“Brescia antica e le sue storie invisibili”: intervista all’archeologa Filli Rossi

Un viaggio originale e alternativo nella Brescia pre-romana e romana che, attraverso percorsi sotterranei e reperti eccezionali, riporta alla luce le tracce degli antichi abitanti di Brescia, restituendo corpo e voce al passato della città.

E’ “Brescia antica e le sue storie invisibili” (Quorum edizioni, 2025), un libro che racconta storie e vicende complementari alla Storia conosciuta, focalizzandosi su aspetti ancora poco noti legati alla storia, alla cultura, alle tradizioni religiose dell’antica Brixia.

Ne abbiamo parlato con l’autrice, l’archeologa Filli Rossi, che ha lavorato a lungo presso la Soprintendenza archeologica della Lombardia prima di operare in qualità di libero professionista, sempre nell’ambito di ricerche e progetti culturali. Al libro hanno collaborato gli illustratori Laura Marchesini e Pier Luigi Dander

FR: L’idea del mio libro è nata da una riflessione a lungo maturata nel corso di molti anni di lavoro sul campo a Brescia. Le indagini archeologiche effettuate sulla città, nei suoi vari settori, centrali o periferici, hanno consentito di restituirne finalmente la fisionomia storica, culturale, artistica con una precisione di contorni e dettagli davvero sorprendente. Ne è emersa una linea del tempo in cui trovano spazio i grandi personaggi delle varie epoche, i grandi eventi, le grandi realizzazioni monumentali e urbanistiche.

In questo quadro affascinante risultavano tuttavia sbiaditi o addirittura invisibili i contorni dei personaggi “minori” che avevano attraversato la città nello stesso tempo: uomini, donne, soldati, bambini, condannati per sempre ad un ruolo di comparse ininfluenti se non addirittura all’oblio degli archivi. 

Da qui l’intenzione di dare a queste figure un posto “visibile” nella storia della città, un posto peraltro meritato in quanto le loro azioni e le loro vicende ebbero un peso sui cambiamenti della società in cui avevano vissuto assai più rilevante di quanto si era potuto finora immaginare. Volevo dunque provare a recuperarli a pieno titolo nella memoria collettiva.

Illustrazione di Pier Luigi Dander

FR: Sì, i piccoli oggetti in apparenza poco significativi, ceramiche di uso quotidiano, monete perdute per strada, iscrizioni di carattere non ufficiale, rappresentano testimonianze involontarie ma estremamente “parlanti” e ricche di importanti informazioni; arricchiscono la rete di indizi che, meglio forse di altri documenti più vistosi, ci aiutano ad entrare nel mondo parallelo di queste persone, nelle loro abitudini quotidiane, così come nel loro vissuto privato (come nel caso del legame fortissimo e segreto fra un imperatore e l’amata sorella Drusilla) e di conseguenza ci portano a riflettere sul loro ruolo, tutt’altro che “minore” in una società di cui, in maniera forse inconsapevole, hanno contribuito a determinare il continuo e profondo mutamento

FR: La storia dell’area capitolina nel corso del tempo è davvero straordinaria, portatrice di un senso e di una forza che forse sono stati messi in ombra dall’impatto visivo, più immediato e potente, dei resti monumentali del tempio Flavio, ancora oggi protagonista principale della scenografia che si offre ai nostri occhi guardando dalla piazza del Foro verso il colle.

In realtà oggi sappiamo che la sacralità dell’area va ben oltre questa evidenza; è insita nel luogo stesso. Il suo volto ancora “naturalmente selvatico”, che allude alla presenza di boschi, cavità sotterranee, sorgenti e delle loro divinità, si mantiene ancora ben leggibile per chi si astrae per qualche minuto dalla realtà contemporanea. Trasmette, ancora intatte, le emozioni degli uomini che lo hanno visitato, temuto e onorato nel tempo e che ai suoi piedi hanno costruito il cuore sacro della loro città. Sono emozioni testimoniate dalle evidenze messe in luce nell’area dalle indagini archeologiche degli ultimi decenni: non un tempio solo ma molti templi, costruiti dal terzo secolo avanti Cristo in poi, uno sull’altro, uno dentro l’altro, e sigillate poi in epoca imperiale dal santuario dedicato da Vespasiano.

Illustrazione di Laura Marchesini

FR: In realtà anche questa transizione è interessante e densa di suggestioni. Racconta di una città di antica e nobilissima tradizione sconvolta dalla destrutturazione traumatica subita dai suoi edifici e dalla sua rete di servizi: case e monumenti vengono abbattuti e demoliti, apparati decorativi spoliati e distrutti o reimpiegati con modalità di utilizzo più prosaiche, con impianti artigianali o abitazioni modeste ricavate negli antichi spazi aulici romani. Una nuova città, una nuova popolazione, soprattutto una nuova mentalità, inconsapevole o indifferente ai valori culturali dei secoli precedenti. Un cambiamento che abbiamo percepito sempre in modo molto negativo ma che può portarci forse a riflettere sul senso e sull’impatto, che si avverte anche nella  realtà storica di oggi, dei mutamenti socioeconomici e culturali sulle società.

FR: Tutte le storie raccontate nel mio libro, solo alcune fra le tante possibili, mi hanno colpito e fatto riflettere. Il filo rosso che le collega, dare un volto e una voce a vite passate in silenzio nella città, mi ha portato a considerarle tutte ugualmente toccanti e importanti.

FR: Direi che la lettura potrebbe aprire a diversi percorsi possibili. Da un lato può ridare forza e spessore al passato di Brescia, evitando di relegarlo per forza al silenzio di una biblioteca o di un museo, recuperandolo come realtà viva e presente; dall’altro può aprire, credo, a un nuovo modo di guardare gli oggetti esposti nelle vetrine di un museo, considerandoli non più come reliquie inerti e mute di un passato lontano e morto ma come voci che possono arrivare a noi sfidando il silenzio e la polvere, trame di altri possibili racconti.


Titolo: Brescia antica e le sue storie invisibili
Autore: Filli Rossi
Editore: Quorum edizioni, 2025

Genere: Saggistica
Pagine: 92
ISBN: 9791281199460

Candida Bertoli

È laureata in Giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto amministrativo comparato: la tesi di dottorato, sulla protezione dei beni culturali, è depositata all’Unesco, a Parigi. Adora leggere fin da quando era bambina e le sue passioni sono l’arte e la storia. Per anni ha gestito i volontari del FAI sia a livello cittadino che regionale e ama raccontare Brescia. La sua casa è piena di libri, in ogni spazio possibile e di ogni genere. Partecipa al Festival della Letteratura di Mantova da sempre, e nel 2019 le è stato conferito il premio di “Massimo esperto della storia del Festival”

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