“Il freddo in faccia”: segreti e drammi che riportano alla Brescia degli anni 70 nel thriller di Fabrizio Senici

Ma tu dicevi che il Movimento avrebbe provocato un’ondata di riflusso politico, perché la gente non ne poteva più dei morti ammazzati, perché il cosiddetto popolo non vuole la rivoluzione, ma vuole solo star bene. Ha bisogni più semplici, dicevi, il popolo vuole un futuro per i propri figli. Dicevi anche, lasciale ai fascisti le armi e le stragi, se vogliamo stare col popolo non è questa la strada.

Fabrizio Senici, “Il freddo in faccia”, p. 144

Gennaio 2018. Il sessantenne Javier Francisco Martinéz, ingegnere aerospaziale, arriva a Brescia dall’Argentina in quanto invitato a far da relatore a un convegno. Quello che lui immagina come un breve soggiorno di lavoro, però, viene subito sconvolto da inquietanti circostanze. Il convegno sembra non esistere affatto, ma ciò è nulla in confronto ai messaggi anonimi che iniziano ad arrivare sul suo cellulare e che lo mettono al corrente di un fatto tragico: la morte per suicidio, nel 1978, dell’ex compagno di liceo Flavio Cordeiro.

Il mistero si infittisce e, per risolverlo, Martinéz non ha che una possibilità: trovare il coraggio di affrontare i fantasmi del proprio passato. Significa tornare con la mente a quarant’anni prima, a quando ancora si chiamava Francesco Santi, detto Franci, e con gli amici militava nei partiti di sinistra sognando la rivoluzione sociale. Vuol dire ricordarsi di quando anche a Brescia scorreva il sangue della stagione delle stragi politiche e nelle piazze sventolavano le bandiere dei più disparati partiti e movimenti.

Nel romanzo “Il freddo in faccia” (Liberedizioni, 2026), lo scrittore bresciano Fabrizio Senici dà vita a un racconto coinvolgente che cattura come un thriller e che, pagina dopo pagina, fa affiorare un doloroso ritratto della Brescia degli anni di piombo attraverso il ricordo di un gruppo di ex amici, toccando tematiche importanti quali il rapporto tra coscienza e azioni, il confine tra bene e male, la colpa e il rimorso, l’abisso tra ideali ed estremismo, il margine talvolta slabbrato che separa i propri sogni dalla possibilità di tradirli.

Il taxi, questa volta, lo lascia in centro. […] Un vento freddo ha cancellato del tutto la nebbia della notte e il selciato del corso, ancora umido, riflette la storia della città, con le sue case e i suoi palazzi nobiliari. […] La facciata del Grande è pulita, nessuno è seduto sulla scalinata del teatro, niente slogan scritti a spray a imbrattarne i muri, un manifesto pubblicizza uno spettacolo serale. Un rider scende al volo dalla sua bici davanti a una piadineria da asporto. Da un furgone scaricano casse. Tutta una normale tranquillità estetica: le pietre ripulite, gli sguardi sicuri, i sorrisi bianchi e rifatti. Un ragazzo e una ragazza si baciano appoggiati a una colonna. Francesco li osserva, lei lo ricambia accigliata e lo costringe a distogliere lo sguardo. Quante volte l’ha fatto anche lui proprio lì, con la sua ragazza di allora, appoggiati a quella colonna a baciarsi e a dirsi ti amo.

Fabrizio Senici, “Il freddo in faccia”, p. 43

Quarant’anni sono tanti e la Brescia del 2018 è ormai incredibilmente mutata rispetto alla città che Francesco ha lasciato alla fine degli anni settanta. Ogni pietra e arco gridano la distanza che separa l’immagine attuale dai suoi ricordi di giovinezza, sbattendogli in faccia, insieme al vento gelido dell’inverno, la realtà del tempo che passa, sia dentro che fuori, e che trasforma ogni cosa.

