“Dopo l’esodo”: da profughi a cittadini, storia della presenza giuliano-dalmata nella nostra provincia

Quel che preme qui rilevare è come alla copiosa produzione storiografica su processi, dinamiche, accadimenti e cause che generarono l’esodo non sia corrisposto, tranne in isolate e meritorie eccezioni, uno sforzo ricostruttivo e d’indagine altrettanto copioso e fertile dedicato alla storia del lungo, complesso e tribolato percorso di inserimento nella società italiana del secondo dopoguerra degli esuli della frontiera adriatica.

Giovanni Spinelli – Dopo l’esodo: da profughi a cittadini – pag. XXII

Giovanni Spinelli è uno storico, un docente e formatore, nonché figlio di un profugo di Zara: nel suo libro “Dopo l’esodo: da profughi a cittadini” (Sestante edizioni, 2024) ha raccolto testimonianze e documenti su una parte della storia del secondo dopoguerra che è ancora poco raccontata e poco conosciuta: l’esodo delle popolazioni giuliano-dalmate.

Esuli agli occhi dei parenti e degli amici o profughi, come erano chiamati sui documenti ufficiali, nell’arco di un quarto di secolo diverse migliaia di persone provenienti dall’Istria e dalla costa della Dalmazia, si sono riversate nella città di Brescia e provincia. Fornire il numero esatto non è facile, in quanto ai vari campi di accoglienza giungevano anche gli italiani che provenivano dalle ex colonie, in particolare Libia e Tunisia.

Zara, Fiume e Pola le città principali da cui fuggirono in molti per restare italiani a costo di abbandonare casa e amici. Zara fu tra le tre quella più colpita dallo “sfollamento senza ritorno”.

L’esodo di massa zaratino fu dovuto alle barbare incursioni degli alleati che, almeno così congetturano alcuni, vennero programmate per distrarre i tedeschi dal voler aprire un nuovo fronte in Europa; l’ipotesi, non confermata, che girava fra gli zaratini era quella della volontà di Tito di distruggere Zara.

Altri due furono gli esodi numericamente rilevanti: l’esodo da Fiume e dall’Istria.

Fiume era occupata dai tedeschi ed era continuo l’afflusso degli sfollati dalle campagne: in tali condizioni l’entrata delle truppe di Tito fu traumatica. Epurazioni e vessazioni diedero l’inizio, alla fine del maggio del 1945, all’esodo degli italiani fiumani che volevano restare tali. Per l’Istria valsero le stesse motivazioni: caso interessante e particolare fu quello della città di Pola, unica per le modalità delle partenze, programmate e organizzate.

Dove andarono tutti questi italiani? Ricordiamo che i territori da cui provenivano gli esuli erano territori italiani e tali volevano restare le persone che sono state costrette a lasciarli.

Gli esuli vennero distribuiti su tutto il territorio italiano: chi aveva altri familiari e conoscenti cercava di raggiungerli; chi lavorava, per esempio, nelle fabbriche tabacchi a Pola poteva scegliere tra le fabbrica di Torino o di Lucca.

A Brescia città, gli esuli furono accolti in vecchie caserme e i più fortunati, che vennero mandati sul lago di Garda, poterono stabilirsi in ex hotel o edifici settecenteschi confiscati ai proprietari.

Dopo 17 giorni che eravamo al campo di smistamento ci hanno mandato in una villa situata sul lago di Garda […]. Qui […] si sta molto più bene: ogni famiglia ha la propria stanza, su ogni piano vi è pure il bagno. Il vitto è molto buono e sostanzioso […] Le autorità di Fasano e gli abitanti sono molto cordiali e buoni.

Giovanni Spinelli – Dopo l’esodo: da profughi a cittadini – pag. 195

Vita diversa avevano i profughi che risiedevano in via Callegari a Brescia. Seicento persone, fra donne, uomini e bambini, accatastati gli uni contro gli altri, in piena promiscuità, con l’acqua che penetrava dai tetti sconnessi e mangiando un cucchiaio di riso al giorno.

I profughi giuliano-dalmati che nell’arco di venticinque anni transitarono per i vari centri di accoglienza bresciani furono diverse migliaia. Una stima reale? Come abbiamo detto risalire a un numero esatto non è facile, anzi, è più verosimile pensare che rispondere con precisione non sarà mai possibile in quanto gli archivi sono lacunosi e non sempre furono registrate le persone che passavano dai campi profughi.

Capire cosa significhi lasciare la propria casa, gli amici e il proprio Paese non è facile per chi non l’ha né provato sulla propria pelle né ha avuto qualche parente che glielo abbia raccontato.

Questi episodi dovrebbero però insegnare, o almeno lasciare un minimo segno, in coloro che li studiano. Purtroppo sono ancora poco conosciuti, perché per lungo tempo, forse sarebbe da dire per troppo tempo, sono stati quasi ignorati. Ma oggi più che mai, alla luce di quanto succede in alcune zone di guerra, queste storie dovrebbero essere una lettura obbligatoria.


Titolo: Dopo l’esodo: da profughi a cittadini
Autore: Giovanni Spinelli
Editore: Sestante edizioni, 2024

Genere: Memoir
Pagine: 536
ISBN: 9788866424222

Chiara Belli

Desenzanese, ma preferisce definirsi lacustre, laureata in Fisica, ha insegnato per diversi anni in vari Istituti di Brescia e provincia e si è dedicata alla divulgazione scientifica. Attualmente lavora come freelance nell'ambito dell'editoria scolastica. Ha scoperto "tardi" la passione per la lettura e sta recuperando il tempo perduto. Dedica il suo tempo libero alla speleosubacquea e all'organizzazione di eventi sportivi.

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