“Emanuele Severino giornalista”: nel libro di Paolo Barbieri, un ritratto del filosofo bresciano attraverso gli articoli per la carta stampata

Il suo primo articolo, I piani del fascismo, è dell’1 giugno 1974, quattro giorni dopo la strage. È stupefacente rileggerlo perché descrisse esattamente quale fosse il piano stragista. Solo nel 2015, a distanza di 41 anni, dopo una lunga serie di processi, i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza di condanna all’ergastolo per due ordinuovisti, Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, spiegheranno sostanzialmente ciò che Severino aveva scritto in quell’articolo: i fascisti di Ordine Nuovo volevano provocare una reazione violenta delle sinistre al fine di giustificare un intervento dell’esercito.

Paolo Barbieri, Emanuele Severino giornalista, pag. 16

Emanuele Severino è uno dei più influenti filosofi del Novecento. Oltre a rimanere fecondo in ambito accademico, il suo pensiero conserva un forte impatto sulla società moderna. Molto meno studiata è la produzione giornalistica, nonostante per anni i suoi interventi su quotidiani e riviste abbiano affrontato, in maniera sempre non convenzionale, i temi del momento ma anche questioni etiche e dilemmi morali. “Emanuele Severino giornalista” di Paolo Barbieri (Editrice Morcelliana, 2025) colma questo vuoto. L’autore, giornalista e studioso, tra i fondatori dall’Associazione Emanuele Severino, propone una selezione di articoli, presentandoli per tema: la politica, la guerra, il terrorismo, la scuola e l’università, la fede, la cultura laica, ma anche la musica e il cinema.

Emerge un ritratto davvero peculiare del filosofo bresciano. Anche da “giornalista”, Severino non si chiude in una torre d’avorio. Pur rinunciando in parte al linguaggio specialistico della filosofia, non ne abbandona il metodo. Nelle riflessioni che consegna alla carta stampata, il suo è un ragionare paziente, metodico e senza compromessi. E così, negli articoli proposti da Barbieri, oltre alla capacità di analisi, si ritrova quel gusto per la complessità che, in una comunicazione sempre più frenetica, oggi stiamo un po’ smarrendo.

“La pubblicistica di Severino ha però una sua specificità perché leggendo i suoi scritti non ci troviamo davanti a un intellettuale militante, engagé, schierato politicamente che interviene per denunciare scelte politiche o etiche e che parteggia per una fazione. Quanti articoli di scrittori, storici, filosofi e anche poeti sono stati scritti sugli organi di informazione contro la guerra e a favore della pace? […] Anche Severino ha affrontato gli spinosi temi della guerra e della violenza cercando però di andare al fondamento del problema per capire e sviscerare il fenomeno.”

Paolo Barbieri, Emanuele Severino giornalista, pag. 6

Se non si tiene conto dei pezzi che invia, ancora adolescente, al “Giornale di Brescia” dal 1947 al 1950 e che lui stesso definirà in seguito “prose poetiche”, il primo articolo di Emanuele Severino è datato 1 giugno 1974. Si intitola “I piani del fascismo” e viene pubblicato da “Bresciaoggi”, quotidiano nato pochi mesi prima per iniziativa di un gruppo di giornalisti in uscita da via Solferino. Sono trascorsi solo quattro giorni dalla strage di Piazza della Loggia, ma la riflessione di Severino è lucida e fuori dal coro, quasi premonitrice se riletta a distanza di anni.

Da lì in poi, saranno sempre più frequenti le occasioni in cui affiderà alle pagine di quotidiani come “Bresciaoggi” e “Corriere della Sera” e riviste come “Spirali” e “Liberal” riflessioni che non assecondano mai le schermaglie dialettiche del momento, ma si affidano al ragionamento e alla forza degli argomenti. Molti interventi conservano un’incredibile attualità, altri risultano più legati all’epoca in cui vennero scritti. Il tratto che li accomuna è l’estrema libertà intellettuale. Emanuele Severino non aveva nessuna ansia di schierarsi o assecondare una delle parti in causa. Si affidava al gusto per la riflessione pura, anche a rischio di esporsi a fraintendimenti o critiche talvolta pretestuose. Solo ogni tanto, come testimoniano alcuni passi del libro, si concedeva una punta di salace ironia.

Capita spesso di sentire, sopratutto dai paladini della scienza e della tecnica, “A cosa serve la filosofia?”. Un modo per dire che non serve a niente, convinti come sono che le spiegazioni alle cose degli uomini possono arrivare solo dalle varie scienze specialistiche (la medicina, la fisica, la chimica, l’ingegneria, l’elettronica, ecc.). Ecco allora che dalla lettura degli articoli di Severino, destinati a un pubblico non specialistico, si può trovare una risposta a questa domanda tendenziosa. La filosofia serve perché ci consente di capire anche le scienze specialistiche che pensano di essere autonome e di poter dare una risposta alle domande degli uomini.

Paolo Barbieri, Emanuele Severino giornalista, pag. 175

Anche la filosofia, come il giornalismo, serve, se non è serva. Quando, cioè, non è subalterna alla scienza e alla tecnica, ma rivendica il proprio ruolo distintivo. Ecco perché, da vero filosofo, Emanuele Severino calca l’arena giornalistica senza svestirne i panni. Scorrendo le pagine del libro di Paolo Barbieri, si coglie la sua curiosità intellettuale che si accompagnava al puro piacere di affidarsi al pensiero. È l’atto di fiducia più grande nei confronti della filosofia e della sua capacità di interpretare la realtà.

Da intellettuale sempre pronto a mettersi in gioco, Severino accettò anche inviti in televisione. Come per gli interventi sulla carta stampata, nei talk show e nelle interviste non rinunciava alla sua identità. Chissà come avrebbe approcciato i nuovi media che ha potuto conoscere e sperimentare in una fase molto diversa da quella di oggi. “Emanuele Severino giornalista” di Paolo Barbieri ci fornisce più di un indizio: anche nell’era degli algoritmi, all’inizio della nuova rivoluzione dettata dall’Intelligenza Artificiale, il bisogno di complessità e di un pensiero capace di illuminarla restano un’urgenza sempre più concreta.


Titolo: Emanuele Severino giornalista
Autore: Paolo Barbieri
Anno pubblicazione: 2025
Editore: Editrice Morcelliana

Genere: saggio
Pagine: 224
EAN: 9791281717398

Roberto Bonzi

Nasce nel 1978 a Nuvolento. Fin da piccolo, ama la scuola alla follia: trascorre metà della giornata a leggere e scrivere, l'altra a convincere i compagni di non essere un secchione. Dopo la laurea in "Discipline economiche e sociali" all'Università Bocconi, inizia ad occuparsi di comunicazione, di fiere e di congressi. Nel frattempo, dopo una parentesi come vicesindaco e assessore all’istruzione e cultura del suo paese natale, continua a leggere e scrivere (Come lontano da Irene, 2010; Remigio ovvero come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la matematica, 2015; Centro Fiera del Garda. Nascita e sviluppo di un polo fieristico per la Lombardia orientale, 2017) e a spiegare in giro cosa non è.

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