Anche se, in realtà, ci sono cose che nemmeno il tempo può cambiare, come il ricordo intatto e caro dell’amico Flavio, idealista e sensibile. Per comprendere le esatte circostanze della morte di Flavio e scoprire al contempo il reale motivo per cui è stato invitato a tornare a Brescia, Francesco contatta vecchi amici del liceo Calini e finalmente rincontra la donna che ha amato da ragazzo.

I capitoli, ricchi di dialoghi, si susseguono con ritmo serrato e incalzante. Ciascuno è una ferita che si riapre, un pezzo di passato che, in maniera lacerante e dolorosa, riemerge senza risparmiare nessuno. E come il vento disperde la nebbia nelle strade di Brescia, anche i segreti troppo a lungo taciuti si disvelano, con tutte le amare e inevitabili conseguenze.

Il romanzo di Senici ha un tono cupo e grigio come il piombo delle stragi, come l’esistenza di chi sopravvive ricacciando dentro di sé le verità occultate di un passato che, quando meno te lo aspetti, torna a presentarti il conto. Si snoda in una Brescia in cui su tutto sembra aleggiare una patina di «lifting», per dirla con le parole dell’autore, in una città che pare non avere più tempo di occuparsi delle storie dei turbolenti anni settanta. Una città in cui ex compagni di scuola dediti alla carriera e a una vita piena di soddisfazioni hanno tutta l’aria di voler tagliare i ponti con ciò che li ha preceduti e in cui sono le donne ad avere l’ardire di scavare nel torbido per portare a galla risposte tanto dolorose quanto necessarie.

Si dice che la strada pe l’inferno sia lastricata di buone intenzioni. Gli anni settanta sono stati pieni, a Brescia come nel resto d’Italia, di giovani che si sono adoperati con tutte le loro forze per una società più giusta. Tuttavia, nel ribollente calderone di ideali, aspirazioni e movimenti politici dell’epoca, tanti erano i rischi. Come quello di seguire falsi miti, senza saper riconoscere chi sbandierava slogan al solo scopo di mascherare le proprie reali – e per nulla democratiche – intenzioni. Come quello di non capire quando, con la pretesa di mantener fede ai propri sogni e ideali, si stava in realtà imboccando una strada che dai propri sogni e ideali deragliava pericolosamente.

Riflettendo proprio sulle scelte di giovani impegnati a livello e politico e sociale nel preciso contesto degli anni settanta a Brescia, la storia contenuta in “Il freddo in faccia” sviscera un dramma che ha coinvolto e cambiato per sempre le vite di un intero gruppo di amici e compagni di militanza. Scavando nella coscienza intima di un protagonista inizialmente algido e misterioso, poi via via sempre più umano, allarga lo sguardo di chi legge alle speranze, agli errori, alla violenza e ai drammi di tutta un’epoca.


Titolo: Il freddo in faccia
Autore: Fabrizio Senici
Editore: Liberedizioni, 2026

Genere: Romanzo
Pagine: 152
ISBN: 9791255521020

Francesca Scotti

Classe 1991, vive tra Brescia e la Franciacorta. Ha studiato letteratura inglese e tedesca, laureandosi con una tesi sui rapporti fra la cultura tedesca e il nazionalsocialismo. Nutre un amore sconfinato per la storia, in particolare per quella della Resistenza italiana. Ha esordito con il libro di racconti “La memoria della cenere” (Morellini, 2016). Tra il 2018 e il 2024 ha pubblicato con Edikit quattro romanzi che compongono una saga familiare ambientata in terra bresciana durante l’arco del Novecento: “Figli della Lupa”, “Vento porpora”, “La fedeltà dell’edera” e “Come musica azzurra”. Curiosa e irrequieta, trova equilibrio, energia e ispirazione nella musica rock e metal. Non può stare per troppo tempo senza queste tre cose: rivedere Roma, scarpinare in montagna e stravolgere qualche abitudine.

Potrebbero interessarti anche...

Abilita notifiche OK No grazie