Un bianco e nero che affascina nella Brescia sospesa e senza tempo raccontata per immagini da BAMS

Piazza Vittoria. Immagine tratta dal volume "Brescia" (BAMs 2025) pubblicata per gentile concessione di BAMS. Tutti i diritti riservati

“Un libro, quindi, che ridona ai Bresciani una città da rivivere pensando alla sua straordinaria ricchezza culturale. Una città che può essere ripensata e rivissuta partendo da uno sguardo pulito e sereno: una sfida che si può cogliere e…iniziare a vincere”

(Basilio Rodella)

La fotografia fissa l’attimo, restituisce del presente il guizzo dell’attesa, lo storicizza rendendolo eterno: se poi, come nel caso dell’opera in questione, tutto si ammanta di una luce diversa, vibrante, pura, in un bianco e nero di grande fascino e senza quell’inquinamento visivo che ahinoi ci ha portato a non cogliere più le bellezze di un luogo, allora possiamo sostenere di essere di fronte a un documento unico e prezioso.

È il “cuore” antico di una Brescia davvero inedita quello che ci restituisce Bams, nelle persone di Matteo, Stefano e Basilio Rodella con i loro collaboratori, grazie a un lavoro durato diverse settimane (sono state richieste ben 12 ore di post produzione solo per dare vita a uno degli scatti panoramici ivi contenuti). Il risultato, il bel volume “Brescia. Uno sguardo senza tempo sul centro storico della città” (BAMS 2025) arricchito dai testi di Tino Bino, Luisa Bondoni, Laura Castelletti, Basilio Rodella, Ferdinando Zanzottera, è frutto di una profonda conoscenza del territorio e del loro consueto, eccezionale occhio predatore che sa spaziare dal dettaglio agli ampi orizzonti resi da una ripresa aerea.

Ciò che più sorprende è l’attenzione ai particolari di queste che il docente del Politecnico di Milano, Ferdinando Zanzottera, autore dell’esaustiva introduzione posta in apertura del libro, ha voluto definire decofotografie ricorrendo al concetto espresso da Jacques Derrida: scatti cioè che decostruiscono la realtà, quella composta da ostacoli, pannelli, segnali stradali, persone, veicoli in marcia che ingombrano lo spazio visivo e non consentono più di osservare e ammirare questo o quell’edificio, questo o quello scorcio di città. Decostruire per ricreare, riformulare sotto un altro punto di vista, ma anche riprendere, ad esempio, il filo del passato quando si era meno soggetti all’invadenza onnivora di elementi di disturbo.

Ecco, dunque, che analogamente a quanto operò Calvino nell’ambito letterario, ben descritto nelle Lezioni Americane, anche Bams ha inteso attuare un’operazione di sottrazione, di “levare peso” che, nello specifico, è togliere orpelli e superfetazioni per liberare solidità, concretezza, arte. Già, perché solo quando si ha lo sguardo scevro da tutto ciò è possibile assaporare appieno l’incanto, sostando magari davanti al Duomo Vecchio o alle meraviglie contenute nel Museo Diocesano o nella chiesa di San Cristo, osservando a volo d’uccello l’ampia agglomerazione urbana del centro storico, le numerose monumentali fontane o i fregi del Palazzo Comunale, perdendosi nei minuscoli vicoli Sant’Urbano e Gabriele Rosa per ammirare l’opera di Antonio De Martino che “cala” su via Ventura Fenarolo o ancora il Capitolium che funge da elemento iconico in quarta di copertina o ancora l’ormai onnipresente artista calcinatese Rovatinsky (al secolo Alberto Rovati) la cui opera pixelata è finita sotto la targa che indica la salita al Castello. 

Come ha bene scritto Tino Bino in uno dei contributi più pregnanti e incisivi che aprono il volume, le immagini di Bams ci conducono in una Brescia inattesa, sospesa nel tempo, nel lucore che poco ci chiarisce in quale fase temporale diurna sia prodotto lo scatto, ma che aggetta tutto il valore di una città bella e discreta, troppo a lungo considerata esclusivamente di rilievo industriale o commerciale. In ciò il ruolo assunto nel 2023 come Capitale Italiana della Cultura con Bergamo aveva già permesso di erodere incrostazioni mentali: ed ecco ora con Bams dare un ulteriore slancio verso l’alto, a suggerire quanto la cultura, la storia, la pittura, la scultura, l’architettura e, perché no, anche l’urbanistica sappiano veicolare il residente, il viaggiatore, il turista a guardare con acume e non più solo vedere Brescia e ciò che essa rappresenta. Senza pretesa di esaustività ci piace ricorrere a un confronto con la Ferrara “metafisica” di Giorgio De Chirico: in entrambi i casi c’è un senso di stupore a coglierci, innanzi alle seducenti opere che si stagliano davanti agli occhi, forme finalmente pure, incantate, fisse, eterne

Gli autori del volume compiono davvero una sapiente, accurata palingenesi di eternizzazione come pochi altri fotografi sanno fare: si prenda ad esempio l’immagine su due pagine che raffigura il grande palazzo Ina di Piazza Vittoria. È qui la Brescia Metafisica, con quegli archi in evidenza dove le ombre contrastano la luce e tutto è immobile, caldo, in un’ora qualsiasi della giornata, infintamente semplice, puro. Un presente mai visto, un tempo che è qui e non è mai stato, anche per chi Brescia l’ha costantemente sotto gli occhi: noi contemporanei, finalmente, possiamo riappropriarci di una storia che si allunga sino ad oggi e che possiamo ri-costruire, guardando al futuro, partendo proprio da ciò che è gusto e bellezza. In attesa di scoprire altre meraviglie nel volume di prossima pubblicazione tutto dedicato non al centro storico bensì alle tante periferie della Leonessa d’Italia. 


Titolo: Brescia. Uno sguardo senza tempo sul centro storico della città
Autore: Tino Bino, Luisa Bondoni, Laura Castelletti, Basilio Rodella, Ferdinando Zanzottera
Editore: Bams, 2025

Genere: Fotografia
Pagine: 279
ISBN: 9788897941736

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