Sul prestito interbibliotecario non si torna indietro: il nostro contributo alla discussione sul taglio del PIB
Ultimo aggiornamento: 21 luglio 2026
Il Prestito Interbibliotecario non deve essere ridimensionato. Per questo abbiamo deciso di esporci pubblicamente, di mettere ordine tra le informazioni disponibili e di chiedere a chi ne ha la responsabilità di individuare le risorse necessarie per ripristinare il livello di servizio precedente al taglio.
Dal 15 luglio 2026 ogni utente della Rete Bibliotecaria Bresciana e Cremonese (RBBC) può richiedere al massimo tre prestiti interbibliotecari al mese.
Per la maggior parte degli utenti il cambiamento sarà probabilmente poco percepibile. Per altri, invece, rappresenta una limitazione significativa.
Pensiamo a chi svolge attività di ricerca, ai lettori forti, agli studenti, agli insegnanti, agli autori e ai ricercatori locali, a chi coordina gruppi di lettura o iniziative di promozione della lettura, ai volontari delle tante realtà culturali indipendenti della provincia e a chi vive in piccoli comuni serviti da biblioteche poco fornite e quindi fa necessariamente affidamento sul prestito interbibliotecario per accedere all’intero patrimonio della rete.
Questi utenti saranno anche una minoranza, come sottolineato nelle comunicazioni ufficiali di Rete Bibliotecaria, ma svolgono un ruolo fondamentale nella vita culturale del territorio. Per loro il cambiamento è sostanziale e rappresenta soprattutto un’inversione di tendenza che, a nostro avviso, dovrebbe preoccupare tutti.
Come associazione Brescia si legge riteniamo che il prestito interbibliotecario sia una delle più importanti eccellenze culturali della nostra provincia. È il servizio che ha trasformato centinaia di biblioteche in un unico patrimonio condiviso, consentendo tra l’altro di ottimizzare le spese e gli acquisti (generando complessivamente un risparmio di risorse pubbliche) e soprattutto garantendo ai cittadini un accesso molto più ampio ai libri e quindi alla lettura, allo studio e alla ricerca.
Per questo ci uniamo all’appello di utenti, bibliotecari, amministratori locali, associazioni e operatori culturali affinché la Provincia di Brescia, la Rete Bibliotecaria Bresciana e gli enti che la governano individuino le risorse necessarie a mantenere e rafforzare questo servizio, anziché cominciare a ridurne la portata.
Cosa sappiamo
Dal 15 luglio 2026 ogni utente della Rete ha diritto a richiedere soltanto tre documenti (libri, DVD, fumetti e altri materiali) provenienti da altre biblioteche della rete, a fronte di un limite complessivo – che resta invariato – di dieci prestiti mensili. La misura è stata illustrata attraverso una sezione FAQ pubblicata sul sito della Rete Bibliotecaria e accompagnata da una campagna di comunicazione massiccia, a base di meme, che ha suscitato numerose critiche.
La motivazione ufficiale è la necessità di garantire la sostenibilità economica del servizio di trasporto dei documenti tra le biblioteche, a fronte dell’aumento dei volumi di libri da movimentare. Un aumento dell’utilizzo del servizio che dovrebbe essere celebrato e che rappresenta la misura del successo di quanto fatto, non ultimo dalla Rete Bibliotecaria stessa, ma che paradossalmente sembra essere diventato un problema.
Secondo quanto riportato dal consigliere comunale bresciano Andrea Curcio al Giornale di Brescia e mai smentito, sarebbero necessari circa 80.000 euro aggiuntivi all’anno per accogliere gli extra costi richiesti dalla Cooperativa che gestisce il servizio mantenendo invariato il livello del servizio.
