“Giovanni Renica. Un pittore bresciano nella Lombardia dell’800”
Letto e recensito da Candida Bertoli per Brescia si legge
“Giovanni Renica. Un pittore bresciano nella Lombardia dell’800” (Grafo Edizioni, 2025) illustra la vita, le opere e la fortuna critica di un pittore bresciano dell’800 a cui recentemente l’Ateneo di Brescia – Accademia di Scienze Lettere ed Arti – ha dedicato una mostra dove sono state esposte una sessantina di opere, scelte tra quelle oggetto della donazione dell’artista alla prestigiosa Istituzione. Renica, originario di Montirone, visse e lavorò infatti prevalentemente a Milano senza, però, dimenticare la sua città d’origine; ecco perché, nel 1882, volle donare alcune centinaia di studi e dipinti conservati nel suo atelier insieme agli album dei disegni e a fogli sparsi, frutto della sua ricca attività artistica. A questo lascito si aggiunsero qualche anno dopo ulteriori opere, per volontà della vedova del pittore Serafina Meda.
Il saggio, scritto a più mani e curato da Francesco De Leonardis e Luciano Faverzani, è articolato in quattro contributi principali: dopo un’introduzione sulla pittura di paesaggio nella Lombardia romantica a cura di Elena Lissoni, Francesco De Leonardis ci presenta l’artista narrandocene la vita ed il percorso professionale. Maria Stefania Matti ne illustra la fortuna critica mentre Luigi Capretti ricostruisce le donazioni del materiale che Renica, e successivamente la moglie, hanno offerto all’Ateneo. Il volume, che non affronta l’opera complessiva dell’artista ma si concentra sulle opere oggetto delle citate donazioni, è completato dal regesto dei dipinti e dei disegni, redatto da Francesco De Leonardis, dall’ampia bibliografia ed è corredato da numerose riproduzioni fotografiche delle opere realizzate sia dall’artista che da altri autori.
Il volume colma una lacuna: benché Renica sia stato un paesaggista apprezzato, soprattutto per i dipinti ed i disegni realizzati nel corso dei suoi viaggi in Grecia, Egitto e vicino Oriente, non risultano infatti ad oggi studi monografici a lui dedicati.
Un artista internazionale, ma fedele alle proprie radici

Non fa molti anni che i nostri artisti si sono dedicati con calore allo studio del paesaggio e delle vedute prospettiche di edificj sì antichi che moderni, rallegrate da figure – notava Defendente Sacchi nel 1834 – Questo esempio e la qualità del genere di dipinto svariato e per sè stesso dilettevole invogliarono grado grado molti giovani a mettersi sul medesimo cammino: quindi il numero di questi si è talmente accresciuto, che la copia delle produzioni di siffatto genere oramai invade le nostre sale
Elena Lissoni – Le Belle Arti in Milano con almanacco pel 1835 – op. cit. – pag. 7
La pittura di paesaggio gode di un periodo di considerevole fortuna nel corso dell’800, e da genere considerato “minore” si impone all’attenzione del pubblico e della critica, in particolare in occasione delle esposizioni annuali all’Accademia di Brera. In questo contesto, la carriera artistica di Renica si snoderà tra Brescia e Milano per oltre quarant’anni.
La prima apparizione di Renica sulla scena artistica avviene all’età di diciotto anni, nel 1826, quando il suo nome compare tra quelli dei giovani che portano in mostra, all’Ateneo di Brescia, i saggi di disegno realizzati alla scuola di Rodolfo Vantini; il famoso architetto intuisce il talento del giovane allievo e intende sostenerlo nella sua crescita professionale.
Il contributo di Francesco De Leonardis ripercorre la vita e la carriera dell’artista che, benché a vent’anni si trasferisca a Milano, manterrà sempre un forte legame con Brescia. Il trasferimento a Milano coincide con l’iscrizione di Renica all’Accademia di Brera ed alla scuola privata di Giovanni Migliara, che aveva iniziato la sua attività come scenografo per dedicarsi successivamente e con successo alle opere da cavalletto.
