Il saggio di Alessandro Bertoli “Con occhi d’Argo” ricostruisce l’operato di Zanardelli in veste di ministro dell’interno durante un anno difficile per le monarchie europee

Il denso saggio storico intitolato “’Con occhi d’Argo’. Il ministro Zanardelli dietro le quinte del primo governo liberale (24 marzo -19 dicembre 1878)” si addentra nei retroscena di un periodo connotato da tensioni e turbolenze tese a sovvertire il regime monarchico e i suoi valori. L’autore indaga il breve periodo in cui Zanardelli è Ministro dell’Interno nel governo presieduto da Benedetto Cairoli, rivelandone alcuni aspetti sorprendenti e dettagli sconosciuti. 

Si tratta di un periodo in cui in Italia, ma non solo, sono molto attivi alcuni movimenti eversivi: quelle esaminate sono vicende poco note, ma che fanno apparire in trasparenza lo statista che Zanardelli sarà negli anni successivi

L’autore è Alessandro Bertoli, avvocato penalista, accademico dell’Ateneo di Brescia – Accademia di scienze, lettere e arti – e appassionato cultore della storiografia del secondo Ottocento, che ha al suo attivo già numerose pubblicazioni di argomento storico e giuridico. 

Zanardelli ebbe una lunga carriera politica: eletto deputato nel 1860, conservò la carica fino alla morte avvenuta nel 1903. Nominato più volte Ministro, Presidente della Camera ed infine Presidente del Consiglio, esponente della sinistra storica, rivestì numerosi altri incarichi, tra cui quello di Sindaco di Nave e consigliere comunale e provinciale di Brescia. In qualità di Ministro di Grazia e Giustizia, ottenne l’approvazione del Codice penale che porta il suo nome; entrato in vigore nel 1890, è uno strumento giuridico moderno e innovativo, in particolare sotto il profilo della discrezionalità del giudice nel graduare la pena da comminare e dell’abolizione della pena di morte. Ma da dove viene il titolo del libro, già di per sé accattivante, chi era Argo e perché ne si citano gli occhi? Argo è un personaggio della mitologia greca, descritto in modi diversi ma riconoscibile dalla sua costante attenzione: posto a guardia di una ninfa, i suoi cento occhi sono sempre aperti; Argo è perennemente all’erta e non riposa mai, chiudendo ogni volta soltanto la metà dei suoi occhi. Gli occhi di Argo sono quelli del Ministro, che controlla l’attività dei circoli della carboneria e degli anarchici internazionalisti mediante una sorta di servizio segreto ante litteram.

Fu, però, soprattutto “dietro le quinte” che il Ministro operò, in maniera tale da cercare di prevenire tutto. Proprio tutto, anche l’attentato al Re, che Zanardelli aveva in qualche modo previsto e avrebbe voluto evitare, se il viaggio dei sovrani e l’entusiasmo del Presidente Cairoli non fossero stati in fase così avanzata da non poter più essere fermati. Ne sortì una coreografica regìa nella quale, ai fuochi d’artificio, seguirono gli inevitabili colpi di pugnale. Profondi, ma non fatali e presto sublimati dall’arte incisoria (xilografie e medaglie).

Alessandro Bertoli, ivi, pag. 10

E’ già durante il primo giorno di lavoro come Ministro dell’Interno che Zanardelli entra in contatto con De Camillis, un infiltrato che, in virtù dei suoi trascorsi, godeva di ampie entrature nelle file della carboneria e dei gruppi anarchici internazionalisti. De Camillis, che probabilmente era già confidente dei Ministri precedenti, descrive minuziosamente a Zanardelli l’organizzazione dei circoli e ne indica gli affiliati. La tensione è crescente, con un sotterraneo sobbollire di progettati attentati regicidi.   

Il racconto dell’instancabile attività della “gola profonda” De Camillis, della sua costante attenzione e la ricostruzione dei rapporti fatti pervenire al Ministro sotto forma di “pizzini”, a volte cifrati in modo elementare ma efficace, è particolarmente godibile e le mosse dell’agente segreto infiltrato fanno sì che l’attentato venga spesso sventato ancor prima della sua definizione

De Camillis, che ufficialmente gestisce un’osteria nei pressi di Roma, si muove con grande disinvoltura tra i gruppi eversivi e viaggia attraverso tutta la penisola cercando notizie, sedando gli animi più focosi e smorzando i progetti più sanguinari, spingendo gli affiliati a considerare il momento storico non ancora maturo per passare all’azione.

Zanardelli ha una visione rigida della libertà, non intende reprimerla ma nello stesso tempo deve trovare le forme che gli assicurino comunque il risultato, fino ad ammettere il diritto di riunione dei circoli repubblicani nei limiti della libertà di associazione riconosciuta dal vigente Statuto Albertino. 

Poco più di tre mesi dopo la nomina a Ministro dell’interno, Zanardelli si trova a fronteggiare un problema non da poco: i nuovi sovrani, il re Umberto I e la regina Margherita, decorso il periodo di lutto per la morte di Vittorio Emanuele II, decidono di fare un viaggio che toccherà moltissime città italiane allo scopo di presentarsi alla popolazione. 

