Le Compagne nella storia del PCI bresciano: uno spaccato delle figure femminili spesso lasciate nell’ombra

Letto e recensito da Francesca Cocchi per Brescia si legge
Durante la Resistenza, a Brescia come nel resto d’Italia, la lotta di liberazione è stata per le donne anche una lotta di emancipazione per acquisire una nuova autorevolezza e «per scardinare il maschilismo che permeava il rapporto uomo donna».
Lo ricorda Livia Turco, ex ministra e deputata, nell’introduzione al saggio “Le Compagne nella storia del PCI bresciano” (Liberedizioni, 2024), sottolineando quel filo rosso che lega le battaglie delle partigiane a quelle delle militanti comuniste nel dopoguerra.
Il volume, curato da Giovanni Sciola e Paolo Pagani, raccoglie testimonianze «di vita e di militanza politica di alcune preziose compagne – che furono donne, militanti e dirigenti » e restituisce voce a figure rimaste spesso ai margini della narrazione ufficiale. A completare il quadro, l’introduzione e la postfazione di Pagani tracciano il profilo al femminile del comunismo bresciano, ricostruito attraverso documenti ed eventi chiave.
Dalle lotte partigiane all’esperienza politica
Ciò che il libro mette bene in evidenza, è che la lotta partigiana per le donne fu lotta contro il fascismo, per la libertà, ma anche lotta per conquistare, come donne, un nuovo posto nel mondo. Proprio per questo, la lotta partigiana è la radice fondamentale della battaglia per la libertà femminile.
Livia Turco, introduzione a Le Compagne nella storia del PCI bresciano, p. 5
La storia delle donne nel PCI bresciano prende avvio dalla Resistenza che, citando M. Bernardo, rappresentò per loro «un atto di ribellione alla tradizione nazionale e alla mentalità moralistica del nostro Paese».
Nonostante l’impegno dimostrato, le partigiane restarono sempre in ruoli subalterni e al termine della guerra la maggior parte di loro tornò nell’ombra. Alcune, però, riuscirono a conquistare per la prima volta spazi sociali e politici. Tra loro Irene Chini Coccoli, incarcerata a Canton Mombello nel 1944, poi consigliera comunale nel 1946 e parlamentare nel 1951, e Dolores Abbiati, staffetta delle Brigate Garibaldi ed eletta al Parlamento per tre legislature.
Il sindacato e le battaglie per i diritti
La politica del PCI si articolò lungo tre filoni, toccati trasversalmente dalla questione femminile: «il lavoro, la difesa della famiglia e l’assistenza». Per promuovere un effettivo coinvolgimento femminile, il partito diede vita alle cellule femminili e all’Unione Donne Italiane (UDI), che permisero alle donne di trovare nuovi spazi nel sindacato, nelle istituzioni e nel partito. Adele Alberti, per esempio, fu attiva nella Federbraccianti e si occupò della situazione di mondariso e tabacchine; Alma Conti, instancabile militante dell’Udi e della Lega Cooperative, dedicò la sua vita all’impegno sociale; Amedea Gianotti si fece promotrice di interventi concreti per i servizi ambientali e sociali del suo quartiere.
Negli anni Cinquanta e Sessanta, la partecipazione femminile restò limitata a causa di resistenze ideologiche interne. Solo con gli anni Settanta, grazie a interlocuzioni con il movimento femminista, si aprì una stagione di maggiore visibilità e incisività. È in questo periodo che si afferma Piera Bonetti, protagonista delle campagne per il divorzio e l’aborto, poi parlamentare nel 1979; e anche Renata Bottarelli, per trent’anni giornalista a l’Unità e consigliera comunale.
Il volume si chiude con i contributi di Manuela Vespa, Tina Venturelli, Grazia Meazzi e Donatella Albini, donne che hanno attraversato l’ultima stagione del PCI, incarnando un femminismo radicato nel territorio e nella politica attiva.
Un’eredità che si rivolge al presente
Per Paolo Pagani, la storia del PCI bresciano al femminile è stata segnata da una duplice battaglia: quella interna contro «le incrostazioni ideologiche del partito» e quella esterna per i diritti delle donne nella società.
Nonostante i limiti, il contesto bresciano si è distinto per una maggiore attenzione alle istanze femminili, che ha permesso a molte militanti di accedere a ruoli politici, sindacali e amministrativi. Pagani ricorda inoltre che non è un caso che le leggi più avanzate in materia di diritti delle donne siano state precedute da proposte elaborate all’interno dei gruppi parlamentari comunisti.La postfazione del saggio non nasconde però le grandi difficoltà affrontate dalle donne comuniste nel tentativo di conciliare militanza e famiglia all’interno di un partito che, per quanto attento alla questione femminile, guardava ancora le donne con gli occhi del patriarcato.

Titolo: Le Compagne nella storia del PCI bresciano
Autore: Giovanni Sciola, Paolo Pagani (a cura di)
Editore: Liberedizioni, 2024
Genere: Saggio
Pagine: 178
EAN: 9791280148940
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