La difficile arte del delitto in “Delitto sul lago di Garda”, il bestseller internazionale di Tom Hindle tradotto in italiano da Bompiani

Ripensò di colpo a una cosa che un vecchio docente di giornalismo diceva sempre. Un mantra su cui l’uomo aveva fatto affidamento ogni giorno passato come giornalista d’inchiesta. Le persone mentono. I fatti no.

Tom Hindle, – Delitto sul lago di Garda – p. 217

Erede di Agatha Christie: così è presentato nella bandella Tom Hindle, l’autore di “Delitto sul lago di Garda” (tradotto in italiano da Bompiani, 2026), il successo editoriale che ha reso note le acque gardesane anche agli inglesi e forse molto presto, grazie all’imminente trasposizione in serie TV per Disney+, anche al resto del mondo. E in effetti, “Delitto sul lago di Garda” ha tutti i requisiti di un giallo alla Christie: è classico, ovvero presenta un mistero che poi troverà soluzione, ed è molto simile a un enigma della camera chiusa, ossia apparentemente impossibile per l’ambientazione impenetrabile.

Il delitto del titolo, infatti, interrompe brutalmente le nozze tra l’imprenditore inglese Laurence Heywood e l’influencer italiana Eva Bianchi, il cui matrimonio, celebrato su una minuscola isola del Garda, risulta inaccessibile per chiunque non sia incluso nella selezionatissima lista d’invitati. Eppure, è proprio il numero risicato di ospiti che può avvantaggiare Robyn, la fidanzata del fratello dello sposo, nel tentativo di individuare il colpevole. Risvegliata la sua sopita aspirazione al giornalismo d’inchiesta, mentre attende l’arrivo della polizia, la giovane riflette sui rapporti di parentela e amicizia della vittima, rendendosi conto ben presto che, in realtà, molti degli scarsi invitati potrebbero aver avuto un buon movente.

Aveva letto un po’ di informazioni e visto molte foto, ma non era affatto preparata per lo spettacolo

Tom Hindle, – Delitto sul lago di Garda – p. 26).

Con queste parole il narratore descrive la meraviglia di Robyn alla sua prima vista delle acque del Garda. Se qualcosa può compensare l’artificiosità di certi elementi del giallo deduttivo, in effetti, quel qualcosa è, come concede Raymond Chandler nel suo celebre saggio La semplice arte del delitto (1950), il fascino dell’ambientazione. E cosa di più affascinante del “blu luminosissimo” (p. 10) del lago di Garda? Abbagliato dalle sue acque, Hindle l’ha scelto infatti come cornice per la sua storia in seguito a una vacanza sulle sue coste. Come raccontato in un’intervista per la pagina di Suffolk Community Libraries, l’idea per “Delitto sul lago di Garda” sarebbe nata nel corso di una visita al castello di Malcesine, durante la quale avrebbe intravisto un matrimonio.

E in effetti, Castello Fiore, il luogo dove si svolgono le nozze del romanzo, è detto situarsi su una piccola isola poco distante dalla costa del comune veronese. Eppure, quale sia stato esattamente il riferimento dell’autore inglese per la descrizione di Castello Fiore è incerto. Seguendo le coordinate che Hindle inserisce nelle pagine del romanzo, la piccola isola potrebbe corrispondere all’isola del Sogno, dove però non svetta nessun castello. Avrà forse, con la leggerezza della licenza poetica, trasportato il castello di Malcesine visitato su quell’isoletta sottostante? O avrà pensato all’altra isola, la bresciana isola del Garda, che offre davvero una splendida cornice a tante nozze nella realtà? Un mistero degno del genere in questione.

Si può empatizzare con l’assassino senza distruggere il giallo classico? Questa è la domanda che sorge leggendo “Delitto sul lago di Garda”.

Il fascino del tradizionale giallo deduttivo, infatti, risiede nella risoluzione del delitto: Whodunit – dicono gli inglesi – chi l’ha commesso? Importa certamente il perché, ma sono il chi e il come che importano ancor più all’investigatore, con o senza distintivo, mentre insegue piste e depenna sospettati. In fondo, è un gioco d’astuzia che intrattiene anche quelle vecchie signore inglesi a cui piacciono, come scrive Chandler nel saggio già citato, i delitti al profumo di magnolia e a cui non piace invece ricordare che un assassinio è un atto di infinita crudeltà. Non a caso, di nuovo secondo Chandler, tra i padri della variante americana del giallo, l’effetto collaterale dell’enigma britannico consisterebbe nella sua scarsità di realismo: il crimine come mera sfida alla logica del lettore.

Con quel che può essere letto allora come un tentativo di ovviare a questo limite, in “Delitto sul lago di Garda”, Hindle mette in discussione i due ruoli principali su cui ogni racconto giallo si fonda: vittima e carnefice. Per restituire la complessità del crimine, l’autore questiona i concetti antitetici di innocenza e colpevolezza, portando alla luce le ombre della vittima e svelando l’umanità dei principali sospettati. A tale scopo, attraverso flashback e cambi di prospettiva, dilata una storia di soli tre giorni in un racconto a focalizzazione multipla che permette al lettore di conoscere i pensieri e le intenzioni dei vari personaggi.

Così facendo, però, quel che Hindle propone è una soluzione ambigua, e dunque atipica per il giallo classico, dove il corso della giustizia, anziché ripristinare l’equilibrio scardinato dal delitto, porta a interrogarsi sul senso di giustizia stesso. Ma quando il sentimento suscitato dall’assassino è al limite tra repulsione e attrazione – sublime – il giallo è ancora classico o postmoderno?


Titolo: Delitto sul lago di Garda
Autore: Tom Hindle
Editore: Bompiani
Anno: 20256

Genere: giallo
Pagine: 368
ISBN: 9788830107083

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