Il profilo pubblico e privato di Cesare Trebeschi in una raccolta di saggi a cura di Paolo Corsini e Sergio Onger

Cesare Trebeschi ha rappresentato per la città di Brescia una voce capace di costruire la storia della nostra città. Il saggio “Cesare Trebeschi. Giurista, amministratore pubblico, uomo di cultura” (esito di una giornata di studio a lui dedicata dall’Ateneo di Brescia e pubblicato da Morcelliana) ne ripercorre le gesta rappresentandolo sotto i diversi profili di studioso, amministratore pubblico, maestro morale e civile, figlio e padre. A Trebeschi, componente di una famiglia segnata tanto dalle violenze naziste – perse il padre Andrea nel campo di sterminio di Gusen presso Mauthausen – quanto dalla strage di Piazza della Loggia, in cui vennero uccisi il cugino Alberto con la moglie Clementina Calzari, vengono dedicati i contributi di diversi esponenti di spicco della politica e della cultura bresciane: Giovanni Bazoli, Mara Bertagnolli, Silvana Bini, Tino Bino, Giorgio Calderoni, Laura Castelletti, Paolo Corsini, Mario Gorlani, Luisa Nordio, Sergio Onger, Massimo Tedeschi, Stefano Tenca, Marcello Zane. 

Uomo di fede i cui valori erano espressi concretamente in ogni suo gesto, pensiero e iniziativa, Cesare Trebeschi ha vissuto l’impegno pubblico con dedizione, al servizio della comunità:

Cesare, per tutta la vita difese il primato della “città dell’uomo”, un presidio esclusivo contro i rischi non solo del degrado democratico, ma dell’idolatria tecno-economica, globalizzata, che alla fine si sarebbe arresa, come è accaduto, all’egoismo individuale e al narcisismo sociale. Questa sua concezione della città è testimoniata dal lungo percorso di vita e di scelte quotidiane. Dagli studi sugli usi civici, alla fondazione delle società pubbliche di servizi, alla necessità di reti collettive in agricoltura, al riconoscimento delle diversità democratiche, al dovere di tenere insieme le varie anime della comunità sui valori fondamentali, sui principi non negoziabili. Obbediva Cesare non alle regole di un partito, ma a una legge morale che gli consentiva una bussola di condotta non sempre apprezzata, molte volte incompresa, sovente costretta alla solitudine. Conosceva le ombre, l’obliquità del pensiero, agiva come se quella regola fosse la dimensione universale della nostra esistenza. Una dimensione universale etica tanto più ampia quanto più profonda e tutelata in quel luogo collettivo che è la città.

Tino Bino – ivi – pag. 116

Partigiano nella formazione delle Fiamme Verdi durante la Seconda Guerra mondiale, ricopre il suo primo incarico di amministratore pubblico come Sindaco del Comune di Cellatica (1951-1960) a cui seguiranno quello di Assessore provinciale all’Agricoltura (1961-1964), Presidente dell’Azienda Servizi Municipalizzati (1971-1975), Sindaco di Brescia (1975-1985) ed infine Presidente dell’Ateneo di Brescia (1995-2001). 

Uomo di profonda cultura, nel suo percorso professionale di avvocato si è interessato in particolare di diritto amministrativo, ambito in cui poteva giovarsi della sua esperienza come amministratore locale, e di diritto agrario, pubblicando numerosi contributi scientifici sulle più importanti riviste giuridiche di settore: i temi di cui si è occupato sono svariati ma sempre, in controluce, emerge la sua sensibilità in merito alle proprietà collettive, gli usi civici e le comunioni familiari montane che rappresentano un modo diverso di possedere un bene. Si tratta così di unire la vita del singolo individuo con quella della comunità e della terra in cui vive, valorizzando condivisione e cooperazione. 

Il suo percorso in Asm, per quanto breve, è stato rilevante sotto molteplici aspetti. É durante la sua presidenza che si assiste alla ricerca dell’autosufficienza energetica della città con la costruzione delle centrali di Cassano d’Adda e di Valeggio sul Mincio ed alla realizzazione della rete di teleriscaldamento che mira, utilizzando una molteplicità di combustibili, a riscaldare l’intera città con un solo termoutilizzatore, producendo così una consistente riduzione delle emissioni inquinanti. Con il nuovo Regolamento aziendale, approvato nel 1971, l’Asm estende la sua attività nei Comuni contermini di Botticino, che viene collegato alla rete del metano, e di Borgosatollo, Collebeato e Bovezzo, che vengono invece raggiunti dalle linee di autobus. Ancora, vengono attivati i primi parchimetri per limitare la sosta delle auto in città, iniziativa che verrà accolta non senza mugugni da parte di chi si ritiene leso nella propria libertà di utilizzo dell’automobile.  

