“Il teatro dialettale di Egidio Bonomi”, opere che attraverso l’idioma bresciano raccontano la città e l’anima universale della gente comune
Letto e recensito da Silvia Lorenzini per Brescia si legge
La circostanza del mio coinvolgimento come autore dialettale è curiosa: al “Giornale di Brescia”, dov’ero redattore, andavano in pensione anticipata due tipografi che lasciavano il posto ad altrettanti giovani subentranti. […] L’occasione dei due pensionati mi aveva stimolato una poesiola in dialetto che era piaciuta ed era stata riprodotta su cartoncini, uno dei quali finito incastrato nella cornice di un quadro dietro la mia scrivania in redazione. […] Gianni Boninsegna, una sera aveva notato il cartoncino e da quel momento non sono stato più in pace: «Tu mi devi scrivere una commedia in dialetto…» insisteva e ad ogni mio rifiuto rincarava la dose. Finché gli cedetti con un «ni».
Egidio Bonomi, Il teatro dialettale di Egidio Bonomi, pag. 8
Molte cose iniziano spesso per circostanze casuali. Nel 1979 Egidio Bonomi, allora redattore del Giornale di Brescia, scrive una poesia in dialetto per salutare due colleghi in pensione. Il componimento finisce affisso dietro la sua scrivania, dove lo nota Gianni Boninsegna (regista, attore, presidente dell’Anffas, in seguito sindaco di Brescia), che lo sprona a scrivere una commedia. Questo episodio, apparentemente banale, induce Bonomi a sviluppare quello che inizialmente era solo un esperimento di scrittura, lasciando spazio a uno scoppio di creatività. Da qui nascono tre commedie in tre anni, che rappresentano solo l’inizio di una lunga attività teatrale destinata a protrarsi per quarant’anni. Le diciassette commedie di Bonomi, di cui quattordici scritte in dialetto bresciano, sono ora raccolte nel corposo volume Il teatro dialettale di Egidio Bonomi (Compagnia della Stampa, 2024), a disposizione delle compagnie teatrali che nel tempo hanno dimostrato di apprezzarne i testi, portandoli in scena con successo, e di tutti gli appassionati di teatro, e in particolare di teatro dialettale.
Il volume, accompagnato da un’introduzione di Marco Bertoldi, critico teatrale del Giornale di Brescia, si apre con la riproduzione anastatica delle prime tre commedie di Bonomi, pubblicate all’epoca da Edizioni del Moretto. Si tratta di Ciàpa ‘l tram Balùrda (1979), Piö dè sa chè dè là (1980) e La Comédia (Paradíss – Purgatöre – Enferen) (1981): opere che rivelano fin da subito il felice estro creativo di Bonomi, capace di fondere l’attenta osservazione della realtà quotidiana con una originale rilettura di grandi modelli letterari del passato.
Il dialetto bresciano: una lingua “barbarissima” ma incisiva
Dante Alighieri non fu tenero nel giudicare il dialetto bresciano, da lui definito “barbarissimo” (De Vulgari Eloquentia, I, XIV, 5). Il sommo poeta, abituato alla dolcezza del fiorentino, arrivò con un giudizio tranchant ad affermare che il dialetto bresciano è «…talmente irsuto ed ispido per vocaboli ed accenti, che per la sua rude asprezza non solo snatura la donna che lo parli, ma dubiteresti che sia femmina».
Impossibile sapere se Dante colse, oltre alla cacofonia, anche la forza espressiva e l’incisività di questo idioma. Nella sua ruvidezza ed essenzialità, il dialetto bresciano custodisce buona parte dell’identità culturale di una terra, documentandone le vicende storiche attraverso lessico e strutture grammaticali. Come scrive Bonomi nella prefazione: “Il dialetto è la storia in suoni di una gens, di una comunità, e la sua perdita sarebbe un’imperdonabile caduta culturale” (pag. 9).
La bellezza del quotidiano e il racconto di una città
La prima, ma non unica, fonte d’ispirazione per le commedie di Bonomi è Brescia. Ciàpa ‘l tram Balùrda è costituita da una serie di gustose scenette di vita quotidiana, osservate e commentate con ironia dai Macc de le ure, rivolgendosi direttamente al pubblico. La commedia è interamente scritta in distici a rima baciata, che producono un piacevole effetto di cantilena.
Si tratta di scene della Brescia di un tempo: il tram che arriva a Porta Trento, il giornalaio strillone che urla i titoli principali. Il sorriso che nasce sulle labbra degli spettatori è sempre accompagnato dalla riflessione su situazioni e su temi ora attuali ora eterni: le difficoltà della povera gente, le barriere sociali, la perdita dei valori, la giustizia, l’amore. Lo sguardo, da poeta e da giornalista, resta sempre partecipe e critico, senza mai perdere quella leggerezza pensosa (che fa spazio talora anche a un tocco di sentimentalismo) sia quando inscena vivaci bozzetti della vita del Carmine, sia quando ci induce a interrogarci sul senso delle nostre azioni quotidiane.
Piö dè sa chè dè là (1980) mette in scena, fin da subito, l’interesse di Bonomi per le dinamiche familiari: relazioni complesse di amore, odio e interesse che muovono l’agire umano.
Originale è anche La Comédia, scritta in dialetto, dove il protagonista Bressanél, bresciano di Brescia, attraversa i regni ultramondani con una missione speciale: “sicome ‘n dè la cità dè S. Faüstì è Gioeta i ghè crèt poc al Paradìss, al Pörgatöre è a l’Inferen, i mà mandàt ché a l’alter mond per ön contròl”.
Comicità di parola e maschere dell’anima
Le commedie successive rimangono fedeli all’ispirazione poetica originaria dell’autore, aprendosi però a nuove suggestioni e alla sperimentazione di forme diverse. Si veda, ad esempio, Baccanale nella Roma imperiale dove Bonomi mette in scena un divertentissimo giallo in tre atti. I tempi cambiano, e Bonomi sa raccontare il mondo che evolve e le sue nuove istanze (Due single e una colf, El celulare). È un teatro radicato nella tradizione, ma attento al presente: nei suoi intrecci si scorge la lezione della commedia classica, il gusto per le “maschere” e per il travestimento.
Le commedie di Bonomi non mancano di colpi di scena e ribaltamenti inaspettati, ma si fondano soprattutto sui personaggi, realistici e allo stesso tempo simpaticamente caricaturali. Il cuore della comicità di Bonomi, tuttavia, risiede nel linguaggio: giochi di parole, bisticci, boutade, iperboli, paradossi e doppi sensi contribuiscono a creare un ritmo brillante e coinvolgente.
In questo contesto, il dialetto diventa lo strumento espressivo ideale per raccontare il mondo di Brescia e restituirne identità e cultura. Anche nelle commedie scritte in italiano, compare l’uso di altri dialetti – seppure con una certa coloritura folklorica – a testimonianza di una sensibilità sempre attenta al linguaggio popolare.
Un teatro, quello di Bonomi, che tocca temi profondi con delicatezza, sempre con un sorriso e mai con giudizio. Un teatro popolare nel senso più alto del termine: accessibile, profondo, umano.

Titolo: Il teatro dialettale di Egidio Bonomi
Autore: Egidio Bonomi
Editore: Compagnia della Stampa, 2024
Genere: teatro
Pagine: 720
ISBN: 978-88-8486-956-2
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