Cittadini, non spettatori. La comunità bresciana di fronte al sequestro Moro nel libro di Michele Busi

Recensione a cura di Andrea Franzoni per Bresciasilegge.it

Migliaia di persone scese in piazza per capire, discutere, reagire. I consigli comunali straordinari, gli scioperi spontanei nelle fabbriche, il presidio popolare degli spazi a difesa della democrazia. I discorsi accorati ma lucidi dei leader del tempo, ed i loro interventi sulla stampa locale e nelle assemblee; gli auditorium ed i circoli pieni di donne e di uomini mobilitati, vibranti, partecipanti, uniti – anche oltre le appartenenze politiche – per difendere le istituzioni democratiche e sé stessi in opposizione ad un insostenibile clima di violenza.

“I giorni della violenza e dell’attesa. Brescia cattolica e il dramma di Aldo Moro” (GAM editrice, 2020 – acquista qui), dello studioso di storia e politica sociale Michele Busi, è un racconto ricco di testimonianze e documenti dei giorni del sequestro Moro e dei punti di vista della classe dirigente cittadina e del mondo cattolico bresciano del tempo. Ma è anche un suggestivo racconto del clima sociale che si respirava nella nostra provincia, provincia in cui la ferita di Piazza della Loggia era ancora fresca, al tempo del sequestro di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse (a Roma nella primavera del 1978) e cioè nel cuore degli “anni di piombo” e dell’epoca delle grandi organizzazioni politiche di massa.

Un ricco mix di cronologia e di racconto, di discorsi e di documenti

Il saggio di Michele Busi, che tra le altre cose è presidente del Centro di Documentazione (Ce.Doc.) costituito nel 1971 con funzione di ricerca, conservazione e divulgazione di documenti relativi alla storia del movimento cattolico bresciano, si compone sostanzialmente di due parti.

Dopo una essenziale descrizione del contesto (nazionale e locale) che precede gli eventi del tragico 1978, anni in cui la tensione politica sale alle stelle ed in cui la “strategia della tensione” da un lato ed i fenomeni di radicalizzazione dall’altro producono un mix letale di grandi stragi cui si somma uno stillicidio di “piccoli” attentati, scontri, rapimenti ed episodi di violenza, il libro di Michele Busi entra nel vivo della questione ricostruendo in ordine cronologico gli eventi e le reazioni dei bresciani alle diverse fasi del sequestro: dal rapimento vero e proprio alle prime rivendicazioni, dalle settimane della trattativa rifiutata fino al tragico ritrovamento del cadavere.

La seconda metà del libro, posta a valle di alcuni capitoli che – uscendo dalla dimensione cronologica e cronachistica – provano invece a tirare le somme affrontando il tema dell’eredità di Aldo Moro e riflettendo sulla tensione tra Senso dello stato e primato della persona, è invece dedicato alla documentazione.

Nelle seconde centocinquanta pagine del testo, trovano quindi spazio quaranta tra trascrizioni di interventi pubblici ed articoli dell’epoca che restituiscono in maniera efficace la prospettiva del tempo. Tra gli altri, trovano così spazio tra le pagine del testo di Busi le trascrizioni degli interventi a caldo del Sindaco di Brescia (Cesare Trebeschi) e del Presidente della Consiglio provinciale (Bruno Boni) del tempo, la “lettera agli uomini delle Brigate Rosse” del Papa (bresciano) Paolo VI, l’omelia alla messa in suffragio di Monsignor Morstabilini ed i contributi del tempo di Mino Martinazzoli.

Brescia e è Roma al cospetto dello sconvolgente rapimento

A Brescia, come in tutto il Paese, la notizia del rapimento di Moro si diffuse immediatamente. A metà mattina, man mano che si spargeva la voce del rapimento di Moro, si assisteva ad un continuo afflusso verso il cuore della città. Si trattava di persone di differente estrazione: operai, impiegati, studenti, lavoratori di ogni categoria. Le forze politiche, sociali e sindacali cittadine, si ritrovarono verso le 10 in Municipio per partecipare ad una riunione della Giunta comunale aperta ai gruppi ed ai segretari politici dei principali partiti. Fino alle 11 circa, in Piazza Loggia, la gente sostava, in silenzio, in attesa di notizie che potessero dare più tranquillità. Invece, con il passare dei minuti, il disagio aumentava. I giornali locali uscirono in edizione straordinaria con i titoli riguardanti la strage e il rapimento di Aldo Moro. L’atmosfera generale diveniva sempre più cupa, più tesa. Dopo le 11, in una Piazza Loggia presidiata dai lavoratori, ebbe luogo una manifestazione pubblica. Per l’intera giornata proseguì ininterrotto l’afflusso di lavoratori, cittadini, associazioni varie.

Michele Busi, “I giorni dell’attesa e della violenza”

Aggiungere qualcosa alle centinaia di libri e di studi che hanno affrontato (e che continuano ad arricchire di dettagli) la vicenda del rapimento e quindi dell’uccisione di Aldo Moro, come confessa Michele Busi nell’introduzione, non è certo facile.

Il libro di Michele Busi ci è però riuscito utilizzando lo zoom: stringendo su un contesto locale apparentemente laterale, come quello bresciano, per finire a dimostrare quanto Brescia fosse in quel momento incredibilmente vicina e partecipe degli eventi che stavano accadendo a Roma.

Una reazione che testimonia – tra le altre cose – un rapporto con la politica radicalmente diverso, figlio di un momento storico tragico in cui la sensazione di vicinanza ed il desiderio di partecipazione fu – in tutti gli strati sociali – straordinario ed in cui i cittadini, posti di fronte a scenari tragici, manifestarono un’incredibile una voglia di essere presenti.

Facendo il possibile per dimostrarsi cittadini, e non semplici spettatori degli eventi.


Titolo: I giorni della violenza e dell’attesa. Brescia cattolica e il dramma di Aldo Moro
Autore: Michele Busi
EditoreGAM Editrice, 2020

Genere: Storia politica
Pagine: 320
Isbn: 9788831484213

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Andrea Franzoni

Nato negli anni ’80, vive in equilibrio tra Brescia e Milano. Sociologo di formazione ed attivista per necessità, lavora in una multinazionale del marketing e della comunicazione continuando a coltivare parallelamente la sua passione per le storie ed il desiderio velleitario di contribuire a rendere la città natale un po' più aperta e consapevole. Prima di fondare "Brescia si legge", ha pubblicato un romanzo distopico (Educazione Padana, 2018) e una raccolta di racconti ('I forestieri e l'anima della città. Storie di migranti a Brescia nella seconda metà dell'800', 2019).

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