Un segreto di famiglia che unisce più generazioni nell’esordio della giovane Emma Cremaschini

La ragazza nella foto è la nonna (a sua volta ex operaia della Marzotto) dell'autrice della recensione

Recensione a cura di Chiara Massini per Brescia si legge

Avrebbe sempre conservato indelebile nella memoria la sensazione dei suoi abbracci calorosi, che regalava ai suoi nipoti, il forte accento italiano presente nella sua parlata, le espressioni in dialetto bresciano che suonavano così strane alle orecchie raffinate dei francesi.

“Ti porto con me”, Emma Cremaschini

Un segreto di famiglia a lungo custodito, un filo invisibile che unisce due generazioni, una storia che travalica i confini nazionali e l’amore per la propria terra e le proprie origini. Questi gli ingredienti di un romanzo ambientato tra la Francia dei giorni nostri e un paesino bresciano, Verolavecchia, durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale. Un continuo salto nel tempo per conoscere non solo gli orrori del conflitto ma anche la dolce vita di una ragazza semplice, di umili origini, ma dal cuore colmo di speranza.

“Ti porto con me” (LuoghInteriori 2021 – acquista qui) è l’esordio letterario della giovanissima Emma Cremaschini, classe 2006, cresciuta tra le campagne della bassa bresciana, nutrita dai ricordi della bisnonna e dall’amore per la lettura e la scrittura. Il libro, presentato in concorso al Premio letterario “Città di castello 2020”, ha ricevuto una menzione speciale per la qualità della scrittura e l’abilità nel passare da un piano temporale all’altro, tenendo conto della giovane età dell’autrice.

Due generazioni a confronto

Due sono i piani temporali e due sono le storie che viaggiano parallele in questo romanzo, ma l’abilità della scrittrice sta anche nel saper bilanciare le diverse parti, lasciando sempre il lettore con la voglia di continuare a girare le pagine, per conoscere i destini di due giovani donne, unite da un legame speciale.

Ester è una giovane ragazza francese a noi contemporanea che ogni estate ama passare le vacanze dai parenti in Provenza, perdendosi tra i rigogliosi campi di lavanda e dedicandosi alle sue passioni, la lettura e la scrittura. Non solo, ama anche trascorrere il tempo con la bisnonna Ninì a ricamare e a imparare l’italiano. Caterina Bettini, Ninì per gli amici, è infatti emigrata in Francia per raggiungere i figli dopo la morte del marito, ma conserva forte dentro di sé il legame con la sua terra e in particolare con il suo paese, Verolavecchia, immerso nella campagna bresciana. Ha anche un segreto che ha gelosamente tenuto per sé per tanti, troppi anni, e ora sente il bisogno di affidarlo a qualcuno, perché è troppo importante per svanire con lei. Decide quindi di lasciare una lettera alla nipote, un testamento emotivo che la ragazza apprenderà con stupore.

Caterina Bettini è una giovane ragazza bresciana degli anni 40 che lavora al Marzotto, nota fabbrica di stoffe e tessuti di Manerbio, dove si reca ogni giorno percorrendo in bicicletta i 10 km che la separano dal lanificio. Attraverso il suo racconto, veniamo a conoscenza delle atrocità della guerra, della paura quotidiana per i propri uomini al fronte o per le bombe che lasciano dietro di sé morte e distruzione, ma anche della gioia e della pace tanto attesa quando finalmente giungono in paese i soldati americani, liberando il popolo italiano dalla dittatura fascista. Un soldato in particolare colpirà l’attenzione di Ninì e proprio dietro questo incontro al profumo di violette si cela il segreto di famiglia che Ester non vede l’ora di conoscere.

I ricordi, la tradizione e la famiglia

Due storie che si abbracciano a distanza di anni, due generazioni che piano piano cominciano a conoscersi sullo sfondo di un paese i cui dettagli riportano alla memoria i racconti dei nonni e delle nonne. Come il lanificio Marzotto, che è impresso nei ricordi di noi bresciani perché anche le nostre nonne vi lavoravano, pedalando ogni mattina con le amiche lungo la ferrovia, all’alba, con il sole o con il freddo dell’inverno. O il mercato del giovedì mattina a Verolanuova, immancabile momento di ritrovo e di svago per tutte le età, o la ghiacciaia immersa nei campi verolesi, come un trullo pugliese.

Al mercato di Verolanuova giungevano ogni giovedì decine e decine di persone, provenienti anche dai paesi vicini, sparsi nella campagna. Già a quell’ora del mattino si potevano trovare anziane signore che andavano a fare la spesa, ragazze mandate dalle madri per qualche commissione, bambini che si divertivano a giocare nella piazzetta gremita di gente.

“Ti porto con me”, Emma Cremaschini

Ricordi che fanno parte di noi, del nostro patrimonio, che portiamo scolpiti nella memoria e che la scrittrice ha saputo ben miscelare nella storia. Partendo dai racconti e dalle testimonianze della bisnonna, Emma Cremaschini è riuscita a creare un romanzo in cui convergono diversi elementi: la realtà storica, la tradizione, il legame famigliare e l’amore puro e semplice. Attraverso una scrittura scorrevole e fresca l’autrice accompagna per mano il lettore alla scoperta delle proprie origini, dei valori tramandati di generazione in generazione e lasciandolo con un messaggio forte: continuare a credere nei propri sogni, vivendo ogni giorno intensamente perché, come sanno bene i protagonisti di questa storia, ogni attimo è prezioso.

La guerra ci ha insegnato, attraverso la morte, quanto sia preziosa la vita.

“Ti porto con me”, Emma Cremaschini

Ti porto con me, Emma Cremaschini

Titolo: Ti porto con me
Autore: Emma Cremaschini
Editore: LuoghInteriori, 2021

Genere: Romanzo
Pagine: 134
Isbn: 9788868642624

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