L’articolata storia del casato dei Martinengo, dal XV al XIX secolo, tra Brescia e l’Europa, nel decimo Annale promosso dall’Ateneo e edito da Morcelliana

Già da alcuni anni l’Ateneo di Brescia – Accademia di Scienze Lettere ed Arti – storica e prestigiosa Istituzione bresciana pubblica gli “Annali”, accurati volumi dedicati alla storia locale.

Se i primi nove hanno spaziato dalla letteratura all’architettura o al mondo della finanza medievale, il decimo si focalizza sulla nobile famiglia dei Martinengo, nelle sue molteplici ramificazioni“I Martinengo – Un casato tra Brescia, Bergamo e l’Europa (secc. XV – XIX)” è stato pubblicato da Morcelliana nel 2025 e vede la firma di vari autori e la curatela di Paolo Maria Amighetti ed Elisa Sala.

La varietà tematica e metodologica dei contributi rispecchia in effetti la pluralità di interessi di una casata naturalmente attiva su più versanti, dal “militare” alla committenza artistico – architettonica, dalla gestione patrimoniale alla promozione musicale, dall’eterodossia alla vita di corte. Due sono, in particolare, i nuclei attorno ai quali i saggi, ciascuno con la propria vocazione specialistica e i propri parametri interpretativi, paiono ruotare: la dimensione determinante della “politica”, qui intesa come concreto esercizio del potere non disgiunto dallo sforzo di legittimazione in contesti diversi  (l’ambiente locale, Venezia, principi e autorità altre) e l’esibizione più vistosa di tale status, che passa anche attraverso precise scelte sul piano architettonico, figurativo, cerimoniale.

Sergio Onger – I Martinengo, un casato tra Brescia, Bergamo e l’Europa (secc. XV – XIX), pag. 6

Benché le prime tracce risalgano al XII secolo, l’analisi si sofferma in particolare sulle vicende ascrivibili ai secoli XV – XIX, anni in cui la famiglia intrattiene rapporti con le corti europee e con la Repubblica di Venezia, erige palazzi sontuosi, contrae matrimoni indimenticabili ma nel contempo compie omicidi, scrive musica e poesia, rasenta l’eresia. 

Tra le molte fonti consultate, è risultato particolarmente significativo poter attingere all’Archivio del ramo Martinengo Villagana, con le due sottoserie riguardanti i Villachiara e Colleoni, acquisito nel 2019 dall’Ateneo di Brescia. 

I contributi delle studiose e degli studiosi riportati nel volume compongono uno sfaccettato mosaico che spazia dall’organizzazione e lo studio dello spazio domestico alle relazioni politiche, dall’esibizione dello status sociale espresso da castelli e palazzi al mecenatismo e ai rapporti con importanti musicisti, nonchè alla stessa esecuzione delle composizioni musicali. Inoltre, sottolineando la vocazione armigera del nostro territorio, un approfondimento è riservato alle armi possedute dagli esponenti della famiglia, molte delle quali sono attualmente conservate presso l’Armeria reale di Torino. 

Il libro traccia dunque un affresco variopinto, in cui la storia della famiglia viene studiata con un approccio multidisciplinare; sono testi ricchi e densi, che possono essere letti tanto dagli storici quanto da chi ha formazioni diverse, in funzione dei molti argomenti trattati.

Alessandro (Martinengo Colleoni) nacque nel 1603…La sua carriera criminale iniziò invece a soli 24 anni, quando fu processato e condannato al bando con l’accusa di aver compiuto svariati reati…nel 1633 tornò a vivere da uomo libero tra i palazzi di Malpaga e Scarpizzolo, che ben presto si trasformarono in covi di banditi e criminali di ogni sorta.

Cristina Gioia – Si chiamano signori et non feudatari – op. cit., pag. 68

Leggendolo, entriamo nella vita della famiglia, ne conosciamo i nomi e le gesta, incontriamo persone vendicative o sognatrici, ne immaginiamo l’indole e il carattere, la capacità di tessere relazioni diplomatiche mentre si muovono nei saloni sontuosi dei palazzi o nei campi di battaglia. 