Come precisato dalla consigliera provinciale Mariangela (detta Nini) Ferrari in sede di Consiglio Provinciale (a partire dal minuto 1.55.00), l’incremento dei costi richiesti dalla cooperativa (definita da Ferrari stessa una “quasi monopolista” in Italia per questo genere di servizio) è dovuto a due voci distinte. La prima voce, legata al cambio di contratto dei lavoratori della cooperativa, è stato già riconosciuto dalla Provincia: da qui la decisione di accettare, già nel contratto esecutivo in essere da giugno 2026, un incremento del 22%. La seconda voce, che invece la Provincia ha deciso di riconoscere, è un ulteriore 18% che l’appaltatore ha richiesto alla luce di un aumento dei costi operativi (affitti, carburante, assicurazioni etc.).
Tra le ragioni di questa richiesta di extra-costi non compare esplicitamente l’aumento dei volumi movimentati. Tuttavia, la conseguenza di questa mancata accettazione di questo secondo extra costo (per un importo pari agli 80.000 euro/anno di cui sopra) è stata per ora la limitazione sperimentale del PIB iniziata il 15 luglio.
Il servizio continua infatti a oggi a essere affidato dalla Provincia di Brescia attraverso lo specifico Accordo Quadro per il trasporto interbibliotecario (CIG A02BB5E3A7), aggiudicato nel 2024 al Consorzio Progetto Multiservizi – Consorzio Stabile con sede legale a Roma per un importo contrattuale di 1.364.000 euro oltre IVA (con ribasso rispetto a una base d’asta di quasi 2 milioni). L’Accordo Quadro è stato sottoscritto il 17 aprile 2024 (Repertorio n. 37696) ed è richiamato nella determinazione dirigenziale provinciale n. 1502 del 1° luglio 2026, con la quale è stato approvato un ulteriore contratto esecutivo per garantire la prosecuzione del servizio fino all’8 gennaio 2027, riconoscendo come si diceva solo una parte degli extra costi richiesti.
Le nuove regole in vigore dal 15 luglio sono state presentate come una sperimentazione. Secondo quanto dichiarato dalla Consigliera Ferrari in occasione della seduta del Consiglio Provinciale del 20 luglio 2026, questa fase durerà sei mesi. Non sono stati tuttavia resi noti i criteri con cui verranno valutati i risultati della sperimentazione, né le condizioni che potrebbero portare alla conferma o alla modifica della misura. Molto probabilmente, i risultati di questa sperimentazione rientreranno nella negoziazione che la Provincia farà con la Cooperativa e successivamente nel nuovo bando di gara per l’assegnazione del servizio, e l’impressione generale è che l’obiettivo di questa sperimentazione sia valutare se questo primo taglio è sufficiente o no (piuttosto che l’impatto sui diritti degli utenti).
Di certo, non sappiamo cosa succederà qualora i risultati non dovessero essere soddisfacenti per la Cooperativa (cioè non generare una sufficiente riduzione dei costi). Di certo non è chiaro in che modo la riduzione del numero massimo di richieste effettuabili dagli utenti possa incidere in misura significativa sulla sostenibilità economica di un sistema che risulta tra l’altro organizzato su percorsi logistici fissi. Il trasporto interbibliotecario, infatti, non è gestito “a chiamata”, ma attraverso una procedura strutturata basata su una rete logistica basata, a quanto risulta dalla documentazione pubblicamente disponibile, da nove linee di distribuzione che collegano quotidianamente le biblioteche della provincia e i centri di smistamento secondo percorsi prestabiliti.
Davvero la riduzione nel numero dei prestito interbibliotecari, che riguarderebbe una minoranza, è sufficiente a rendere sostenibile il servizio? Di sicuro l’atteggiamento che traspare, oltre a essere secondo noi ingiusto, non ci lascia tranquilli.
Importante rilevare, infine, come la decisione di limitare il prestito interbibliotecario a tre soli documenti al mese sia stata comunque approvata dalla Consulta della Rete Bibliotecaria Bresciana, l’organo previsto dalla Convenzione della RBB nel quale siedono la Provincia di Brescia e gli enti capofila degli otto Sistemi bibliotecari (Comune di Brescia, Comune di Chiari, Comunità Montana di Valle Camonica, Comunità Montana di Valle Trompia, Comunità Montana di Valle Sabbia, Comune di Manerbio, Comune di Palazzolo sull’Oglio e Comune di Rezzato) in rappresentanza dei comuni aderenti, nella seduta del 4 giugno 2026.
