Il meglio di ‘Brescia si racconta’: “Cric” di Emanuele Galesi


CRIC

di Emanuele Galesi

a Maria

La carta delle caramelle è una maledizione. A scuola Giulia ha preso una nota perché ne ha aperta una mentre in classe c’era il silenzio assoluto. La professoressa Trecroci aveva appena finito di sgridare Argunpreet, Blessing e Filippo perché facevano i cretini, e intanto Jeffries e Mira si sventolavano reciprocamente il dito medio da una parte all’altra della classe, e intanto Alessia mostrava ad Angela lo schermo del suo nuovo orologio digitale, e intanto Souad giocava con la catenella delle veneziane facendo tric troc titric titroc contro il la finestra, e insomma ognuno faceva il cazzo che voleva e così la professoressa è impazzita. Ha sbraitato. Ha sbattuto il libro di storia sulla cattedra. Ha eruttato un “BASTA!” così potente che i ginko biloba nel parco vicino hanno perso tutti i loro frutti in un colpo solo. Anzi, le ginko biloba. Perché sono gli esemplari femminili dell’albero e producono delle specie di prugne che sembrano normali, ma quando si spiaccicano per terra puzzano di cacca e vomito.

Di qualcuno che ha mangiato una cacca e l’ha vomitata. Finito lo sfogo tellurico, la professoressa Trecroci era dunque riuscita a ristabilire l’ordine in classe e a riprendere la lezione di storia, ma si era voltata per cercare di avviare un filmato sul computer sulla caduta dell’Impero romano dando le spalle agli alunni ed è stato in quel momento che, nel silenzio generale, Giulia ha scartato la sua caramellina al gusto arancia, avvolta in una plastica arancione che crepitava come un incendio in rapida espansione, una plastica tanto rumorosa da sembrare che lo facesse apposta. Cric, la professoressa si è girata di scatto, fulminando la classe. Cri-cric, la professoressa si è voltata di nuovo, stavolta dando un pugno alla cattedra. Risatine soffocate. Cricri cri-cric, la professoressa si è girata in tempo per vedere Giulia infilarsi la caramella in bocca, mentre Jeffries e Blessing trattenevano a stento una nuova sghignazzata. «MOO-REEE-LLLLI!» ha urlato la professoressa, ed era chiaro che per Giulia non c’era modo di uscirne indenne, non c’era “ma io” che tenesse, si è beccata la nota per avere disturbato la classe anche se quelli che ridevano erano gli altri. Nessuna nota è mai giusta. Se ci pensate bene, c’entra sempre qualcuno che però la passa liscia.

La scuola di Giulia è anche detta “scuola con gli occhi” perché sulle pareti esterne ci sono dei cerchi molto grandi con al centro altri cerchi più piccoli che, visti da lontano, sembrano proprio l’iride con la pupilla e le palpebre, sopra e sotto. È l’unica fatta così a Brescia e, per quel che ne sa lei, anche da altre parti. Mentre cammina verso il cancello, Giulia sente addosso quegli sguardi fissi e indolenti e pensa alle possibilità che sua mamma non veda la nota sul registro elettronico.

Zero. Meno di zero. Controlla il registro elettronico due o tre volte al giorno. Se non l’ha già letta, la leggerà più tardi. È solo questione di ore. Ma si può prendere una nota per una carta di caramella?

E dire che era successa una cosa simile al cinema Eden, poche domeniche prima, quando sua zia gliene aveva offerta una durante il film sui robot. Era un film strano, praticamente muto, solo musiche.

Sono belli i film dell’Eden, ma a volte sono pesanti. Come quello del gatto che continua a rischiare di annegare: come si fa a chiamarlo film per bambini? Mentre apriva la caramella, a Giulia sembrava di sentire il rumore di un treno che deraglia e il signore seduto due posti più in là le ha detto “sssh!” in modo quasi aggressivo. Sua zia s’è scocciata per quel “sssh!” frustato nel buio della sala e si è sporta in avanti per guardare in faccia il signore, ma quello era già concentrato sullo schermo, immobile e immune. «La prossima volta la scarti prima di entrare» ha detto la zia dando di gomito a Giulia. Sperava quasi in una nuova reprimenda del cinefilo giusto per poterlo mandare a quel paese. 

Il fatto è che domani è Santa Lucia e arrivare all’appuntamento con una nota sul registro non è bello. Giulia ha scritto la lettera tre settimane prima su insistente richiesta di Anita. «Cara Santa Lucia, siamo Giulia e Anita, due sorelle di Brescia di undici e sei anni…» l’ha iniziata, come se dovesse presentarsi per la prima volta, anche se chiaramente non lo era. Le sembrava un modo formale ed elegante di iniziare. Il fatto è che lei di Santa Lucia non è più così convinta. Le prove contro la sua esistenza sono: la sua amica Anna, e anche Viola, Giacomo, Souad, Blessing e Alessandro e altri ancora. Insomma, più di metà della classe. «Li odio perché sono degli scettici» ha scritto Giulia sul suo quadernetto.

Le prove a favore dell’esistenza di Santa Lucia, d’altra parte, sono: sua sorella Anita e mamma e papà. Ma mamma e papà sembrano strani, quest’anno. Guardano Giulia come non l’avevano mai guardata, come se cercassero in lei qualcosa, tipo la password di Netflix quando per qualche motivo sparisce dalla memoria del tablet. Quindi la prova principale è solo Anita, non molto. Ah, ci sono anche le nonne, col loro entusiasmo un po’ troppo sopra le righe quando Anita le chiama per dire che la santa ha suonato il campanellino fuori dalla finestra, lasciando le caramelle sul balcone. 

