L’Azienda servizi municipalizzati di Brescia: dalla ricostruzione post bellica alla vigilia della crisi energetica

Il saggio “Storia dell’Azienda servizi municipalizzati di Brescia. Dalla ricostruzione alla vigilia della crisi energetica (1945-1971), a cura di Giovanni Gregorini e Sergio Onger, è il secondo volume della trilogia dedicata a ripercorrere le vicende della municipalizzazione dei servizi a Brescia. Come il primo, anche il secondo periodo analizzato è articolato in funzione dei diversi contesti d’azione dell’Azienda, che si occupa di rispondere sia ai tradizionali bisogni della cittadinanza sia a quelli che emergono a seguito della modernizzazione degli stili di vita.  

La storia della città e della sua evoluzione si intreccia strettamente con quella dell’Azienda: così come la società locale, le industrie cittadine, i modelli e gli stili di vita evolvono, corrispondentemente l’Azienda affronta nuove sfide, risponde a nuovi bisogni, spesso anticipando – con una visione lungimirante, orientata al futuro e di ampio respiro – lo sviluppo urbanistico e industriale degli anni a venire.

Nel periodo del secondo dopoguerra in Italia si assiste a profondi cambiamenti, sia sotto il profilo politico che quello economico e sociale. Il Paese, distrutto e devastato da anni di conflitto e di dittatura fascista, si riprende grazie anche ai finanziamenti del “Piano Marshall” e vede schiudersi un’era di considerevole crescita economica.

Il primo volume della trilogia si chiudeva con l’immagine di una città ferita dagli anni di guerra, in cui – secondo le parole del Sindaco Bruno Boni, in carica dal 1948 al 1974 – “Tutto o quasi tutto era da rifare sia materialmente che moralmente”.  Nella primavera del 1945 Brescia è reduce dai pesanti bombardamenti alleati che hanno distrutto o reso inagibili edifici e abitazioni e guastato gravemente le reti di distribuzione del gas, elettricità, acqua e trasporti. Le conseguenze sul piano sociale non sono da meno: da un lato si tratta di riassorbire i combattenti che rientrano dai campi di battaglia e di prigionia, sostituiti da personale straordinario che ora va licenziato, dall’altro di affrontare il crollo della produzione bellica industriale. L’inflazione falcidia i salari delle famiglie e nel contempo la totale mancanza dei pezzi di ricambio non permette né di ripristinare a breve le infrastrutture né di procedere alla riparazione dei mezzi di trasporto.

L’Azienda, il cui bilancio è in forte perdita, fino al 1947 non è in grado di attuare alcun piano di sviluppo: solo a partire da quella data, a seguito della revisione delle tariffe, si torna all’equilibrio finanziario e a ipotizzare margini di crescita. 

Durante i primi anni 50 le trasformazioni, già parzialmente manifestatesi entro la fine del decennio precedente si intensificarono, coinvolgendo ogni dimensione della società bresciana, al punto da non riscontrarsi eguali a livello nazionale. Dall’economia, stimolata da una rapida ripresa industriale e commerciale, all’urbanistica, caratterizzata dalla proliferazione di quartieri periferici e nuove infrastrutture, fenomeni cui sottostava un incremento demografico senza precedenti, sospinto dall’aumento delle nascite e dal continuo esodo dai territori extraurbani di lavoratori attratti dalle opportunità offerte dal tessuto imprenditoriale bresciano. La peculiare collocazione geografica di Brescia, infatti, vicina ai mercati di sbocco dell’Italia settentrionale, equidistante rispetto ai territori veneto-emiliani., al triangolo industriale e affacciata sulle direttrici di comunicazione per l’Europa centrale, ne stava gradualmente legittimando lo status di grande polo occupazionale.

