“Tergiversando”, il primo introspettivo romanzo di Cristina Vischi ci pone davanti a uno specchio

Tergiversare: v. intr. [dal lat. tergiversari, comp. di tergum «tergo» e versare «volgere»; propr. «voltare le spalle»] (io tergivèrso, ecc.; aus. avere). Cercare di eludere una questione o di rinviare una decisione, evitando di esprimere chiaramente il proprio parere, di far conoscere le proprie intenzioni, di assumere responsabilità.

Dal vocabolario Treccani

C’è chi sceglie i libri dalla copertina, a me spesso capita di farlo dal titolo.

Perché, a volte, alcune letture già dal nome stuzzicano l’attenzione e la curiosità dando l’idea di parlare la mia stessa lingua, di accogliermi in un ambiente noto e rassicurante, di condividere un mio sentire, di intercettare il mio modo di essere. Stabilendo fin da subito, in ultima analisi, una sorta di affinità elettiva con l’autore. E, non a caso, è proprio “Le affinità elettive” il classico da cui prende avvio la trama del libro di cui sto parlando, scelto a scatola chiusa solo sulla base di sensazioni positive scaturite proprio dal titolo, “Tergiversando” (Temperino Rosso, 2025).

Un romanzo che ricevo direttamente dall’autrice, Cristina Vischi, ingegnere dell’informazione nata e cresciuta a Brescia qui al suo esordio narrativo. Saprà il libro mantenere le promesse e non deludere le mie aspettative?

La trama prende avvio da un pacchetto incustodito lasciato ai piedi di una fontana, collocata sicuramente a Brescia anche se Brescia non viene mai esplicitamente citata. Per chi conosce e ama la città sarà divertente immaginare quale fontana potrebbe essere: magari proprio quella che si trova nella piazza in cui tante volte si è transitato, forse esattamente accanto alle stesse panchine su cui in innumerevoli occasioni ci si è seduti all’uscita da scuola o durante le passeggiate del sabato pomeriggio…

Il pacchetto attira per puro caso l’attenzione di un giovane uomo, perso nei propri pensieri e nella torrida routine che accompagna indolente le snervanti giornate estive in città. Cosa mai conterrà? Chi e perché l’ha lasciato proprio in quel luogo? Sarà stato un uomo o una donna? E’ il caso di fare finta di niente, proseguire sulla propria strada, oppure vale la pena approfondire la cosa? Il momento in cui l’uomo (voce narrante di cui, dettaglio curioso, non conosceremo mai il nome) raccoglie l’involucro rappresenta l’inizio di una sorta di sfida con il destino (che ha le sembianze di un estraneo), ma soprattutto con sé stesso.

Faticavo a dire a me stesso che quella era tutta una costruzione mentale, faticavo a dire a me stesso che la mia vita era ed era stata intensa e intense le esperienze vissute, frutto di scelte qualche volta e altre volte di non scelte. Faticavo a dire a me stesso che avrebbe potuto andare peggio e faticavo a dirlo perché, in fondo, per me, come per tutti, avrebbe anche potuto andar meglio.

Cristina Vischi – Tergiversando – pg. 25

Il misterioso pacchetto, solo questo mi sento di anticipare, contiene un libro (appunto, “Le affinità elettive” di Goethe) che a sua volta nasconde tra le pagine una lettera: prende avvio in questo modo un rapporto epistolare sui generis con una persona sconosciuta che metterà profondamente in crisi il protagonista, portandolo a fare i conti con una pressante nostalgia del passato e con tutto quello che, per viltà, insicurezza, paura del giudizio altrui, indifferenza l’ha portato a diventare quello che è. Un uomo che si lascia trasportare dalle cose e dagli avvenimenti, che si fa scivolare dalle mani occasioni e persone, che sta passivamente a guardare, che si tiene lontano dalle scelte o le procrastina all’infinito. Un uomo che tergiversa.

Uno dei capitoli più significativi è lungo poco più di una pagina ed elenca con precisione chirurgica i momenti della nostra vita in cui l’azione del “tergiversare” ci paralizza al punto da non accorgerci dello scorrere della vita stessa, delle pulsazioni che la compongono, delle occasioni che ci vengono regalate, così come di quelle che non siamo in grado di crearci da noi medesimi.

Perdiamo la pazienza, il tempo, la speranza, la voglia. Quando va bene perdiamo il peso ma più spesso la vista. Perdere l’appetito non è un buon segnale oppure sì, se si è innamorati, per esempio. Perdiamo i capelli e troppo spesso gli amici e gli affetti, qualche volta li perdiamo di vista e altre volte se ne vanno altrove. Capita di perdere il contatto con la realtà ma ancora peggio è perdere il senso delle cose, della vita, della giornata. Meglio perdere gli oggetti, anche quel tipo di perdita destabilizza, sembra meno dolorosa ma ci fa perdere un po’ di fiducia in noi stessi. Perdiamo ombrelli, chiavi, guanti, occhiali, i calzini…quelli non li perdiamo, si perdono, si spaiano, si separano perché seguire sempre la stessa strada in coppia può essere difficoltoso, non tutti riescono.

Cristina Vischi – Tergiversando – pg. 53

Vischi è una penna talentuosa, dallo stile pulito e incisivo (al netto, purtroppo, di un editing spesso assente e inefficace), che regala una prosa capace di riflessioni profonde ma non “pompose” a cui aggiunge, qua e là, una spruzzata di metafore ficcanti e a tratti poetiche. Questo insieme di cose, nonché una storia semplice ma ricca di sentimento (non banale sentimentalismo!), fa di “Tergiversando” una lettura piacevole e ricca di spunti. Sfogliando le pagine del libro ci possiamo ritrovare tutti, chi più e chi meno, come davanti a uno specchio che riflette la nostra capacità di prendere in mano la nostra esistenza e affrontare di petto tutto ciò che ci accade senza attenuanti, senza alibi, senza facili vie d’uscita. L’unico modo per vivere appieno fino alla fine e non essere “uomini e donne che tergiversano”.

L’autunno è un crogiolo di colori caldi e bruciati che sanno di cose ben vissute ma passate.

(…)

L’autunno si capisce solo da grandi, non è una stagione per tutti.

L’autunno si capisce quando si smette di viverlo come se fosse la fine dell’estate.

Cristina Vischi – Tergiversando – pg. 82


RIVEDI LA BREVE PUNTATA DI BRESCIA TRA LE RIGHE IN CUI ABBIAMO INTERVISTATO CRISTINA VISCHI

Titolo: Tergiversando
Autrice: Cristina Vischi
Editore: Temperino Rosso (collana Giorni Possibili), 2025

Genere: romanzo
Pagine: 96
ISBN: 9788855493123

Federica Zaccaria

Classe 1973, nata a Milano con radici miste piemontesi-venete-pugliesi, una laurea in filosofia come alternativa alle sedute di psicoanalisi, vengo dal mondo dell’editoria e della comunicazione. Sono una lettrice onnivora e per me, da che ho ricordo, i libri sono inseparabili compagni di viaggio, amici gentili, mai invadenti ma sempre presenti. Leggo rigorosamente su carta, in confortevole solitudine e il più possibile lontana dal molesto sottofondo del mondo.

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