“Racconti resistenziali”: un libro per trasmettere la memoria della Resistenza in Val Sabbia
Letto e recensito da Francesca Scotti per Brescia si legge
In una realtà particolarmente impegnata a vivere il presente, lo sguardo al passato assume notevole importanza. Il far storia significa non soltanto raccontare gli avvenimenti accaduti, ma implica anche la riflessione sul significato di quanto accaduto onde trarne utili insegnamenti per costruire il futuro. Se poi la storia riguarda periodi cruciali della nostra vita nazionale, questo assume ancora più importanza.
Dall’introduzione di Gianbattista Guerra e Giovanmaria Flocchini a “Racconti resistenziali” di Giuseppe Biati, p. 9
Spesso (e ingiustamente) meno considerata delle altre valli bresciane, la Valsabbia è oggi conosciuta e visitata per i boschi rigogliosi, i borghi suggestivi e il ricco folklore. Non va tuttavia dimenticato che, tra il 1943 e il 1945, i suoi sentieri sono stati teatro di numerosi e significativi episodi della Resistenza al nazifascismo. Episodi che hanno per protagonisti ragazzi e ragazze, uomini e donne, staffette e partigiani, spie ed ecclesiasti, gente del luogo e combattenti che hanno scelto di lottare per un mondo migliore.
Nel libro “Racconti resistenziali” (EVS Edizioni Valle Sabbia, 2025), il bresciano Giuseppe Biati raccoglie biografie e storie, note ma anche semidimenticate, incentrate sulla Resistenza in Valsabbia. Il suo è un piccolo tomo, facile da portare con sé e pensato per rendere onore, nell’anno dell’ottantesimo anniversario della Liberazione, a chi ha combattuto, appoggiato e sostenuto in svariati modi la Resistenza in terra valsabbina. Particolare risalto è conferito alla zona delle Pertiche e ai comuni che la compongono, come Pertica Bassa, Pertica Alta e Forno d’Ono, che al tempo della Resistenza sono stati una vera e propria base per la ribellione ai fascisti e agli occupatori nazisti, anche e in gran parte grazie alla presenza in loco di combattenti delle Fiamme Verdi.
Ripercorrendo vicende tragiche e ispiranti, il volume riesce nell’intento pedagogico-didattico di tramandare una memoria storica viva ed essenziale, tracciando un chiaro sentiero valoriale per il nostro presente, in special modo per le giovani generazioni.
Molteplicità della Resistenza
È la molteplicità delle Resistenze, con differenze importanti: resistenza alla guerra, guerra di resistenza, disobbedienza di massa, sottrarsi per combattere, sottrarsi per non combattere, resistenza passiva, pietas verso i caduti, fiancheggiamenti, infiltrazioni, “doppi giochi”: tutte Resistenze.
Giuseppe Biati, “Racconti resistenziali”, p. 59
Il più grande merito del libro di Biati è quello di evidenziare quanto la Resistenza sia stata multiforme e dunque caratterizzata da svariate forme di lotta e di collaborazione. Essa si è infatti sviluppata all’interno di un contesto eterogeno, formato da protagonisti e protagoniste di diversa estrazione sociale, con differenti ideali e tipi di formazione. C’è stata la variegata resistenza delle donne – in gran parte taciuta o addirittura dimenticata a partire dal dopoguerra -, che sono state parte attiva della lotta come staffette, collaboratrici, soccorritrici, spie e pure combattenti armate, rischiando pericoli pari a quelli degli uomini e andando spesso incontro a dolori e umiliazioni anche più grandi. C’è stata la resistenza di contadini, studenti, operai, reduci, sacerdoti e intere famiglie che hanno accolto in casa i partigiani offrendo loro cibo e riparo. C’è chi ha offerto un posto per dormire o un piatto di minestra, chi ha mandato l’allarme per un rastrellamento in arrivo o ha consegnato anche solo un biglietto d’informazioni: tutto è stato importante e meritevole di essere ricordato.
