Running Club: corsa, fragilità umane e tematiche ambientali nel secondo romanzo di Emanuele Galesi
Letto e recensito da Francesca Cocchi per Brescia si legge
Per molte persone la corsa è solo un passatempo, per alcune un modo come tanti per mantenersi in forma, per altre la soluzione a ogni problema. Per il Curvo è l’ultima occasione per scoprire se è ancora capace di andare avanti.
Dopo il romanzo d’esordio “Sei tu il figlio” (Piemme, 2023), Emanuele Galesi torna a indagare le fragilità umane in “Running Club” (Santelli, 2026). E lo fa attraverso la storia di un quarantenne che cerca di ricostruire la propria vita — le relazioni sentimentali, le amicizie, il lavoro e le passioni — correndo tra le vie di una città coperta da una Cappa che divora tutta l’aria, lasciando agli esseri viventi solo gli scarti velenosi.
La corsa come mezzo di riscatto e metafora della vita
Dopo il fallimento della sua videoteca e la fine di una relazione che lo aveva portato a Roma, Massimiliano, da tutti conosciuto come il Curvo per la postura che lo fa somigliare a un punto di domanda, torna a vivere nella città natale. Qui trascorre le giornate tra fumo e alcol, «cullato dalle onde illusorie dell’oblio», finché una sera perde le chiavi del suo monolocale e, arrivato «oltre il limite dell’autocoscienza», si addormenta nella birreria sotto casa, afflosciandosi su un tavolino.
A risvegliarlo è Claudio, il Coach, un vecchio amico convinto di avere con lui un debito da saldare legato alla loro serate da ventenni. Claudio lo trascina nel Vamos Running Club, il gruppo podistico che ha fondato, prospettandogli il correre una maratona come la vera prova di riscatto personale.
Così, tra muscoli indolenziti e sveglie che anticipano l’alba, il Curvo tenta di rimettere insieme i pezzi della propria vita. Al lavoro nella tabaccheria dello zio affianca un corso presso il centro per l’impiego, che gli permette di riavvicinarsi al mondo del cinema, e alcuni turni come barista nella solita birreria.
Ma proprio quando il dolore al muscolo soleo sembra essersi attenuato, nuove tensioni familiari e sentimenti feriti complicano la preparazione alla maratona, rendendo il traguardo sempre più lontano.
Un inventario di fragilità umane
Intorno alla storia del Curvo orbitano le vite di vari personaggi, ciascuno portatore di una personalissima frattura interiore.
A partire dallo stesso Coach che macina chilometri per anestetizzare il dolore della morte di un amico in un incidente stradale e il divorzio dalla moglie. C’è poi Stella, la vicina di pianerottolo di Massimiliano, che una notte bussa alla sua porta terrorizzata dall’idea che, restando sola, il pensiero del suicidio possa tradursi in un gesto estremo. E c’è Claudia, la tutor del centro per l’impiego, che nella laurea in psicologia non è riuscita a trovare risposte all’inspiegabile suicidio del fratello e ha scelto di non «trasformare lo studio nella professione che aveva immaginato».
In “Running Club”, Galesi ci ricorda che le fragilità non sono difetti da correggere né sintomi di debolezza. E lo fa senza cadere nella retorica del pietismo o dell’eroismo, ma mostrando le vulnerabilità per quello che sono: una parte intrinseca e fondamentale di ogni essere umano.
Una Brescia che emerge dalla Cappa di smog
Le corse del Vamos Running Club attraversano una Brescia mai nominata esplicitamente, ma riconoscibile nei suoi luoghi, bar e agenzie di comunicazione che curano gli slogan elettorali della sindaca.
Ciò che rende Brescia però davvero riconoscibile è la Cappa di inquinamento che restituisce l’immagine di una delle città più inquinate in Italia, con livelli di PM 2.5 di gran lunga superiori a quelli raccomandati dall’OMS.
In “Running Club”, gli accenni alle tematiche ambientali, spesso trattate anche nei canali social di Galesi e nel suo podcast Breccast, ci ricordano che possiamo correre per allontanarci dai nostri problemi, ma non saremo mai più veloci delle conseguenze della crisi climatica.

Titolo: Running Club
Autore: Emanuele Galesi
Editore: Santelli
Genere: narrativa
Pagine: 323
ISBN: 9788892923287
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