analisi delle singole fonti che parlano di Arnaldo da Brescia per metterne in risalto le differenze e le coincidenze, senza però alcuna pretesa di farne una sintesi. Frugoni dedica a ogni fonte, o gruppo di fonti, capitoli distinti nei quali fornisce una breve descrizione del testimone e della vita del suo autore, se noto, al fine di chiarire la loro posizione verso Arnaldo e il suo pensiero.

Ma noi, come è del resto l’impostazione di tutta la nostra ricerca, non ci accontentiamo di un confronto di cose testimoniate, ma vogliamo capire dal di dentro il significato della testimonianza stessa […].

Arsenio Frugoni, “Arnaldo da Brescia nelle fonti del secolo XII

Frugoni apre la sua ricerca con lo studio della fonte cronologicamente e geograficamente più vicina ad Arnaldo, gli Annales Brixienses, un testo nel quale però non viene mai esplicitamente fatto il nome del predicatore bresciano.

Più interessante e dettagliata è l’analisi dei tre principali testimoni, Bernardo di Clairvaux, Ottone di Frisinga e Giovanni di Salisbury, i cui capitoli rappresentano il nucleo centrale del saggio.

Bernardo di Clairvaux, teologo francese, con un atteggiamento di aperta polemica descrive Arnaldo come un avversario, uno scismatico da isolare per il bene della Chiesa. Ottone di Frisinga, vescovo e storico tedesco, invece, analizza la figura di Arnaldo dal punto di vista politico, dando un risalto apparentemente eccessivo all’esperienza romana, anche se nel descriverne la morte denuncia che Arnaldo fu condannato non per le sue idee politiche, ma in quanto martire di una riforma religiosa. Infine, Giovanni di Salisbury, filosofo e vescovo inglese per il quale Frugoni mostra una certa predilezione, appare come un testimone equilibrato in grado di fornire un ritratto di Arnaldo “ricco di nuovi dati, di precisazioni, sereno, senza deformazioni polemiche”.

Frugoni ha il pregio di non limitarsi ad analizzare solo questi testimoni di spessore, in quanto dà risalto anche a fonti minori, mostrando come anche esse siano in grado di fornire notizie non secondarie per la ricostruzione della figura di Arnaldo. Ne sono un chiaro esempio l’Anonimo Lombardo e il Ligurinus,che attestano la vitalità dell’insegnamento di Arnaldo anche dopo la sua morte, soprattutto nell’Italia centro-settentrionale; la lettura delle opere di Bosone, di Gerhoh di Reichersberg e degli annalisti consente invece di raccogliere utili informazioni riguardo al contesto in cui si colloca la condanna a morte di Arnaldo.

Il saggio si conclude con un capitolo dedicato a Buonaccorso, autore di una Manifestatio heresis Catarorum che permette di ripercorrere alcuni motivi alla base dell’arnaldismo, visto da Frugoni come la vera e propria biografia del predicatore in quanto “ripeteva, si può dire, la storia individuale di Arnaldo”.

L’attualità dell’opera di Frugoni

Nelle pagine di questo saggio, Frugoni adotta un linguaggio tecnico e preciso, proprio della ricerca storica, ma non manca di coinvolgere il lettore rivolgendosi direttamente a lui ora per includerlo nell’indagine dei testimoni nel ruolo di biografo di Arnaldo, ora per creare una certa suspence nella condivisione dei risultati dell’analisi

Arnaldo da Brescia nelle fonti del secolo XII è stato pubblicato per la prima volta nel 1954, imponendosi subito come un’opera innovativa – come lo fu a suo modo il pensiero di Arnaldo nel XII secolo – in quanto capace di fornire un ritratto di Arnaldo da Brescia completamente diverso rispetto a quello studiato fino allora dai medievalisti, grazie a un metodo di ricerca volto a dare il giusto valore alle singole fonti.

La nuova edizione del 2021 a cura de Il Mulino all’interno della “Collezione di Testi e di Studi” si presenta come una scelta editoriale che non solo testimonia l’ancora vivo interesse verso una figura storica complessa come Arnaldo da Brescia, ma che dà altresì risalto all’approccio metodologico adottato da Frugoni nella sua indagine che, ancora oggi, risulta fortemente attuale.


Titolo: Arnaldo da Brescia nelle fonti del secolo XII
Autore: Arsenio Frugoni
Editore: Il Mulino, 2021 (nuova edizione – edizione originale 1954)

Genere: Saggio
Pagine: 256
Isbn:  9788815292681

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Francesca Cocchi

Nata nel 1996 è cresciuta in Valle Camonica e ha studiato tra Padova e il Belgio; dopo la laurea magistrale in lettere classiche, si stabilisce a Brescia. Filologa di formazione, predilige da sempre i grandi classici, ma non si lascia intimorire dagli autori contemporanei. Di carattere introverso, si trova a suo agio tra i libri e al tavolo di un buon ristorante.

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