“Il semplice oblio”, la storia di Silvano Agosti che inizia con un viaggio (fisico e spirituale) alla ricerca del padre
Letto e recensito da Daniela Caraffini per Brescia si legge
Tuo padre non è morto, ma un po’ sì.
Silvano Agosti – Il semplice oblio – pag. 9
Con questa frase, semplice e spiazzante, una madre comunica al figlio dodicenne che il padre se n’è andato e non tornerà più. Nessuna spiegazione, nessun conforto. Solo una verità consegnata con disarmante naturalezza.
Il ragazzo non prova il dolore che ci si aspetterebbe. Anzi, nei giorni successivi avverte una leggerezza inattesa: “tutto quello che mi circonda mi sembra ridipinto di nuovo” (cit. pag. 13). Ma quell’assenza, anziché spegnersi nel tempo, si trasforma lentamente in una domanda. Chi era davvero quell’uomo? Perché aveva scelto di andarsene?
Nel tentativo di trovare una risposta, il giovane inizia a leggere i manoscritti che il padre ha lasciato nel proprio studio. Attraverso quella scrittura minuta e intensa scopre un uomo completamente diverso dal padre burbero che ricordava e, ormai diciassettenne, decide di mettersi in viaggio per cercarlo. Senza denaro, senza una meta precisa, sostenuto soltanto dalla speranza che un giorno il caso possa finalmente ricongiungerli.
Forse un giorno per caso verrò raccolto da mio padre e scopriremo insieme la verità.
Silvano Agosti – Il semplice oblio – pag. 66
Con “Il semplice oblio” (libro pubblicato da Aiep Editore con un sottotitolo quantomai evocativo, “Lontano dal padre. Autobiografia del giovane Agosti”), il regista, sceneggiatore, scrittore e poeta bresciano Silvano Agosti racconta la propria storia, dando presto al lettore la sensazione di non trovarsi davanti a un semplice testo autoreferenziale.
Il viaggio come ricerca
Il protagonista parte, con un sotterfugio, dall’Italia per Londra, attraversa l’Europa e arriva fino in Oriente, ma la geografia è soltanto uno dei piani del racconto. Ogni luogo visitato diventa occasione di incontro con persone generose, eccentriche, misteriose, audaci, figure che sembrano muoversi in equilibrio tra realtà e fiaba e che, consapevolmente o meno, contribuiscono alla crescita del ragazzo.
Anche quando trova amicizie sincere, affetti profondi e perfino l’amore, il protagonista riparte sempre. Non riesce a fermarsi perché sente che il suo cammino non è ancora concluso.
Non si cerca più nulla quando si vive in uno stato di continua felicità.
Silvano Agosti – Il semplice oblio – pag. 137
Per questo decide sempre di abbandonare i luoghi dove si è sentito meglio e lo fa come aveva fatto il padre: sparisce senza mai dare spiegazioni a nessuno.
Chi ama viaggiare sa che, a un certo punto, la meta smette di essere la parte più importante del percorso. È il viaggio stesso ad affascinare e trasformare chi lo compie. Ed è proprio questa la sensazione che accompagna il lettore lungo tutte le pagine del romanzo di Agosti.
Corpo e spirito: un viaggio in parallelo
Al lettore più attento non sfuggirà che il viaggio raccontato da Agosti procede infatti su due binari.
C’è quello del corpo, che attraversa città, frontiere, culture e lingue diverse. Ma accanto a questo se ne sviluppa un altro, più silenzioso e profondo: il viaggio dello spirito, il viaggio di un uomo verso la libertà.
Il protagonista non ha un nome. Molti dei personaggi che incontra rimangono senza nome. Una scelta narrativa tutt’altro che casuale, che trasforma una vicenda personale in un’esperienza universale. Non è più soltanto la storia di Silvano Agosti, ma quella di ogni uomo chiamato, prima o poi, a interrogarsi sulla propria identità. Ogni incontro modifica il suo modo di guardare il mondo. Ogni persona lascia una traccia. Ogni esperienza contribuisce alla costruzione dell’uomo che diventerà.
La ricerca del padre finisce così per assumere un significato più ampio. Il padre diventa il simbolo di tutto ciò che ciascuno rincorre durante la propria esistenza: una verità, un’origine, una pace interiore.
La scrittura di Agosti riflette perfettamente questo percorso. Essenziale, limpida, priva di inutili artifici, lascia che siano i pensieri e le emozioni a guidare il lettore. Si parla di amore, libertà, lavoro, famiglia, potere, cultura, vita e morte con una forza narrativa che invita continuamente alla riflessione.
Alla fine del romanzo resta la sensazione che il vero approdo non sia il ritrovamento del padre, ma la trasformazione dell’uomo che quel viaggio ha reso possibile. Perché, come accade nella vita, spesso è il cammino a cambiare il significato della meta. Agosti affida tutto questo a una scrittura tanto asciutta quanto profonda. La sua è una lingua essenziale, priva di inutili ornamenti, che non cerca mai l’effetto ma lascia che siano i pensieri e le emozioni a trovare naturalmente spazio nel lettore. Ogni dialogo appare calibrato, ogni parola sembra scelta per sottrazione più che per accumulo. È una scrittura che non invade, ma accompagna, e proprio per questo riesce a lasciare un’eco destinata a durare anche dopo l’ultima pagina.

Titolo: Il semplice oblio
Autore: Silvano Agosti
Editore: AIEP, 2026
Genere: Romanzo autobiografico
Pagine: 357
ISBN: 9788860862815
Incontrarci non è stato facile, ora non perdiamoci di vista! Iscriviti alla nostra newsletter per essere aggiornato su ciò che accade sulla “scena letteraria bresciana”.


