Il Castello di Padernello, un’utopia nelle terre bresciane: un volume festeggia i primi vent’anni di attività della Fondazione che l’ha fatto rinascere

Di Mercurioblu - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17167630

Il borgo intorno era intatto e ancora bello. Il castello invece avrebbe riempito il fossato con i suoi detriti. Uno dei lati, quello del rivellino, era franato nelle acque sottostanti. Ovunque i tetti crollavano e l’acqua piovana aveva imbevuto le travi di rovere, un tempo robuste. Nel cortile interno il vento, la pioggia e le stagioni avevano dato vita a un bosco talmente alto che i rami raggiungevano gli spalti del mastio…..Ogni tanto ci passava ancora un Poeta che scrollando la testa tirava dritto per la sua strada.

Testimonianza di Gian Mario Andrico, Fondazione Castello di Padernello 2005-2025. Dal castello al borgo, pag. 9

“Fondazione Castello di Padernello 2005-2025 – Dal castello al borgo” è un volume scritto da Nicola Rocchi (e impreziosito dalle belle fotografie di Virginio Gilberti) che racconta come un sogno di poche persone sia divenuto la realtà attuale di cui tantissimi hanno già potuto godere.

Il castello di Padernello sorge nella bassa pianura padana, vicino al paese di Borgo San Giacomo. E’ un edificio che risale al XV secolo, edificato dalla famiglia Martinengo sui resti di una costruzione del secolo precedente. Il ramo della famiglia è quello detto “Della Fabbrica”, proprietaria anche del palazzo cittadino di Via Dante in cui sono presenti la “Sala delle Dame”, attribuita al Moretto e alla sua bottega, e la settecentesca “Sala Crema”, che celebra le gesta di Girolamo Silvio I Martinengo.

Il castello è un edificio poderoso, circondato da un ampio fossato e che nel tempo viene ingentilito fino ad essere trasformato in un’abitazione nobiliare. Dichiarato d’importanza nazionale già nel 1912, con il tempo inizia a cadere in rovina.

I primi articoli che ne segnalano il degrado sono pubblicati sul Giornale di Brescia già nel 1981 e da quella data inizierà un lento lavoro di coinvolgimento di soggetti pubblici e privati che porterà ai risultati che vedremo.

Il libro non racconta la storia del castello, già ampiamente trattata in numerose precedenti opere, ma la passione e la cura con cui un piccolo gruppo di persone ha saputo procedere per rendere nuovamente fruibile il maniero ed innescare così un processo virtuoso che, allargandosi a macchia d’olio, ha integrato il territorio circostante. E’ stata un’operazione avviata negli anni ‘80 del Novecento e proseguita, passo dopo passo, con la tenacia dei volontari sostenuti da una solida governance, basata su piani strategici pluriennali finalizzati a meglio individuare e raggiungere gli obiettivi statutari.

All’inizio della vicenda il borgo è cadente, ma già nel mese di luglio del 1992 si costituisce l’Associazione degli amici del Castello di Padernello. Il Comune è seriamente intenzionato ad acquistare l’edificio: è una sfida enorme per un Ente così piccolo ma i solidi rapporti personali con la Banca locale, promotrice ed animatrice del territorio, portano a stipulare l’accordo; nel mese di maggio del 2005 il Castello è di proprietà del Comune per il 51%, mentre il 49% è in mano a soggetti privati. Con il tempo queste proporzioni cambieranno, quando la Fondazione – costituita nel mese di dicembre 2005 – sarà proprietaria del 32% lasciando il 17% al soggetto privato.

Se l’entusiasmo dei volontari è uno dei pilastri su cui si regge il progetto di rivitalizzazione, non meno importante è la ricerca del denaro necessario per realizzare le opere di restauro e riqualificazione. La Fondazione è molto attiva, sa muoversi intelligentemente e le entrate provengono sia dalla partecipazione a bandi dedicati alla promozione del territorio, dalle donazioni, dai proventi dell’ Art Bonus, sia dall’allestimento di numerosissime iniziative di ogni genere.

La prima apertura al pubblico avviene il 19 marzo 2006, giornata memorabile per Padernello:

Tonino Zana era riuscito a sapere che avremmo riaperto per una giornata. Ha fatto un trafiletto di poche righe sul “Giornale di Brescia”. Noi avevamo previsto una visita guidata alle dieci del mattino e una alle quattro del pomeriggio, con l’unica persona che aveva una certa conoscenza storico artistica del luogo, Gian Mario Andrico. Alle 9, c’erano almeno 400 persone. Ci siamo improvvisati tutti guide, perfino il sindaco. Non c’era un percorso… Alla sera ho tirato un sospiro di sollievo, perché non sapevamo nemmeno se il castello avrebbe retto. Qualche mese dopo, il 12 maggio, abbiamo rifatto la stessa cosa in maniera più organizzata. Abbiamo usato il contapersone: a sera erano passati circa tremila visitatori. Questo ha cominciato a far nascere dubbi anche in chi non aveva mai sostenuto l’operazione.

