La musica che unisce due mondi diversi, ma accomunati dalla solitudine esistenziale, nel nuovo romanzo di Carlo Simoni

L’ultimo romanzo di Carlo Simoni Duo per voci sole (Liberedizioni, 2025) coinvolge il lettore fin dalle prime pagine. 

Il racconto, ambientato principalmente a Milano con un intervallo in Austria per uno dei protagonisti, inizia intorno agli anni ‘40 del Novecento per svolgersi principalmente negli anni ‘70 e narra in parallelo la storia di Andrea Ramelli e di Modesto Natali. 

Andrea Ramelli nasce in una famiglia agiata, che gli consente di intraprendere lo studio del pianoforte e di proseguirlo, dopo il diploma al Conservatorio, in una scuola di specializzazione a Salisburgo. Andrea è generoso, convinto che:

quanti vivono ai margini siano i migliori, che la disuguaglianza non sia riuscita a corromperli, che a loro sia affidato il compito di mostrare che il mondo è innocente. Inconsapevole se mai, non maligno. E che dunque sia possibile, e stia a noi, a ciascuno di noi, gettare ponti tra i privilegiati e i miserabili, i visibili e gli invisibili, coloro che trovano dimora nella vita e quelli che la trascorrono da stranieri, senza nome.

Carlo Simoni – Duo per voci sole – pag. 307

Benché la sua carriera sia ricca di soddisfazioni – arriverà ad aprire la stagione alla Scala di Milano e a conseguire numerosi premi – il suo animo non è mai appagato. La sua ricerca, musicale e interiore, è continua ed il suo percorso artistico attraverserà la storia della musica, da Mozart ai compositori dei primi del Novecento, come Alban Berg, Arnold Schönberg e Anton Webern. Nello stesso tempo, è un uomo che vive di passioni umane, civili, che si fa carico della sorte dei diseredati al punto da sovvertire il programma di un concerto alla Scala per partecipare al lutto per un naufragio di un barcone di migranti, affondato vicino a Lampedusa. Ma anche un altro lutto lascerà un solco profondo nell’animo di Andrea, quello per la morte di suo padre: quando viene a mancare, si rende conto di aver sempre suonato per lui, per affetto, per gratificarlo di ciò che il genitore non aveva potuto avere. Ha sempre sentito su di sé il suo sguardo soddisfatto ed orgoglioso, al cui giudizio era sempre subordinato quello degli altri; la sua assenza lascia un vuoto incolmabile, come se Andrea non sapesse più per chi suonare.

Il secondo protagonista del romanzo è Modesto Natali, che all’età di tre anni viene abbandonato dalla madre davanti ad un convento in cui trascorrerà tutta la vita. Modesto è una persona mite, con talenti che non vengono coltivati. Chi sceglie per lui, decide di non farlo studiare ma di iscriverlo ad un percorso di avviamento professionale: in seguito si dedicherà all’orto del convento, sarà addetto alla legatoria e stamperia interna e, in parallelo alle vicende del collegio gestito dai monaci, diventerà boxeur e poi istruttore di boxe e massaggiatore sportivo. Lui non beve, non gioca, non fuma, ma lavora e non si risparmia mai:

Ecco com’è stata. Modesto, adesso che aveva preso passione al mestiere di legatore ha dovuto tornare a fare anche il giardiniere. Metà e metà. Solo che poi ha voluto mettere conigli e galline. Ha chiesto al Padre Superiore e quello gli ha detto di sì. Lui con le bestie è bravissimo. Gli mette il nome a tutte, gli parla insieme, e poi, quando è il momento, tira il collo alle sue galline o da quel colpetto che ci vuole per ammazzare i conigli, tranquillo che sembra che non li abbia mai neanche visti prima. E poi l’orto: mica solo patate cipolle carote e coste. Ha messo anche le angurie e ha voluto provare con le fragole. Insomma, si è aumentato il lavoro da solo e ci sono interi periodi che la mattina non ce la fa ad andare da Tomaso. Quando era là con lui avrebbe dato chissà cosa per stare con Fausto. Adesso un po’ gli spiace perché anche stare alla legatoria è bello. Proprio vero che non si è mai contenti, e che quello che hai desiderato magari poi arriva ma quando ormai sarebbe meglio di no. 

