“Il caso degli indizi impossibili”: il giudice Albertano alle prese con un giallo in bilico tra conflitti nostrani e mitologia nordica
Letto e recensito da Marzia Borzi per Brescia si legge
Si tratta di sei cose che non esistono al mondo: il passo del gatto non fa rumore, la roccia non ha radici né tendini l’orso; alle donne non cresce la barba, il pesce non respira e l’uccello non sputa.
Il giudice Albertano e il caso degli indizi impossibili, Enrico Giustacchini
Anno 1247, Piacenza. Nel bel mezzo dello scontro tra Comuni guelfi, schierati con il Papa, e ghibellini, dalla parte dell’imperatore, il giudice Albertano da Brescia è ospite di Emanuele Maggi, nobile bresciano di grande esperienza, che riveste la carica di podestà nella città di Piacenza, temuta e fiera rivale di Federico II.
Accompagnato dall’amico di sempre, Berengario, Albertano trascorre piacevoli serate nella dimora di Maggi dove il pellegrino Jakob Reynisson, di passaggio dalla città di Piacenza per recarsi a Roma, legge agli ospiti presenti il “Gylfaginning”, narrazione completa ed organica dei miti norreni, opera di Snorri Sturluson (1179-1241), il più celebre degli scrittori d’Islanda.
La tranquillità del soggiorno piacentino viene, però, presto interrotta da alcuni fatti di sangue che sembrano trarre ispirazione proprio dall’opera nordica, mettendo in scena i sei elementi impossibili che nell’epopea formano il laccio per imprigionare il mitologico Lupo Fenrir: barba di donna, rumore di passi di gatto, respiro di pesce, saliva d’uccello… Tutte cose che non esistono ma che sembrano palesarsi in modo reale sulla scena del delitto e diventare la firma stessa dell’assassino.
E così, mentre Maggi accoglie anche un gruppo di esuli parmensi, in fuga dalla propria città dopo che questa è stata occupata dalle truppe imperiali, e l’ombra della vendetta di Federico II si allunga sui protagonisti della vicenda, toccherà ancora una volta al giudice bresciano districare la matassa dell’enigma e scoprire quale mano diabolica e misteriosa sia colpevole degli inquietanti delitti.
La caccia al killer tra saghe nordiche e oscure passioni
“Il giudice Albertano e il caso degli indizi impossibili” (LiberEdizioni 2025), undicesimo capitolo del giureconsulto bresciano tornato alla ribalta grazie alla capace penna del giornalista bresciano Enrico Giustacchini, è forse il romanzo più riuscito del ciclo di Albertano sia per la capacità con la quale l’autore propone spunti tratti dalla letteratura nordica e dagli autori medievali che per primi l’hanno delineata, sia per la completezza storica in cui si muovono i personaggi descritti nel giallo.
Un sapiente lavoro di ricerca e ricostruzione, dunque, che non manca di affascinare attingendo dalle rotte dei pellegrini, che dal Nord giungevano a Roma seminando saggezza e simboli misteriosi, e dai testi più antichi di poesia o cronaca come i “Lai du Biscavret” della poetessa Maria di Francia e i “Flores historiarum” di Ruggero di Wendover con la visione di una splendida Lady Godiva, vestita della sua sola chioma durante la cavalcata per Coventry.
Tra mutazioni inspiegabili, saghe nordiche, trame politiche e amorose follie, Giustacchini incanta con un affresco veramente riuscito di un’epoca storica fatta non solo di scontri civici e politici ma di sottili passioni e desideri nascosti con un personaggio, quello di Albertano, che resta sempre fedele a se stesso e alla sua intelligenza.
Utile e interessante, soprattutto per gli appassionati di Medioevo, anche l’appendice finale che conduce il lettore dal romanzo alla realtà, fornendo approfondimenti sui personaggi, eventi e opere citate nel testo.
RIVEDI LA BREVE PUNTATA DI BRESCIA TRA LE RIGHE IN CUI ABBIAMO INTERVISTATO ENRICO GIUSTACCHINI

Titolo: Il giudice Albertano e il caso degli indizi impossibili
Autrice: Enrico Giustacchini
Editore: Liberedizioni, 2025
Genere: Giallo storico
Pagine: 151
ISBN: 9791255520900
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