La crescita professionale dell’artista è illustrata nel dettaglio e nel testo vengono riportate le tappe principali della carriera del pittore, le opere esposte nelle numerose mostre a cui ha partecipato, l’influenza esercitata su di lui da altri pittori che lo portano ad abbandonare il rigido vedutismo prospettico di Migliara per indirizzarsi verso un paesaggismo più spontaneo.
Particolare attenzione viene posta sulle opere, dipinti e disegni, che Renica realizza nel corso dei suoi viaggi e che, oltre a documentarne gli itinerari, costituiscono documenti unici ed originali per ricostruire il volto ottocentesco dei luoghi rappresentati.
Nel 1834 Renica parte per Roma insieme a Migliara e l’esperienza romana lo spinge a maturare uno stile più autonomo:
L’approccio di Renica al paesaggio, in questa fase, si caratterizza per la maestosità e per l’ampiezza dell’orizzonte prospettico, oltre che per il virtuosismo coloristico, più volte celebrato dalla letteratura critica. Con stile sempre fluido e minuzioso l’artista tratteggia colline e monti che degradano; con buona maestria riproduce, come macchiette, contadini, pastori, passanti; e con identica attenzione al dettaglio descrittivo inserisce motivi architettonici, ma nelle sue composizioni il realismo descrittivo pare sempre più stemperarsi in una suggestiva atmosfera di immersione romantica nella natura, nella quale il pittore imprime una nota di personale lirismo.
Maria Stefania Matti – La fortuna critica – op. cit. – pag. 51
Un vedutista puro, calato nel contesto artistico dell’Ottocento romantico
Resta comunque evidente che Renica, nell’arco di tutta la sua produzione artistica, non affrontò mai temi risorgimentali, né in quadri presentati nelle pubbliche esposizioni né in disegni di uso privato in cui avrebbe potuto esprimere, senza problemi, sentimenti patriottici. Le vicende della storia contemporanea gli furono perlopiù estranee, gli unici riferimenti che conosciamo sono commissioni delle autorità austriache …
Francesco De Leonardis – Giovanni Renica (1808-1884) Un bresciano nella Lombardia romantica – op. cit. – pag. 40
Renica, dunque, non si espone e, contrariamente ad Angelo Inganni che manifesta apertamente sentimenti filoaustriaci, resta in disparte. Nel frattempo la sua fama si consolida, ottiene committenze prestigiose e acquisisce un consenso pressoché unanime da parte della critica. Il suo aperto disimpegno lo favorisce quando, nel 1850, è nominato Consigliere ordinario dell’ I.R. Accademia di Belle Arti di Milano. Ulteriori cariche di rilievo gli verranno attribuite negli ultimi anni della sua vita, tra cui quella di Presidente della Pinacoteca Comunale Tosio e di Cavaliere dell’Ordine alla Corona d’Italia.
Pochi anni prima di spegnersi, Renica è colpito dalla cecità: capisce di non poter più utilizzare pennelli, tele, colori; i suoi bozzetti e i lavori preparatori non gli serviranno mai più, mai più potrà vedere le opere realizzate. Nel 1882 dona all’Ateneo le opere che ha nello studio, auspicando che possano essere utili a chi sta per intraprendere la carriera che per lui è giunta al termine.
Renica è considerato un ottimo paesista, forse meno celebre di Angelo Inganni o altre figure ritenute più rappresentative, ma le sue vedute sono importanti in funzione della ricostruzione della storia dello sviluppo dello spazio urbano, fonti documentarie primarie che testimoniano le trasformazioni avvenute nelle città nel tempo.
E’ artista oggi giustamente rivalutato dalla critica. E’ paesaggista di riposate e solenni visioni alpine, di piccoli scorci animati di luci sensibili e morbide e – nell’ultimo periodo e nelle tavolette e nei cartoni ad olio grandi un palmo – rese con un colore caldo e flou assolutamente di “tono”…
Luciano Anelli, l’Ottocento dal Neoclassicismo al naturalismo – cit. da Maria Stefania Matti – La fortuna critica – op. cit. – pag. 85

Titolo: Giovanni Renica. Un pittore bresciano nella Lombardia dell’800
Autori: AA. VV.
Editore: Grafo Edizioni, 2025
Genere: Saggistica, Arte
Pagine: 110
ISBN: 9788854931060
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