Daniele Perucchetti – Dal dopoguerra al miracolo economico: l’Asm di Brescia tra rinascita e modernizzazione – ivi, pag. 39

Gli studi riportati nel volume restituiscono una città in forte ripresa. Numerosi sono infatti i cantieri sia residenziali che infrastrutturali: tra i tanti, la Galleria Tito Speri, la strada per la Maddalena, il nuovo stadio, la piscina di Mompiano. Allo stesso tempo, si dà l’avvio alla metanizzazione dei quartieri, rendendo la città una tra le prime ad usufruire di questa tecnologia. 

Ad una città in espansione corrispondono nuovi bisogni: Brescia cerca l’autonomia produttiva in campo elettrico, la modernità porta nelle case nuovi elettrodomestici e la domanda di energia cresce esponenzialmente. L’annosa controversia con la Società Elettrica Bresciana, la cui prestigiosa sede in Via Leonardo da Vinci è da anni abbandonata, si risolverà solo nel 1961 dopo mille conflitti e nel frattempo la città procede a dotarsi di due centrali idroelettriche, opere avveniristiche che sono descritte dal Sindaco Boni come “una di quelle opere che non fanno il merito di una amministrazione, ma certamente di una generazione” (Ibidem, pag. 47).

Con una rapidità certamente da sottolineare, nella primavera del 1971 l’ASM – questa la nuova dizione aziendale che si sostituisce alla precedente SS.MM. – inaugura l’utilizzo di un autobus funzionante a Gpl anziché a gasolio. La trasformazione dell’alimentazione avviene in proprio e viene eseguita dalla Carrozzeria Patavium di Padova. Un pannello collocato sulla parte posteriore avvisa: “questo è il primo autobus in Italia funzionante a gas liquido. Un contributo alla lotta antismog.” Un modo concreto per aprire nuove strade, una sperimentazione importante, con la vettura che diviene motivo di attrazione alla mostra “Antinquinamento 1971”, tenutasi nell’autunno di quell’anno a Milano.

Marcello Zane – Fili, gomme e motori. Il trasporto urbano dalla guerra all’austerity – ivi, pag. 225

Dal metano al teleriscaldamento, dalle filovie agli autobus, dai servizi erogati alla comunità cittadina fino a comprendere i Comuni contermini, dalla gestione manuale all’utilizzo degli elaboratori elettronici, dall’acquedotto romano alla perforazione di nuovi pozzi e all’efficientamento del sistema per rispondere ai crescenti bisogni di una città in rapida espansione, dalla fabbrica del ghiaccio agli innovativi servizi gestiti dall’Azienda tramite le sue Società, il testo racconta e analizza il profondo rapporto che da sempre lega la città alla sua Azienda, capace di sostenerla nello sviluppo urbanistico ed industriale degli anni che verranno. 

I contributi degli studiosi, riportati nel volume, sono una lettura piacevole e interessante. Ripercorrere le vicende che hanno portato Brescia ad essere la moderna città che, negli anni successivi, sempre più si svilupperà in ogni settore – pur senza negarne le criticità – fa comprendere quante e quali difficoltà siano state affrontate nel tempo tanto dall’Azienda quanto dagli Amministratori comunali, sempre sorrette dalla visione lungimirante della soddisfazione del bene pubblico, delle esigenze della cittadinanza a cui rispondere.


Titolo: Storia dell’Azienda servizi municipalizzati di Brescia – Volume II. Dalla ricostruzione alla vigilia della crisi energetica (1945 – 1971)
Autore: AA.VV.  – a cura di Giovanni Gregorini e Sergio Onger
Editore: Il Mulino, 2025

Genere: Saggio
Pagine: 282
ISBN: 978 88 15 39392 0

Candida Bertoli

È laureata in Giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto amministrativo comparato: la tesi di dottorato, sulla protezione dei beni culturali, è depositata all’Unesco, a Parigi. Adora leggere fin da quando era bambina e le sue passioni sono l’arte e la storia. Per anni ha gestito i volontari del FAI sia a livello cittadino che regionale e ama raccontare Brescia. La sua casa è piena di libri, in ogni spazio possibile e di ogni genere. Partecipa al Festival della Letteratura di Mantova da sempre, e nel 2019 le è stato conferito il premio di “Massimo esperto della storia del Festival”

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