Testimonianza di Ignazio Parini, vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Borgo San Giacomo – ivi, pag. 21

Il Castello e le iniziative culturali di ogni genere attraggono i visitatori, che scoprono il borgo, le trattorie riaperte e sostengono l’economia locale. Teatro, musica, mostre: come non ricordare che al Castello è legato il “Ciclo di Padernello”, 15 dipinti realizzati tra il 1721 e il 1735 da Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto, acquistati all’asta da Bernardo Salvadego e conservati per decenni nelle sale della nobile dimora. Sono i famosi ritratti di filatrici, mendicanti, artigiani e orfane dedite allo studio e al lavoro, oggi custoditi ed esposti nei civici musei cittadini, nel Museo Lechi di Montichiari e in collezioni private ma le cui riproduzioni sono presenti nel Castello.

E ancora, a dimostrazione di quanto la voce di Padernello abbia varcato i confini, nel 2008 Giuliano Mauri, l’artista delle “Cattedrali vegetali”, arriva in paese. Con la costruzione del ponte, realizzato sul tracciato della centuriazione romana che portava da San Paolo a Quinzano e costruito intrecciando più di milleduecento polloni di castagno, la Fondazione si apre al territorio circostante, a dimostrazione che il Castello è vissuto come il potenziale motore di crescita e valorizzazione dell’intero borgo e delle circostanti “terre basse”.

Si tracciano nuovi itinerari per far conoscere mulini, pievi, affreschi, boschi e acque, le bellezze di un territorio ricco di arte e natura.

Nel 2021 la visione si amplia definitivamente: non si guarda più solo al Castello e il borgo ma l’intento è di far convergere, con il finanziamento concesso da Fondazione Cariplo, attori locali pubblici e privati per recuperare gli immobili storici, creare una rete di piste ciclopedonali per favorire la mobilità sostenibile, valorizzare l’artigianato e l’agricoltura, creare un festival di comunità nell’ambito di quattordici Comuni estesi su oltre duecentotrenta chilometri quadrati.

Padernello diventa nel tempo un caso di studio esportabile e replicabile oltre i confini bresciani.

Tantissimi sono i progetti realizzati, l’economia locale torna in attivo ma soprattutto i punti di forza sono la bellezza e gli stimoli positivi che si irradiano dal possente Castello che fu dei Martinengo.

E chissà se è proprio questo il segreto scritto nel libro di Biancamaria Martinengo, la Dama Bianca, precipitata il 20 luglio 1480 dai merli dei torrioni, affascinata dal volo delle lucciole e che la leggenda vuole torni ad apparire ogni dieci anni: la immaginiamo finalmente serena, eterea tra le piccole luci che l’accompagnano, appagata dal vedere la sua antica casa amata e accudita.

Dobbiamo rivedere le fotografie dei primi giorni per capire quello che abbiamo fatto. Il primo giorno eravamo una quindicina di persone. Siamo arrivati alle sette di mattina, muniti di attrezzi per togliere i rovi che infestavano il cortile. Alle undici eravamo arrivati sotto il portico. C’erano rovi, cavalletti di muratore, bidoni, ghiaia… non si poteva solo tagliare o spostare. C’erano 20 centimetri di guano di piccione sparsi in oltre 120 stanze, in tempi di aviaria. … Dopo qualche mese scommisi con alcuni amici, sostenitori del castello, che entro cinque anni sarebbe arrivato almeno un pullman di turisti. Sembrava un’impossibile fuga in avanti, invece dopo un anno e mezzo avevamo già 15.000 visitatori.

Testimonianza di Ignazio Parini, vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Borgo San Giacomo – ivi, pag. 21


Titolo: Fondazione Castello di Padernello 2005-2025 – Dal castello al borgo
Autore: Nicola Rocchi
Editore: Grafo – Castello di Padernello ETS, 2025

Genere: Saggio
Pagine: 111
ISBN: 9788854931169

Candida Bertoli

È laureata in Giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto amministrativo comparato: la tesi di dottorato, sulla protezione dei beni culturali, è depositata all’Unesco, a Parigi. Adora leggere fin da quando era bambina e le sue passioni sono l’arte e la storia. Per anni ha gestito i volontari del FAI sia a livello cittadino che regionale e ama raccontare Brescia. La sua casa è piena di libri, in ogni spazio possibile e di ogni genere. Partecipa al Festival della Letteratura di Mantova da sempre, e nel 2019 le è stato conferito il premio di “Massimo esperto della storia del Festival”

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