La posizione di Brescia si legge
Comprendiamo che un servizio pubblico debba essere economicamente sostenibile ma riteniamo che, laddove le risorse sono sufficienti, è dovere della politica individuare le priorità. Se i costi aumentano, è giusto affrontare il problema con serietà, ma tutto ciò non deve andare in contraddizione con la missione primaria del sistema bibliotecario, cioè quello di favorire l’accesso al libro, la lettura e il benessere del tessuto culturale della nostra provincia.
Per questo motivo riteniamo che la prima risposta non possa essere quella di limitare l’utilizzo del servizio proprio da parte di chi ne manifesta la maggior necessità.
Le FAQ ufficiali sottolineano che oltre il 90% degli utenti non subirà conseguenze. Questo dato è stato ulteriormente circoscritto dalla Consigliera Ferrari, sempre in occasione del Consiglio Provinciale del 20 luglio: in questa occasione, la Consigliera ha affermato che gli utenti che superano la soglia dei 3 prestiti interbibliotecari è pari all’1,5% del totale degli utenti (170.000): poco più di 2.000 persone. Tuttavia non è chiaro a cosa questo 1,5% faccia riferimento: al numero medio di PIB chiesti dagli utenti considerando tutte le richieste dell’anno? Alla somma dei PIB divisi 12 mesi? Da un punto di vista meramente tecnico, riteniamo che – per dimensionare il numero effettivo di utenti colpiti (all’anno, o in un qualsiasi determinato timeframe) non sia corretto considerare il numero medio di PIB, bensì il numero massimo di PIB richiesti da ciascun utente. Su questo punto tecnico rimaniamo in attesa di chiarimenti.
A prescindere da tutto ciò, va però rilevato che il fatto che una categoria sia numericamente minoritaria non la rende meno importante. Al contrario, tra coloro che utilizzano maggiormente il prestito interbibliotecario si trovano studenti, ricercatori, insegnanti, autori, operatori culturali, gruppi di lettura e cittadini che vivono nei comuni meno serviti. Spesso, sono persone che non si limitano a consumare cultura ma che la diffondono, la arricchiscono e la rendono accessibile a molti. Sono proprio questi utenti a esprimere pienamente il valore di una rete bibliotecaria provinciale.
Per questo chiediamo alle istituzioni coinvolte di reperire le risorse necessarie per riportare il servizio ai livelli precedenti, mantenendo fede alla loro missione e evitando ogni passo indietro, anche in considerazione del fatto che l’ammanco sembrerebbe essere numericamente più che gestibile (80 mila euro all’anno spalmati sull’intera provincia, sono poco più di 6 centesimi di euro per abitante della provincia).
Investire nella circolazione dei libri significa investire nella cultura, nello studio, nella ricerca e nelle opportunità offerte ai cittadini. Per questo motivo non accetteremo alcun passo indietro.
Cosa fare
Crediamo nella partecipazione informata e nel principio secondo cui chi ha una responsabilità pubblica è chiamato a rendere conto ai cittadini delle proprie scelte.
Per questo, invitiamo chi considera importante il prestito interbibliotecario a informarsi e a aiutarci a fare circolare queste informazioni.
Invitiamo chiunque sia sensibile al tema a firmate la petizione pubblicata su change.org.
Invitiamo gli utenti a trovare modi creativi attraverso cui fare resistenza nonviolenta aggirando questo limite assurdo e ingiusto.
E soprattutto invitiamo tutti voi a confrontarvi con gli amministratori del proprio territorio, dai sindaci agli assessori ai membri delle commissioni biblioteca, e a fare pressione affinché il prestito interbibliotecario venga salvaguardato, messo in sicurezza e orgogliosamente accompagnato nella sua crescita.
Noi continueremo a seguire questa vicenda. Chiunque abbia qualcosa da segnalare, puoi scriverci: ogni contributo sarà verificato con attenzione.


