“Al 17%”. Il punto di vista di un diciottenne d’oggi per dar voce a una generazione da molti poco compresa

Siamo la generazione che silenzia prima di tutto sé stessa.

Filippo Soncina – Al 17%. Perché capire la vita è sopravvalutato – pg. 33

Dalle pagine di “Ingredienti per una vita di formidabili passioni”, Luis Sepúlveda ha tenuto a dirci che la letteratura che vale è quella che riesce a dar voce a chi, di voce, non ne ha. Pare forse azzardata la sottile linea rossa che unisce da una parte del capo lo scrittore cileno di fama internazionale e dall’altro un ragazzo gardesano, di San Felice del Benaco, al suo esordio narrativo.

Eppure, l’urgenza che ha dato corpo al libro Al 17%. Perché capire la vita è sopravvalutato (Self-publishing, 2025) è scaturita nel giovane Filippo Soncina proprio dalla necessità di dare voce a un sé stesso reale, vero, “disordinato, emotivo, vivo”, in relazione colloquiale con un immaginario lettore che si fa paradigma di una generazione.

Mostrarsi per come si è davvero è un atto rivoluzionario, viviamo in un mondo che ci vuole perfetti: muscolosi, sicuri, sempre sorridenti, con la risposta pronta e mai un passo falso. La verità? Nessuno lo è. Siamo tutti un po’ rotti, tutti con qualche cicatrice e va bene così.

Filippo Soncina – Al 17%. Perché capire la vita è sopravvalutato – pag. 11

C’è una data che funge da spartiacque tra il silenzio e la parola, ed è quella che sancisce l’inizio dell’ultimo anno che lo separa dalla maggiore età. Filippo intuisce che il tempo della vaghezza si sta via via assottigliando, l’epoca delle possibilità infinite, quella degli inciampi derubricati a ragazzate, ha i giorni contati.

La paura di diventare adulti è la paura di perdere sé stessi, di diventare freddi, di entrare nel club dei non si fa e dei non si può.

Filippo Soncina – Al 17%. Perché capire la vita è sopravvalutato – pag. 94

È anche la paura di scegliere, di aprire una porta che ne esclude altre, di giocarsi i sentimenti al tavolo sbagliato, di ritrovarsi indietro, di scoprirsi soli. Ma qui l’autore si sfila, scioglie l’ancora dal porto delle illusioni e delle apparenze da social network e rivendica a gran voce il diritto di navigare con la propria andatura, cercando venti che nessuno può imporre né prevedere.

Non esiste un’età giusta, esiste il momento in cui TU sei pronto e quel momento non lo decide un calendario o un compleanno, lo decidi tu, dentro.

Filippo Soncina – Al 17%. Perché capire la vita è sopravvalutato – pag. 103

Non è una navigazione in solitaria, quella di Filippo. C’è sulla terraferma una famiglia relazionale, solida, attraversata a fil di spada dal dolore e dalla disillusione, ma non per questo meno calda e appassionata, fiduciosa nella vita che continua, cresce, si esprime, evolve. Ci sono gli amici, sottocoperta, gli amici veri, che “ti fanno respirare e sentire a casa”. E poi c’è la musica che accompagna senza chiedere, che si offre senza obblighi, che sa stare, con ogni tempo e con ogni vento.

Il sax, per me, non è solo uno strumento: è una confessione col fiato, è tutto quello che non ho il coraggio di scrivere nemmeno qui. La batteria, invece, è la mia palestra emotiva: ogni colpo è un “non mollo”, un “sono ancora qui”, un “ti asfalto pure oggi”. Mentre le bacchette picchiano, il caos dentro trova ordine.

Filippo Soncina – Al 17%. Perché capire la vita è sopravvalutato – pag. 27

Filippo racconta di sé e di una generazione che desidera essere guardata, proprio nel momento in cui volta lo sguardo dall’altra parte, che vuole essere ascoltata, proprio quando si chiude nel silenzio, al di là di ogni giudizio, valutazione, prestazione, consiglio. 

Siamo pieni di etichette, appiccicate addosso come post-it bagnati: appiccicano male, ma lasciano sempre il segno.

Filippo Soncina – Al 17%. Perché capire la vita è sopravvalutato – pag. 19

E il segno può divenire una piaga se non trova un canale di scolo, un’ansa di torrente dove le emozioni possano scorrere liberamente e farsi, ad ogni salto, sempre più chiare e limpide. L’autore lo sa ed incita il suo lettore ad abbandonare ogni tentazione di incubare, soffocare, respingere, se non anche sopprimere, il flusso generato dalla propria emotività.

Meglio un’emozione detta male che una trattenuta bene. Se la dici, si muove, si libera, smette di scavarti dentro.

Filippo Soncina – Al 17%. Perché capire la vita è sopravvalutato – pag. 85

C’è compassione in queste pagine, nel senso più pieno del termine, un andare verso l’altro partendo da sé, dal proprio vissuto, per creare un ponte, per offrire ed offrirsi una carezza, per trovare, nel dialogo, una rotta e una cura. C’è l’esuberanza di un liceale alle prese con le insidie delle giornate scolastiche, c’è la sana ironia di coloro che sanno maneggiare la sofferenza e la stortura senza trasformarle in macigni. C’è persino un dono, un capitolo inabissato e recuperabile su richiesta del lettore. Ma soprattutto c’è lo splendore di una vita che si apre al mondo, una forza delicata ma inarrestabile, capace di poesia.


Titolo: Al 17%. Perché capire la vita é sopravvalutato
Autore: Filippo Soncina
Editore: Independently published, 2025

Genere: Zibaldone
Pagine: 137
ISBN: 9798298261579

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