Il 28 maggio 1974 Brescia è lacerata dalla bomba scoppiata in Piazza della Loggia durante una manifestazione sindacale. È un periodo difficilissimo: Trebeschi raccoglie il testimone dopo trent’anni di sindacatura di Bruno Boni, mentre continue ed estenuanti tensioni tra i partiti politici e frequenti crisi paralizzano l’amministrazione comunale. Nonostante le difficoltà, il suo prestigio ed il suo ruolo di sprone porteranno a numerose ed importanti realizzazioni conseguite dalla città nel decennio in cui è Sindaco di Brescia (1975-1985). Si tratta di scelte frutto di una visione prospettica di ampio respiro: il Parco Ducos, la piscina coperta di Via Rodi, l’acquisto dell’ex-monastero di Sant’Eufemia, l’avvio del risanamento del centro storico, il nuovo piano del traffico, il piano generale delle fognature, la ristrutturazione del vecchio ospedale Sant’Antonino con la nuova destinazione d’uso a uffici comunali, la creazione delle nove Circoscrizioni, la realizzazione dei consultori familiari, il recupero del Monastero di Santa Giulia per collocarvi il Museo della Città, la nascita dell’Università degli Studi di Brescia, la trasformazione del cinema Aquiletta nell’auditorium di San Barnaba, l’avvio della raccolta dei rifiuti nei cassonetti. Ma senz’altro uno dei momenti più significativi, che ancora una volta dimostrano l’umanità del sindaco, è la decisione pioneristica a livello nazionale di affidare la cura del verde pubblico cittadino a Cooperative sociali che offrono opportunità di lavoro alle persone più svantaggiate come ex tossicodipendenti, ex carcerati, malati psichiatrici: l’obiettivo è quello di dare una risposta concreta al problema del recupero e del reinserimento sociale di centinaia di giovani, creando un clima di fiducia e di accoglienza. 

Terminato il suo incarico di sindaco, dal 1979 è Socio effettivo dell’Ateneo e dal 1995 ne è Presidente: il testo ne ripercorre i due mandati durante i quali si è cercato un ricambio generazionale e la realizzazione della Casa Museo di palazzo Tosio. 

Il volume è inoltre corredato dalla pubblicazione di alcuni testi, privati e pubblici. Trebeschi indirizzava ai figli e ai nipotini, in occasione di particolari momenti della vita come il battesimo o la Prima Comunione, delle lettere di natura testimoniale e pedagogica la cui lettura risulta particolarmente struggente. La famiglia Trebeschi aveva già cinque figli quando, nel 1981, prende la decisione – condivisa da tutti i suoi componenti – di adottare un bambino affetto dalla sindrome di Down. Il padrino del battesimo è il figlio diciottenne Andrea, a cui Trebeschi invia una lettera commovente: 

Molti ti compassionano oggi per il “peso” che vedono tra le tue braccia. Abbi tu compassione di loro, Andrea, e di quanti pensano che farci accompagnare da lui rallenti il cammino ai tuoi genitori nella strada che loro può rimanere, e tarpi le ali al volo che attende te e i tuoi fratelli. Come se non ci fosse un peso e un limite in ogni scelta, che proprio perché tale comporta la rinuncia a molte vie, ma per intraprenderne una che si ritiene migliore, e che comunque è preferibile a una stanca immobilità….Ma è una rinuncia, è un sacrificio, è davvero un temerario rischio o è il coraggio della gioia?

Cesare Trebeschi – lettera al figlio Andrea – ivi pag. 138

Trebeschi viene a mancare nel 2020, durante la fase più cruenta dell’epidemia da Covid. 

Eppure il suo messaggio non è caduto, la sua voce ancora incoraggia le generazioni più giovani che da quell’anno partecipano al Premio “Cesare Trebeschi – L’arte del bene comune” declinato ogni anno in un tema diverso, preparando elaborati coerenti con il bando. 

L’interesse dimostrato dalla qualità degli elaborati e l’attenzione dimostrata dagli studenti evidenziano che i valori professati da Cesare Trebeschi ed il suo modo di intendere la vita e la comunità hanno tutt’ora una forte presa sui giovani, che non lo dimenticheranno.


Titolo: Cesare Trebeschi – Giurista, amministratore pubblico, uomo di cultura)
Autore: AA.VV.  – a cura di Paolo Corsini e Sergio Onger
Editore: Ateneo di Brescia – Accademia di Scienze Lettere ed Arti – Morcelliana Scholé, 2024

Genere: Saggio
Pagine: 160
ISBN: 9788828407027

Candida Bertoli

È laureata in Giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto amministrativo comparato: la tesi di dottorato, sulla protezione dei beni culturali, è depositata all’Unesco, a Parigi. Adora leggere fin da quando era bambina e le sue passioni sono l’arte e la storia. Per anni ha gestito i volontari del FAI sia a livello cittadino che regionale e ama raccontare Brescia. La sua casa è piena di libri, in ogni spazio possibile e di ogni genere. Partecipa al Festival della Letteratura di Mantova da sempre, e nel 2019 le è stato conferito il premio di “Massimo esperto della storia del Festival”

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