“Montechiaro 1859. Vicende, visioni e acquartieramenti”: quando un dipinto apre uno squarcio sulla storia locale

La Seconda Guerra di Indipendenza italiana rappresenta uno dei capitoli più intensi e cruciali del processo di unificazione nazionale, un periodo caratterizzato da eventi militari e politici di grande rilievo. Tra le località coinvolte in queste vicende, il borgo di Montechiaro, l’odierna Montichiari, si collocava come uno strategico punto di osservazione e di mobilitazione, nonché testimone silenzioso delle operazioni belliche che si svolsero nella Pianura Padana

Federico Troletti – La narrazione di Montechiaro 1859: l’immaginario artistico attorno alla campagna della Seconda Guerra d’indipendenza – pag. 11

Faustino Joli (Brescia 1814-1876) è da considerarsi non solo un artista bresciano di pregio ma un vero e proprio “pittore-reporter”, uno dei più grandi “cronisti” dell’epoca, presente durante le Dieci Giornate e sui campi di battaglia di Solferino e San Martino e capace con le sue pennellate attente di restituire fermi immagine precisi e minuziosi di quanto accadeva durante il Risorgimento. E’ proprio da un suo dipinto del 1859 dal titolo “Passaggio di una Requisizione austriaca. Guerra dell’anno 1859 Campagna Montechiaro”, proveniente dalla Collezione di Italo Segalini, che è nata l’idea dell’interessante guida/catalogo dal titolo “Montechiaro 1859. Vicende, visioni, acquartieramenti” (autori vari, Sagep, 2025). Una pubblicazione che offre non solo una sintesi sulle opere e sui reperti materiali esposti nella mostra aperta al pubblico sino al 26 aprile 2026 nelle sale al pianterreno del Museo Lechi a Montichiari, ma allo stesso tempo una visione storica a 360 gradi degli accadimenti del territorio preso in esame nell’anno suddetto e una lettura storico-ambientale, sociale ed etnografica della brughiera monteclarense. Un vero e proprio spaccato di un tempo ormai passato ma che rivive grazie agli importanti contributi e approfondimenti di diverse firme di storici e studiosi bresciani quali Federico Troletti, direttore di Montichiari Musei e ideatore stesso della mostra; Emanuele Cerutti; Michela Capra; Maurizio Mondini, Angelo Giorgi e Paolo De Montis.

Il giorno 15, l’VIII corpo era dinanzi a Montechiaro, mentre la divisione di cavalleria Mensdorf (circa 3.000 uomini) era a Ro e a Vighizzolo, di scolta sullo stradale da Brescia. Per la gente di Montechiaro dovette essere come un cataclisma: un paese di 7300 anime, in tre giorni, fu attraversato da una massa di circa 60.000 uomini o più

Emanuele Cerutti – La battaglia che (non) fu. Note di storia su Montechiaro, aprile – novembre 1859 – pag. 31

Nella guida si ricostruiscono le vicende che il territorio bresciano e in primis quello monteclarense hanno vissuto in quel 1859 così fondamentale per i destini dell’Italia unita. Approfondimenti significativi che si aggiungono alla copiosa editoria documentale che già tratta del Risorgimento ma che sono altresì utili per ottenere una visione d’insieme, organica e sintetica che – come sottolinea lo storico Cerutti nel suo contributo – “contestualizzasse le vicende del “mondo piccolo” nella grande storia e nei fenomeni socio-militari che l’hanno animata”. Si scopre così che nessuno dei ponti sul Chiese a Montichiari venne distrutto, probabilmente perché il Feldmaresciallo Gyulay pensava di dare battaglia tra Castiglione delle Stiviere e Montichiari e, dunque, quegli attraversamenti fluviali gli servivano integri; che Montechiaro e il suo territorio avrebbero dovuto avere un ruolo di rilievo se non fosse che poi gli austriaci cambiarono nuovamente idea e che il paese divenne alla fine solo una base logistica e che il peso per gli abitanti del posto non fu meno drammatico del trovarsi nel centro della battaglia stessa. Vengono, infatti, documentate requisizioni e precettazioni all’ordine del giorno con testimonianze iconiche come le illustrazioni realizzate su incisioni per le testate d’Oltralpe o i distintivi in ottone, appartenuti ai militari francesi, ritrovati sul territorio. Ricostruiti altresì danni nelle campagne per gli attendamenti militari, epidemie di febbri putride e tifoidee che portarono in pochi giorni alla morte molti giovani monteclarensi, soprattutto donne nel fiore della gioventù. Uno spaccato sociale importante e significativo su quanto i civili abbiano pagato anche nei secoli scorsi sulla propria pelle la guerra e come il passaggio di eserciti e l’occupazione militare non siano mai stati esenti da quella devastazione che da sempre la guerra lascia dietro a sé. 

La scena rappresentata nel dipinto di Faustino Joli è ambientata in quella porzione della pianura orientale bresciana comunemente nota come “brughiera”, una distesa piatta e uniforme, caratterizzata dai sedimenti prodotti dall’erosione delle Alpi nel Quaternario

Michela Capra – Il passaggio nella “brughiera” dei buoi requisiti: una lettura storico-ambientale, sociale ed etnografica – pag. 49

Elemento affascinante del catalogo è anche l’immersione minuziosa nel dipinto stesso di Joli, che permette di scandagliare e scoprire gli aspetti ambientali e naturalistici che caratterizzavano a metà Ottocento il territorio della “brughiera”. Un termine, quella “brughiera” che – come viene messo subito in chiaro – appare utilizzato in modo inesatto perché l’area che va dalla località Fascia d’oro, a nord, fino all’intersezione sud all’altezza dell’abitato di Vighizzolo, a sud-est con i confini con Calcinatello e al limite ovest della cascina La Motta di Ghedi era più una “campagna”. Un’area di 8889 piò non ancora resa fertile dall’acqua, portata solo nel Novecento dalle pompe a motore, e dove crescevano fiori di “tasso barbasso”, nome comune del verbasco che, alti e colorati, spiccavano con i loro fiori gialli nella landa desolata utilizzata soprattutto per il pascolo di greggi e bestiame. Mandrie di buoi, come quelli immortalati mentre vengono requisiti dagli austriaci a piedi e a cavallo, erano numerose e preziosissime per dissodare l’arido terreno che circondava il paese e spesso affiancate nei campi da greggi di pecore, utili anche per la produzione del latte. Un punto di vista storico/naturalistico che delinea episodi solo apparentemente banali ed aneddotici ma che in realtà ridà dignità e forza a quella storia minore che è la parte più importante del vissuto di un territorio. Emerge in questo modo uno spaccato storico fatto di gesti quotidiani in cui il tempo della guerra entrava di prepotenza, ma che attraverso l’arte racconta con naturalezza l’identità di un luogo. La guida si chiude con l’analisi accurata di diverse incisioni, talvolta firmate da incisori noti talaltre di autore ignoto. Una carrellata in bianco e nero e a colori, per la maggior parte provenienti dalla Collezione Daris Baratti, testimonianze che partendo dall’arte cronachistica fissano per sempre nel tempo quel mito del Risorgimento che i libri di Storia hanno poi saputo trasmettere attraverso le parole.  


Titolo: Montechiaro 1859. Vicende, visioni, acquartieramenti
Autore: Vari
Editore: Sagep Editori, 2025

Genere: Catalogo
Pagine: 120
ISBN: 9791255902676

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