“Il primo incontro. Lettere scritte e non scritte”: dodici lettere di Cesare Trebeschi per riflettere sui valori fondamentali dell’umanità
Letto e recensito da Laura Calonghi per Brescia si legge
L’uomo ha una grande tendenza ad addormentarsi sul molle guanciale del presente; non vede più lontano del proprio agio attuale, dell’interesse: l’infinito non lo tormenta e la grandezza gli dà le vertigini; preso dalle più o meno piccole cose quotidiane, dal metodico mediocre sistema di vita, s’intruppa nel gregge dell’opinione pubblica e diviene un mammifero invertebrato il cui codice sono i più banali, anche se più ammirati, luoghi comuni.
Il primo incontro – Cesare Trebeschi – pp. 121-122
Un viaggio nella sfera intima della famiglia Trebeschi e di Cesare, già sindaco di Brescia e personalità molto influente in ambito politico e culturale nel secondo Novecento, attraverso dodici lettere significative (otto delle quali destinate ai suoi cari) che la famiglia ha deciso di condividere.
“Il primo incontro. Lettere scritte e non scritte” di Cesare Trebeschi è una raccolta di scritti privati pubblicato dalla casa editrice Morcelliana nel dicembre 2024 (in una nuova edizione ampliata rispetto alla precedente, uscita nel 2003 per La Quadra); l’opera fa parte della collana Il Pellicano Rosso e presenta una prefazione di Marco Fenaroli e un’introduzione di Tino Bino, già curatore di una precedente edizione. È un volume breve (poco più di un centinaio di pagine) ma pieno di riflessioni e considerazioni caratterizzate da una profondità che travolge il lettore e lo costringe a prendersi il tempo necessario per soppesare ogni singola parola e fermarsi a riflettere sul nostro modo di affrontare la vita e le ingiustizie che si verificano ogni giorno nel mondo.
Tutto ha inizio da una lettera che nel 1932 il padre di Cesare Trebeschi (Andrea, imprigionato dai nazisti e morto nel campo di concentramento di Mauthausen) scrive per il figlio, in occasione della sua prima comunione; questo gesto dà il via a quella che diventerà nei decenni successivi una tradizione di famiglia. Il libro, infatti, è diviso in due parti: nella prima si trovano otto lettere indirizzate da Cesare ai suoi numerosi nipoti e una lettera diretta ai suoi genitori; la seconda parte, più breve, raccoglie tre lettere (la già citata missiva indirizzata a Cesare e due lettere scritte da lui per il battesimo dei figli).
Una figura chiave nella storia bresciana
“Il primo incontro” è un’opera postuma nata per volontà della famiglia: a seguito della morte di Trebeschi (avvenuta nel 2020), è stata proprio la famiglia a prendere la decisione di condividere con il resto del mondo questo piccolo patrimonio privato, in modo che gli insegnamenti e le riflessioni in esso contenuti potessero circolare tra un pubblico più ampio, fatto di bresciani e non.
D’altra parte, Cesare Trebeschi è stato una figura fondamentale nella costruzione della città che è Brescia oggi; sindaco prima di Cellatica e poi di Brescia, assessore e in seguito consigliere provinciale, ha avuto un impatto decisivo nella promozione di iniziative per migliorare il territorio, come i numerosi avanzamenti nel campo dell’agricoltura e il teleriscaldamento.
Oltre all’attività politica, il contributo di Trebeschi è stato anche a livello letterario. Tra le diverse opere da lui pubblicate ricordiamo infatti Mattutino di un sindaco (1985), in cui offre uno sguardo sulla sua esperienza come primo cittadino, e Apologia del mugugno (1988), in cui intreccia riflessioni sulla vita politica e sul concetto di religione.
La religione e l’esperienza del padre Andrea
D’altronde la fede cristiana è stata un aspetto essenziale nella vita di Trebeschi e permea ogni parola di questo memoir. L’autore riflette spesso sul significato della religione e sul modo in cui essa viene percepita e vissuta dalle persone negli ultimi decenni, arrivando a constatare che a suo parere si è perso il contatto con la vera essenza del cristianesimo e con le parole pronunciate da Gesù: ormai si vedono occasioni quali la prima comunione come una scusa per fare festa, vestirsi bene e divertirsi, ma non ci si ferma più a riflettere sul significato profondo del cammino che si sta intraprendendo.
Un altro fil rouge che connette tutte le lettere è l’esperienza del padre di Cesare: come detto, l’uomo fu fatto prigioniero dai nazisti e morì a Gusen nel 1945. Si tratta di una vicenda che ha segnato in maniera profonda la vita della famiglia Trebeschi, sconvolta anche dalla perdita del cugino Alberto, morto insieme alla moglie nell’esplosione della bomba in Piazza Loggia il 28 maggio 1974.
L’imprigionamento e la morte di Andrea Trebeschi rappresentano un punto di partenza che permette a Cesare di sviluppare numerose riflessioni riguardo a temi come l’indifferenza degli esseri umani di fronte alle prevaricazioni e ai soprusi, il non voler prendere posizione, la libertà e la tendenza a dimenticare. E proprio quest’ultimo tema è particolarmente caro a Trebeschi: in occasione della prima comunione dei nipoti, è tradizione per la famiglia compiere un viaggio e visitare il campo di concentramento di Mauthausen. Si tratta di un modo per onorare la memoria del bisnonno, ma anche di tutti coloro che sono stati vittima della crudeltà umana; e, soprattutto, per comprendere quanto il voltarsi dall’altra parte e fingere di non sapere possa causare ferite profonde nella società.
Gli insegnamenti universali di Trebeschi
Nel libro Trebeschi medita a lungo su quelli che considera i peggiori difetti umani; un aspetto su cui si sofferma con particolare consapevolezza è l’ingiustizia con cui spesso gli esseri umani si approcciano alle numerose tragedie che accadono nel mondo, decidendo cosa è meritevole del loro interesse e della lor pietà, quali eventi smuovono il loro lato umano e quali morti siano invece disposti ad accettare senza indignazione:
Quando comincerai a leggere più giornali, ti sorprenderà per esempio il confronto tra la corale, sacrosanta indignazione per l’attentato terroristico delle torri gemelle, che ha causato quasi tremila morti, e l’assordante silenzio sulla tragedia del Rwanda, dove il Comandante dei caschi blu è impassito dopo aver supplicato inutilmente l’ONU di mandare un contingente di 5000 uomini, ed averli aspettati invano perché l’America tergiversava sul prezzo degli automezzi che avrebbero potuto impedire il massacro di molte centinaia di migliaia di bambini, donne, vecchi, ammazzati a colpi di macete.
Il primo incontro – Cesare Trebeschi – p. 45
Una considerazione amara ma lucida, che senza dubbio particolarmente rilevante al giorno d’oggi.

Titolo: Il primo incontro. Lettere scritte e non scritte
Autore: Cesare Trebeschi
Editore: Editrice Morcelliana, 2024 (Nuova edizione ampliata)
Genere: raccolta di lettere
Pagine: 160
ISBN: 9788837240264
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