La Guerra Bianca in Valcamonica ricostruita dalle fonti d’archivio nella monografia di Massimo Peloia sul primo anno del conflitto
Letto e recensito da Silvia Lorenzini per Brescia si legge
“Tonale 1915”, edito dal Museo della Guerra Bianca in Adamello, si presenta come uno studio monumentale (ben 528 pagine!) che getta nuova luce su un capitolo spesso trascurato della Prima Guerra Mondiale: l’anno 1915.
L’opera si distingue per la meticolosa ricostruzione degli avvenimenti di quell’anno, spesso poco approfondito dalla storiografia tradizionale, forse in quanto “incompleto” per l’Italia, che entrò nel conflitto solo il 24 maggio. L’autore Massimo Peloia, proseguendo la ricerca che conduce da anni e che lo ha già portato a pubblicare lavori sul fronte italiano della Prima Guerra Mondiale (1915-1917. Destinazione Rombon. Due anni di guerra del battaglione Ceva, 2018 e I cimiteri militari della Guerra Bianca sul fronte dell’Adamello, 2020) cerca di colmare questo vuoto analizzando lo sviluppo dei combattimenti tra l’Alta Valle Camonica (Lombardia) e il Trentino.
Il cuore della narrazione sono il Passo del Tonale e le vette circostanti, dove la lotta si svolse acre a causa delle condizioni ambientali estreme, richiedendo un impegno militare e uno sforzo logistico complesso, articolato, ingegnoso e coraggioso.
Uno storico d’archivio
La ricerca d’archivio è il tratto distintivo del lavoro di uno storico o almeno tale dovrebbe essere, a dispetto di vari prodotti editoriali, anche blasonatissimi e di caratura internazionale, che a volte disattendono questo postulato. Il merito che va riconosciuto a Peloia è proprio quello di aver condotto una seria, rigorosa e approfondita ricerca in archivi, i cui documenti giacciono ancora in larga parte inesplorati: quello dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito di Roma e il Kriegsarchiv di Vienna.
Grazie a questo lavoro incrociato sui documenti dei due eserciti contrapposti, il volume offre una prospettiva equilibrata, arricchita da un corredo iconografico di immagini dell’epoca (oltre 200), molte delle quali mai pubblicate prima.
Una ricostruzione che apre a prospettive storiche meno note
La sezione iniziale dello studio è dedicata alla ricostruzione della centralità strategica del Passo del Tonale ben prima del 1915. Già nel 1898, infatti, quando l’Italia era alleata dell’Austria-Ungheria, esistevano progetti di fortificazione della zona in vista di una possibile guerra con l’Austria. Anzi, come ben ricorda Peloia, a dispetto delle accuse di incapacità mosse in seguito ai comandi italiani, la guerra fu preparata con scrupolo estremo molti anni prima del suo esordio, a dimostrazione dei tempi lunghi delle guerre, che vengono talora preparate per anni quietamente in sordina, mentre i potenti confezionano, come scrive Trilussa, “un ber discorso su la Pace e sul Lavoro”. Una ricostruzione, quella di Peloia che scardina l’usuale narrativa da manuale scolastico in cui l’intervento italiano nella prima guerra mondiale viene presentato come il risultato di una chiassosa, ma efficacissima campagna portata avanti dagli interventisti contro i più numerosi, ma più timidi, pacifisti.
Già nel 1898 gli Austriaci avevano provveduto a costruire sul Tonale il forte di Strino e in particolare dal 1905 Conrad von Hötzendorf , generale di stato maggiore austro-ungarico, aveva dato avvio alla costruzione di un importante numero di forti sul confine. In questo contesto anche la linea del Tonale era stata coinvolta al fine di aumentare progressivamente la capacità dell’esercito austriaco di monitorare l’accesso al valico.
Se, dunque, gli Austriaci preparavano la guerra, gli Italiani non erano da meno. Sostenendo ingenti spese militari, si costruirono in quegli anni 48 fortificazioni sui confini, di cui 42 solo sui confini dell’Austria.
Sul Tonale, allo scoppio della guerra, si trovavano circa 20.000 uomini italiani, tra Alpini e fanteria, con un’artiglieria inizialmente carente. Gli Austriaci erano, invece, meno numerosi, ma meglio armati e forti di strutture realizzate prima del conflitto.
Scelte strategiche e conseguenze operative
Sebbene i piani dello stato maggiore italiano non escludessero l’idea di utilizzare il varco del Tonale come possibile via offensiva verso Trento nel quadro incompiuto dell’unità nazionale, dai verbali del Ministero della Guerra emerge chiaramente però che “il vero scopo delle truppe dislocate in Valcamonica fosse quello di opporsi a ogni costo a una eventuale invasione” (p.15). Di fatto questa scelta comportò una serie di azioni alla lunga controproducenti: i consistenti sforzi economici richiesti al rafforzamento delle posizioni comportarono l’utilizzo delle truppe, in fase di preparazione della guerra, come forza lavoro, a scapito ovviamente dell’addestramento. Questa scelta andò a scapito dell’addestramento militare propriamente detto, con ripercussioni inevitabili una volta iniziate le operazioni belliche.
La guerra in alta quota
Il cuore del libro è la ricostruzione minuziosa delle operazioni del 1915: azioni notturne, catture di prigionieri, assalti tra ghiacciai, laghi e passi oltre i 3000 metri. L’autore racconta successi e insuccessi senza enfasi retorica, lasciando parlare i fatti. L’obiettivo centrale, non raggiunto da parte italiana, era il controllo della conca di Presena, mentre Ponte di Legno – già evacuata – subì i bombardamenti austriaci.
Spazio è opportunamente dedicato alle vicende della Centuria Valcamonica, il reparto di volontari scelti tra i migliori alpini, protagonista di audaci azioni nell’agosto 1915.
La conquista delle posizioni tra Castellaccio e Lago Scuro aprì però un interrogativo drammatico: aveva senso mantenere per l’inverno posizioni così alte? L’ordine di resistere comportò uno sforzo logistico enorme, con la costruzione di teleferiche e un’attenzione crescente alle condizioni meteorologiche, monitorate quotidianamente dal novembre 1915.
Tragedie, volti, storie individuali
Accanto alla cronaca militare emergono le tragedie della guerra bianca: come la valanga del 13 dicembre 1915 che travolge un reparto della 47ª compagnia, causando 18 morti, recuperati solo l’estate successiva. Peloia trova spazio anche per raccontare storie individuali, spesso di soldati giovanissimi, come quella di Angelo Bozzi, caduto sul Torrione d’Albiolo ( a lui è ora dedicato il rifugio nella conca di Montozzo di Ponte di Legno) e di Giuseppe Pozzi che perse la vita il giorno successivo nel tentativo di ritrovare il corpo del compagno.
Da Tonale 1915 traspare il genuino coinvolgimento dell’autore per la materia trattata. La ricchezza di particolari e di vicende raccontate richiede al lettore costante attenzione, ma lo ripaga con una comprensione profonda di un fronte spesso considerato secondario. Un contributo solido e prezioso, destinato a restare come documento di riferimento per ricerche e approfondimenti futuri.

Titolo: Tonale 1915: il primo anno della Guerra Bianca sul fronte dell’Adamello dai documenti dei comandi militari italiani e austro-ungarici
Autore: Massimo Peloia
Editore: Museo della Guerra Bianca in Adamello, 2025
Genere: storia bresciana
Pagine: 528
ISBN: 9788894276183
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