“Il mio sangue sul vetro”, i versi di Giulia Mentasti tra annegamento e salvifiche risalite in superficie

Una perlustrazione di sé che è soprattutto volontà di capire più che di scrivere. È questo l’obiettivo esplicito che si è posta Giulia Mentasti, poetessa bresciana che ha dato alle stampe alla fine del 2025 “Il mio sangue sul vetro” (Controluna). Una raccolta dai tratti ruvidi e intensi, vorace di materia e di speranza.

Laureata in Ingegneria Elettronica, attiva da tempo nel mondo letterario (l’opera poetica “Il mio sangue sul vetro” ha partecipato a una mostra curata dall’illustratrice Marta Sofia Marzullo), appassionata di poesia simbolista, teatro e romanzi ottocenteschi, Mentasti qui affronta un percorso nell’abisso della sofferenza e della violenza, evidenziabile in nuce dal titolo assegnato al volume. Poco meno di un centinaio di pagine per una silloge in cui assume rilievo, connotato da un linguaggio crudo ed essenziale, il passaggio dalla morte alla vita, quasi ideali, danteschi affondi e rinascite, cadute e conseguenti resurrezioni.

Si fa strada con prepotenza il desiderio di esorcizzare il negativo, il male, la falsità, ma non allontanandoli né ignorandoli, piuttosto trapassandoli per coglierne l’essenza e, così facendo, arrivare alla ri-soluzione di sé.

L’autrice si rivolge così in maniera diretta e stringata al lettore:

Volevo capire l’insonnia, l’ossessione e la fobia, e avevo bisogno di documentare il percorso che ne è risultato. Considerate questo libro un diario di bordo.

Giulia Mentasti – Il mio sangue sul vetro

Un viaggio, dunque, in più tappe, in tre parti per l’esattezza, a loro volta suddivise in cicli, in cui si sperimenta la fragilità della condizione umana. Potremmo ricorrere al termine “scandaloso” per definire il peregrinare poetico di quest’autrice: il tempo odierno ha pressoché eliminato la morte dal panorama dell’esistenza, l’ha resa un elemento impresentabile, inavvicinabile.

Oggi morire è impensabile, meglio, è inconcepibile e laddove la possiamo osservare, magari davanti alla tv durante i servizi di guerra, restiamo vittime di una forma di assuefazione. In questo libro, al contrario, la morte, il sangue, la sofferenza esistono, persistono, sono consustanziali alla vita ma, si badi bene, senza che tramite i versi appaia alcuna forma di compiacimento né di voyerismo bensì come fenomenologia catartica, come epifania di una ritrovata sé stessa:

Io ti ho ucciso, solo per dimenticare (…) Ma le bestie mi hanno già presa/ E più di ogni cosa,/ Voglio solo ricordare com’era/Essere fra le loro braccia.

Giulia Mentasti – Il mio sangue sul vetro

Ricco di metafore, il verso è un flusso costante di immagini, di bagliori di sentimenti, di scaglie di vita nascoste e riemerse, di alterità con cui entrare in contatto. Un’alterità che non è solo presenza fisica (si percepisce seppur rimanga indefinita), ma altresì confronto/scontro continuo con i propri stati d’animo che di volta in volta possono assurgere a demoni, a fantasmi, a ricordi ossessivi e ossessionanti, a oggetti di una “casa vuota, infestata da troppo tempo”, a fobie e paure recondite o infantili.

Non c’è requie che si possa trovare, se non forse nell’estremo atto della propria sofferenza esibita: tuttavia in questo ciclo di riemersione dai gironi del vuoto e del dramma c’è una speranza che s’allaccia:

Aspetto la luce /perché so che arriverà”, nella certezza, urlata a gran voce, che “sono felice, sono vita, sono così viva.

Giulia Mentasti – Il mio sangue sul vetro


Titolo: Il mio sangue sul vetro
Autore: Giulia Mentasti
Editore: Controluna, 2025

Genere: poesia
Pagine: 116
ISBN: 9791256511532

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