Mettici poi che se si rompe un rubinetto chiamano Modesto, se c’è una lampadina che occorre la scala per cambiarla è lui che deve farlo. E nei momenti liberi sta mettendo a posto il suo laboratorio, che sembra quello di un idraulico, di un elettricista e di un falegname insieme. 

Ci sono dei giorni, a fine pomeriggio, che lo vedi ancora lì, dietro il finestrone, che aggiusta qualcosa, fa di tutto, insomma. Tutto fuorché guidare.

Carlo Simoni – Duo per voci sole – pag. 112 e 113

Le vite dei due personaggi si sfioreranno presto, già da quando il maestro di musica del convento porterà Modesto ad un concerto di alunni del Conservatorio in cui un Andrea giovanissimo è tra i talenti nascenti. L’ascolto della musica, le mani di Andrea, l’atmosfera del concerto si imprimeranno nella memoria di Modesto, che dieci anni dopo riconoscerà il pianista nella copertina di un disco. La musica saprà parlare anche al suo animo e Modesto ne raccoglierà i frutti: avvertirà nuove emozioni, percepirà dall’ascolto della musica ottimismo, positività, energia. 

Due personaggi diversi, che l’autore conduce nei reciproci percorsi fino all’inatteso epilogo.

Per me è mettere in pratica – ammesso che lo scrivere si possa definire qualcosa che ha a che fare con la pratica – la mia convinzione che una vera differenza tra le vite non ci sia. O meglio: non ce n’è una uguale all’altra, non c’è dubbio, ma questo non impedisce di credere che, al fondo, abbiano lo stesso valore

Carlo Simoni – Duo per voci sole – pag. 151

Nel romanzo i protagonisti principali sono Andrea e Modesto, ma intorno a loro si muovono molte altre figure – amici, mogli, famigliari, compagni di vita o di lavoro – che realizzano così una scena teatrale composita, in cui l’autore stesso è coinvolto.

Il romanzo è una lettura estremamente piacevole, la storia è coinvolgente e ben strutturata; lo stile è più ricercato quando lo sguardo è su Andrea e più colloquiale quando invece si posa su Modesto. 

Nel libro sono contenute riflessioni e digressioni sulla musica contemporanea, che se da un lato saranno apprezzate compiutamente dai conoscitori, dall’altro stimoleranno il lettore interessato all’approfondimento dell’argomento. Un bonus track è infine contenuto nelle ultime pagine del libro, in cui sono indicati i brani musicali citati in ognuno dei capitoli.

Si può raccontare, la musica, ma non è come raccontare con le parole…

È vero: è come se venisse prima, concorda pensoso lui.

La musica va a prendere i suoi racconti dove non ci sono ancora le parole, conclude Lena. 

Ma dove, cosa c’è là?

I sentimenti…

Ma ci sono sentimenti senza le parole?

C’è il silenzio là. E il silenzio…il silenzio è la casa dei sentimenti. Quando se ne parla, quando li si nomina, è come se li si portasse alla luce, gli si desse voce, e nello stesso tempo li si gelasse, li si imbalsamasse. Quando li si toglie dal silenzio per metterli in parole diventano subito il ricordo di quello che sono stati, non sono più vivi…

È lei stavolta a restare pensosa, e Andrea invece ad arrivare a quella che a tutt’e due sembra un’intuizione luminosa: suonare allora vuol dire far uscire la musica dal silenzio, ma senza uccidere i sentimenti di cui è fatta: la musica è il mezzo con il quale i sentimenti si possono conservare vivi nel mondo delle parole…

Carlo Simoni – Duo per voci sole – pag. 59


Titolo: Duo per voci sole
Autore: Carlo Simoni
Editore: Liberedizioni, 2025

Genere: romanzo
Pagine: 362
ISBN: 9791255520665

Candida Bertoli

È laureata in Giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto amministrativo comparato: la tesi di dottorato, sulla protezione dei beni culturali, è depositata all’Unesco, a Parigi. Adora leggere fin da quando era bambina e le sue passioni sono l’arte e la storia. Per anni ha gestito i volontari del FAI sia a livello cittadino che regionale e ama raccontare Brescia. La sua casa è piena di libri, in ogni spazio possibile e di ogni genere. Partecipa al Festival della Letteratura di Mantova da sempre, e nel 2019 le è stato conferito il premio di “Massimo esperto della storia del Festival”

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