La spia De Camillis è attivissima, precede il corteo dei sovrani e cerca in ogni modo di sventare gli attentati. Del resto, il periodo storico è turbolento:

Nel corso di quel maledetto 1878, Max Hödel aveva tentato di assassinare Guglielmo I  l’11 maggio a Berlino. Al Kaiser era andata bene anche il successivo 2 giugno, quando vi tento l’anarchico Karl Nobiling. Il 25 ottobre Juan Oliva Moncusì, un giovane catalano, esplose a Madrid un colpo di pistola contro il Re Alfonso XII, che se la cavò, a differenza dell’attentatore, giustiziato l’anno seguente. Il clima per i regnanti d’Europa era, insomma, tutt’altro che disteso. E, in effetti, già nella lettera del 27 luglio 1878, quando i nostri sovrani si trovavano ancora a Torino, all’inizio del viaggio, l’undercover Francesco de Camillis aveva già messo in guardia il Ministro:

‘Sono tuttavia d’opinione che bisogna precedere il Re nelle città in cui va, per la ragione potentissima che ancora in Roma non si è in grado di conoscere gli intendimenti delle nuove organizzazioni dell’Internazionale in quelle provincie’.

Alessandro Bertoli, ivi, pag. 159

Al contrario di Zanardelli, il Presidente del Consiglio Cairoli è esaltato dalle trionfali ovazioni ricevute dai sovrani da parte della popolazione. Egli non è compiutamente al corrente del reale clima politico del Paese e si prende gioco dei timori del suo Ministro. Il viaggio verso Sud incrementa l’inquietudine di Zanardelli, Cairoli sottovaluta l’importanza di missive che annunciano il delitto e che, nonostante i numerosi arresti preventivi posti in essere da Prefetto e Questore, alla fine accade: il pugnale dell’anarchico Giovanni Passannante, cuoco lucano, riesce a ferire il sovrano. 

La frase “con la berretta di un cuoco faremo una bandiera” sembrerebbe essere la chiusura di un’ode a Giovanni Passannante, andata perduta.

Ma ancora le turbolenze non sono terminate: il giorno successivo un ulteriore attentato, a Firenze, causa la morte di 4 persone e il ferimento di altre 10 ed il giorno dopo, a Pisa, scoppia un’altra bomba a mano. 

Se col tentato regicidio s’era “rotta la magia dei Savoia”, non si era incrinata, invece, quella del liberalismo zanardelliano. I detrattori ne approfittarono, ma non riuscirono ad abbattere un mito. Se il Ministro avesse raccontato, anche solo in parte il suo operato occulto, avrebbe dato ragione ai suoi avversari e tradito la fiducia dai suoi sostenitori. Tutelare apparentemente la libertà e fingere di non prevenire dovevano essere solo uno step in un contesto non ancora educato ad una gestione autonoma del bene più prezioso. Il padre che, per responsabilizzare il figlio, gli fa credere di non controllarlo, non può calare la maschera di fronte al primo errore, salvo giocarsi definitivamente credibilità e autorevolezza.

Alessandro Bertoli, ivi, pag. 182

Il governo cade, ma Giuseppe Zanardelli avrà davanti a sè altri 25 anni di vita politica ai massimi livelli, assisterà a un mondo in veloce cambiamento e, post  mortem, a lui verranno eretti monumenti e dedicate strade.

La monografia è accattivante, ricca di dettagli anche riguardanti le frequentazioni del Ministro e eventi  poco noti, e il racconto ci riporta ad un’epoca in cui gli ideali erano fortemente sentiti. Inoltre, il libro è corredato da un considerevole apparato storiografico e riporta documenti, alcuni dei quali fino ad oggi inediti, frutto delle minuziose ricerche dell’autore tra i depositi di numerosi archivi. 

Le ultime pagine del volume sono dedicate alle immagini: le copertine della rivista “L’illustrazione italiana”, le vignette satiriche, gli articoli di giornale e i famosi “pizzini” di De Camillis concludono un viaggio appassionante nelle vicende di un’Italia di quasi 150 anni fa.


RIVEDI LA BREVE PUNTATA DI BRESCIA TRA LE RIGHE IN CUI ABBIAMO INTERVISTATO ALESSANDRO BERTOLI

Titolo: “Con occhi d’Argo” Il ministro Zanardelli dietro le quinte del primo governo liberale (24 marzo -19 dicembre 1878)
Autore: Alessandro Bertoli
Editore: Edizioni Torre d’Ercole, 2024

Genere: saggio
Pagine: 361
ISBN: 97888 96755433

Candida Bertoli

È laureata in Giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto amministrativo comparato: la tesi di dottorato, sulla protezione dei beni culturali, è depositata all’Unesco, a Parigi. Adora leggere fin da quando era bambina e le sue passioni sono l’arte e la storia. Per anni ha gestito i volontari del FAI sia a livello cittadino che regionale e ama raccontare Brescia. La sua casa è piena di libri, in ogni spazio possibile e di ogni genere. Partecipa al Festival della Letteratura di Mantova da sempre, e nel 2019 le è stato conferito il premio di “Massimo esperto della storia del Festival”

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