Omicidi e spettri del fascismo nell’Italia del dopoguerra: un nuovo caso per il commissario Settembrini

Recensione a cura di Katiu Rigogliosi per Brescia si legge

Un bel giallo ambientato nella Milano del 1954, nei quartieri all’epoca tutt’altro che glamour di Brera e Isola, ma anche un romanzo che racconta il riemergere di antichi rancori, vecchie faide, tesori nascosti ed elenchi con nomi e cognomi di personaggi scomodi, in un paese che guarda al futuro ed alla realizzazione del boom economico ma che allo stesso appare attraversato dalle disuguaglianze e dal fiume carsico della violenza politica.

“L’uomo che voleva uccidere il diavolo” è la seconda opera (Barta, 2021 – acquista qui) che ha per protagonista il commissario Fabio Settembrini, giovane poliziotto nato dalla penna dell’apprezzato autore bresciano Tita Prestini, trasferito – dopo l’esordio ambientato a Iseo a cavallo della Liberazione dal nazi-fascismo – nel capoluogo lombardo.

Soprannominato “l’Immortale” dai colleghi in quanto uscito indenne da ben quattro aggressioni, il commissario Settembrini si ritrova questa volta ad indagare su un triplice omicidio. Alcuni colleghi pensano che si tratti semplicemente di una storia torbida di sesso finita male, ma il nostro protagonista è invece convinto che dietro quelle morti ci sia molto, molto di più.

Intrighi e colpi di scena nella Milano del dopoguerra

Avvertiva sul piazzale lo sferragliare dei tram, senza vederli. Udiva il verso rauco delle ruspe e lo stridere delle gru che si muovevano guidando l’orchestra della ricostruzione edilizia, invisibili. Ecco, nella Milano degli anni Cinquanta quello dei cantiere era il rumore dei soldi.

Tita Prestini, “L’uomo che voleva uccidere il diavolo”

La nostra storia ha inizio a Milano nel 1954, in una zona tra il quartiere di Brera, dove vengono rinvenuti i cadaveri, e il quartiere dell’Isola, in cui abita momentaneamente il commissario Settembrini. La città di Milano, così come molte altre città italiane, si sta pian piano rialzando dopo anni di guerra: si costruiscono nuovi palazzi, si progettano nuove vie e nuovi parchi per le famiglie, il lavoro non manca per nessuno e i soldi cominciano a girare e, soprattutto, a far girare la testa a molti.

Brera è già il quartiere dell’arte, quello pieno di vicoli, di artisti, di personaggi stravaganti. Isola invece è un altro mondo, completamente diverso da come lo conosciamo noi ora: nessun grattacielo, nessun personaggio famoso, ma solo tante palazzine basse, una zona adiacente la stazione di Porta Garibaldi abitata da piccoli furfanti, ladruncoli di quartiere, omuncoli che nuocciono a pochi ma che è meglio non incontrare di sera, al buio.

È in questi quartieri completamente dissomiglianti tra loro che Settembrini si ritroverà ad investigare sulla morte di tre personaggi altrettanto diversi l’uno dall’altro: un commissario della polizia, addetto alla sezione politica prima e alla sezione omicidi poi; un operaio della Breda di Sesto San Giovanni, ex membro della Resistenza e ora sindacalista della CGIL; una giovane donna che per tutti è una parrucchiera di Cernusco sul Naviglio, ma che in realtà si nasconde dietro un’identità fittizia.

La vendetta è un piatto che va servito freddo

La storia che David Filippo Schuster, intellettuale ebreo comunista con laurea in filosofia e padronanza di cinque lingue, raccontò al commissario Fabio Settembrini parlava di speranza, di ideali delusi; di passione, di sogni perduti; di amore, di amicizie tradite. Era una storia di coraggio e cattiveria, proprio come la vita.

Tita Prestini, “L’uomo che voleva uccidere il diavolo”

Come in tutti i romanzi, non dobbiamo mai soffermarci solamente alla storia principale che ci viene narrata, altrimenti rischieremmo di perderci tutte le sfumature e tutti i ragionamenti che potrebbero nascere osservando anche il “dietro le righe”. 

Perché questo romanzo non parla solo di poliziotti che indagano e morti che compaiono all’improvviso, di omertà o di gente che parlerebbe anche coi muri, ma descrive anche infatti quel decennio del dopoguerra dove la maggior parte degli italiani erano convinti che tutto fosse finito, che i fascisti fossero stati sconfitti, che la libertà avesse il predominio e che il Duce e le camicie nere fossero solo un brutto ricordo.

Ma si sbagliavano, ci sbagliavamo tutti.

Perché per anni, anche se la guerra era ufficialmente finita, ci sono stati fascisti che hanno inseguito comunisti, partigiani che cercavano di salvaguardare la vita dei loro compagni e staffette che portavano notizie a destra e a sinistra, sotto gli occhi di tutti ma contemporaneamente nell’oscurità più totale.

Ed è proprio in questo torbido triangolo politico che si insinua la nostra storia principale, dove riemergono dal passati antichi rancori, vecchie faide, tesori nascosti ed elenchi con nomi e cognomi di personaggi scomodi. Starà a noi lettori, guidati dal commissario Settembrini, scovare la verità.

Tra passato, presente e futuro

Questo paese non ha ancora regolato i conti con il proprio passato e per avere un futuro bisogna prima fare la pace con il passato.

Tita Prestini, “L’uomo che voleva uccidere il diavolo”

Tita Prestini, giornalista del lago d’Iseo, per anni si è occupato di editoria, prima a Brescia e poi a Milano. Del suo lavoro di scrittore giallista dice che “a volte, nelle pagine di un libro, ritroviamo personaggi, ambienti e sapori che credevamo perduti. Quando scrivo una storia cerco di dar voce anche a queste sensazioni, di toccare quelle corde”.

E con questo romanzo tocca perfettamente le corde di ognuno di noi, obbligandoci a riflettere sul fatto che, dopo più di cinquant’anni dal momento in cui si svolge la storia narrata, siamo ancora alle prese con il neofascismo, costretti a una continua lotta per salvaguardare ideali di libertà e di giustizia.


Titolo: L’uomo che voleva uccidere il diavolo
Autore: Tita Prestini
Editore: Barta, 2021

Genere: Giallo
Pagine: 372
ISBN: 9788898462285

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Katiu Rigogliosi

Diplomata alla scuola d'Arte al corso di operatrice d'arredamento, nella vita si occupa di progettazione di interni, realizzando meravigliose SPA in giro per il mondo. Nata a Milano, cresciuta tra Piacenza e Bergamo, maturata sotto la mole di Torino, risiede oggi nella provincia al di là del fiume Oglio. Legge da quando ha memoria e non disdegna nessun genere, anche se le si illuminano gli occhi quando si tratta di sparatorie, uccisioni ed indagini. Gestisce un gruppo di Staffette Letterarie su Facebook, perché crede che la lettura condivisa in ogni parte d'Italia sia la cosa migliore che possa esistere.

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