«Ecco, adesso non passa più Santa Lucia!» urla la sorellina correndo in camera dopo la sgridata della mamma a Giulia. C’è poco da fare, poco da spiegare, una nota è una nota. Anche Giulia piange perché sa che non è colpa sua e maledice quella stupida caramella del tubo, recapitata assieme alle altre, un paio di scampanellate fa. A cena resta muta, sente mamma e papà che bisbigliano in cucina, ma non le serve ascoltare perché tanto lo sa già: alle medie le note sul registro finiscono nei voti finali, l’hanno detto fin dal primo giorno. Comportarsi bene. Giulia aiuta a sparecchiare, salta volontariamente il cartone animato dopo cena e va subito nel letto. Quando sente il calore del bacio della mamma è ancora in dormiveglia, ma fa finta di non accorgersene. Poi, di notte, tutto è buio. Quasi del tutto buio. Un barlume filtra dalla porta semichiusa. Un barlume e cric. Così forte da spazzare via le montagne, da rivoltare le maree, da svegliare Giulia. Cric. È una carta di caramella. Un altro cric. Una voce sommessa. Un sssssh!

Giulia ha il cuore che le batte sulle tempie. Il letto accanto al suo è vuoto, Anita è nel lettone. Giulia si alza, per fortuna ha indosso le calze e i suoi piedi scivolano leggeri sul pavimento. Scosta la porta della camera, davanti a lei c’è quella scorrevole che separa la cucina dalla sala. Una striscia di luce. Qualche movimento. Giulia spia da una microscopica apertura. Il papà sta addentando una carota mentre con una mano sparge la farina gialla sul pavimento. La mamma sistema le ultime caramelle sul pavimento. Fa due stradine. Una verso la camera delle bimbe. Una verso la camera dei genitori. Allora è vero. Allora hanno ragione Anna, ma anche Viola, Giacomo, Souad, Blessing e Alessandro e tutti gli altri scettici. A Giulia viene quasi da piangere, ma non può trattenersi oltre, perché il papà sta arrivando a controllare che dorma. Ha forse fatto anche lei rumore? Mentre si avvicina, calpesta una caramella. Ancora quel cric, ancora un ssssh! Giulia affonda nel letto come panna sulla cioccolata calda, le lacrime si sciolgono nel cuscino e ripensa ad Anna, che ha provato inutilmente a convincerla. È palese, le diceva. «Io, anche se lo so, faccio finta di niente, se no non arriva più niente. È così che bisogna fare». Giulia si chiede come si fa a far finta di niente e pensa che non si addormenterà mai più in tutta la sua vita. Finché un urlo la risveglia: «C’è la stradina! Ha fatto la stradina! Giulia, vieni, ha fatto la stradina!», e mentre si alza dal letto ancora intorpidita mette un piede su qualcosa. Cric.


EMANUELE GALESI è nato nel 1980 a Brescia, città dove vive. Maestro di scuola primaria, giornalista, nel 2015 ha pubblicato assieme a Filippo Minelli “L’Atlante dei Classici Padani” (Krisis Publishing), un libro sull’estetica del Nord Italia. Nel 2023 ha pubblicato con Piemme “Sei tu il figlio”, il suo primo romanzo, con cui ha vinto la decima edizione del Premio Zanibelli. Nel 2024 il romanzo si è classificato secondo al Premio Cesari per le opere prime. Assieme a Francesco Zambelli, Galesi è autore del podcast settimanale “Breccast”, dedicato alle notizie di Brescia e provincia.


Puoi trovare questo e altri 19 racconti scelti nell’antologia “Brescia si racconta”, a cura di Brescia si legge, edita da GAM Edizioni (2025). Richiedila nella tua libreria di fiducia (ISBN: 9791281717374) o acquistala online sul sito dell’editore.

Venti racconti potenti e sorprendenti, selezionati tra i quasi duecento iscritti alla prima edizione del concorso “Brescia si racconta”, per altrettanti punti di vista inediti sulla nostra provincia. Tra confessioni intime che aprono squarci imprevisti e sguardi nuovi sui grandi traumi collettivi, tra visioni oniriche e frammenti di vite che oscillano tra la cronaca e la leggenda, venti storie a chilometro zero, vive e ruspanti, che usano il potere della letteratura per andare oltre gli stereotipi e per raccontare senza troppe sovrastrutture la nostra provincia e la comunità che la abita.

Racconti di (ordine alfabetico): Fabio Ballini, Maddalena Bazzani, Marta Bonisoli, Sveva Castrocaro, Maria Cerutti, Manuela Corsino, Ombretta Costanzo, Domenico Di Natale, Silvia Faini, Emanuele Galesi, Matteo Gilberti, Roberto Gregorio, Alessia Maghella, Daniela Martinotti, Stefano Morzenti, Stefano Novara, Michele Piccardi, Marcello Rizza, Giovanni Francesco Scalvini, Sara Tomasoni.

A cura di Brescia si legge Aps, progetto collettivo e aperto di promozione culturale dedicato ai libri che raccontano Brescia e la sua provincia e piattaforma al servizio della scena letteraria locale.

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