Non mancano alcune delle figure più note della Resistenza in Val Sabbia, come Emiliano (Emi) Rinaldini della brigata Giacomo Perlasca delle Fiamme Verdi, attivo insieme ai compagni nel comune di Pertica Alta. Un giovane maestro e redattore che ha lasciato la città scegliendo l’aspra via della ribellione in clandestinità e che è stato, per il suo gruppo e per chiunque, un esempio luminoso e coerente di resistente, di ribelle, di essere umano. Catturato in seguito a un rastrellamento nel febbraio del 1944, è stato ucciso poco dopo dai fascisti a Belprato di Pertica Alta. La sua tragica storia si intreccia a quella di don Lorenzo Salice, parroco di Odeno di Pertica Alta, a cui si deve il merito di aver collaborato attivamente coi partigiani attivi in valle. Catturato insieme a Emi, è poi stato interrogato e infine rilasciato, con l’esperienza della lotta resistenziale a segnarlo per sempre.
Troviamo anche un capitolo dedicato al giovane Raffaele Botti di Iseo, che entra con il fazzoletto rosso al collo nella 122° brigata Garibaldi e che, inviato in Val Sabbia, resta ucciso nel corso di un rastrellamento del 1944. Viene ricordato anche il gruppo di soldati dell’Unione Sovietica che, il 3 maggio 1944, a Gabbiole di Agnosine sbarrano la strada a fascisti e nazisti, insieme a partigiani italiani.
Nella carrellata di storie presentata dal libro, trova posto anche Bill, un volpino dal pelo fulvo che avverte i partigiani abbaiando tutte le volte che si stanno avvicinando fascisti o nazisti.
La Resistenza delle donne valsabbine
Affascinante e ricco di nomi è l’affresco delle donne valsabbine attive nella Resistenza con vari ruoli e differenti responsabilità. Donne delle Pertiche e dei dintorni come Emilia Brescianini e Maria Castelli, che per i partigiani trasportano cibo e munizioni, subendo per questo diversi interrogatori. Come Maddalena Flocchini, “sentinella del territorio” per la brigata Perlasca, che procura cibo e nasconde prigionieri slavi in fuga. Come Santina Dusi, Gottardina e Zelinda Zanaglio, tutte e tre staffette, più volte interrogate e torturate. Come Carla Leali, che stende e fa stendere ai balconi lenzuola bianche per avvisare i partigiani dell’arrivo dei fascisti. Come Maria Turri Zanoni, che sfida apertamente i fascisti portando una ciotola di latte a un Emi Rinaldini sfinito dalle torture.
Particolare e incredibile è poi la storia di Olga Togni di Belprato, che contribuisce alla Resistenza come spia, con il nome di battaglia di Liliana. Inclusa in una squadra di quindici persone del servizio di intelligence del Simni-Sip (il Servizio Informazioni Militari per il Nord d’Italia, ovvero la più grande organizzazione informativa della Resistenza), Olga si infiltra a Salò, dove lavora per la Repubblica fascista, proprio nell’ufficio del Duce. Affrontando rischi altissimi, sfrutta l’impiego a lei assegnato per trasmettere ai partigiani informazioni di estrema importanza e rivelare obiettivi militari di prim’ordine.
È sempre tempo di resistenza
Un capitolo dopo l’altro, il libro di Biati ci ricorda che il passato non è una paginetta da imparare a memoria per un compito in classe, bensì qualcosa che è sempre in corso e che sempre e ancora ci riguarda da vicino. Avvicinarci alle figure della Resistenza, nella loro moltitudine e varietà, ci fa andare al cuore dei sentimenti, delle paure, degli ideali e delle scelte di persone che in tempo di dittatura e di guerra hanno deciso, sottoponendosi a rischi estremi, di adoperarsi per la libertà e per un futuro all’insegna della democrazia.
In questo nostro tempo di crisi valoriale e intellettuale, di instabilità e di conflitti alimentati da razzismi e sovranismi, è ancora dalla memoria della Resistenza che dobbiamo ripartire per comprendere appieno il presente e poterlo cambiare, promuovendo una resistenza intellettuale come pratica attiva contro l’appiattimento delle coscienze. Promuovendo cioè la capacità di unirsi, così come quella di considerare le differenze valoriali e sociali non come barriere ma come ricchezze che assicurano varietà di pensiero, per cooperare a obiettivi comuni e realizzare, per dirla come Biati, una “rigenerazione degli spiriti”, un progresso giusto e profondo, di tipo umano.

Titolo: Racconti Resistenziali. 80° anniversario della Liberazione. 1945-2025
Autore: Giuseppe Biati
Editore: EVS Edizioni Valle Sabbia, 2025
Genere: Saggio, raccolta di biografie
Pagine: 124
ISBN: 9788897690467
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