Il punto di forza della monografia sta nella capacità di tratteggiare, con pari intensità, scene in cui si affacciano attori sanguinari parallelamente ad altri dediti alle lettere e alle arti: 

La presenza della “Canzon la Martinenga” in numerose raccolte…attesta come il nome Martinengo fosse non solo riconosciuto, ma anche evocato con forza attraverso la musica strumentale, in una sorta di trasposizione sonora dell’autorità e della memoria dinastica… Il quadro che ne emerge è dunque quello di una famiglia che, oltre a sostenere la produzione musicale con dediche e patronage, coltivava al proprio interno una prassi musicale raffinata, testimoniata dalla presenza di strumenti di pregio e da una rete di rapporti con compositori ed editori.

Marcello Mazzetti – Livio Ticli, Entro e oltre la Martinenga, op. cit., pag. 310

Benché le figure di maggior spicco siano di genere maschile, nel corso della narrazione compaiono donne di carattere: Teodora Maggi – vedova di Estore II, deceduto nel 1575 – chiese l’intervento dei magistrati veneziani allo scopo di tutelare i diritti del figlio di soli tre anni; Beatrice Langosco di Stroppiana, moglie di Francesco Martinengo, tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento rivestiva una posizione affatto subalterna. Dalle polizze d’estimo e dagli atti conservati presso l’Archivio di Stato di Brescia si evince come ella abbia saputo operare per ampliare il feudo di Pianezza e le proprietà limitrofe e nel contempo rivestire la carica di Priora della Compagnia dell’Umiltà di Torino, una realtà simile alla Compagnia di San Paolo, dedita alla costituzione della dote per le fanciulle bisognose. 

Lei, “moglie dell’illustrissimo et eccellentissimo signor conte Francesco Martinengo, Cavaliere dell’Ordine e Gran Scudiere di Sua Altezza”, partecipa alla “credenza ordinaria di Pianezza” occupandosi delle decime, degli appalti, degli artifici “de’ molini da canepa”, delle provviste di legname (occorrendo bisogno de’ boschi (..), dei ripari al suo castello secondo le clausole stabilite di comune accordo.

Blythe Alice Raviola – La sposa di Francesco Martinengo, op. cit., pag. 133

Tra polizze d’estimo, testamenti, lettere e documenti di varia tipologia, viene così ricostruita la storia di una delle famiglie più importanti della città. 

I Martinengo rievocano più di altri lignaggi l’immagine di quella aristocrazia militare – feudale, di respiro europeo, impegnata a ottenere cariche in patria, tesa a cooptare parenti e alleati nei quadri dell’esercito e la cui formazione era maturata presso le più importanti corti straniere. Molti giovani Martinengo compirono la propria formazione militare all’estero, in particolare dopo la fine delle guerre d’Italia. A metà Cinquecento, infatti, la Pianura Padana non costituiva più uno scenario di guerra rilevante e non poteva offrire quelle opportunità di ascesa che essi ricercavano.

Cristina Gioia – Si chiamano signori et non feudatari, op. cit., pag. 66

Si tratta, in conclusione, di un libro ricchissimo di dettagli, di cui si rimpiange di aver terminato la lettura, avvincente e scorrevole ed in cui il lettore è condotto tra le battaglie, le riflessioni religiose, i moti più sanguinari e i palazzi più raffinati che ancora oggi testimoniano la presenza della famiglia Martinengo in città. 

Titolo: I Martinengo – Un casato tra Brescia, Bergamo e l’Europa (secc. XV – XIX)
Autore: AA.VV (a cura di Paolo Maria Amighetti ed Elisa Sala)
Editore: Morcelliana
Anno: 2025

Genere: saggio
Pagine: 325
ISBN: 9788837240790

Candida Bertoli

È laureata in Giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto amministrativo comparato: la tesi di dottorato, sulla protezione dei beni culturali, è depositata all’Unesco, a Parigi. Adora leggere fin da quando era bambina e le sue passioni sono l’arte e la storia. Per anni ha gestito i volontari del FAI sia a livello cittadino che regionale e ama raccontare Brescia. La sua casa è piena di libri, in ogni spazio possibile e di ogni genere. Partecipa al Festival della Letteratura di Mantova da sempre, e nel 2019 le è stato conferito il premio di “Massimo esperto della storia del Festival”

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