“Luigi «Bigì» Vecchi”. La biografia di un regista cinematografico, attore, giornalista e scrittore attivo a Brescia a cavallo tra le due guerre
Letto e recensito da Piero Galli per Brescia si legge
Ogni tanto, quando mio nonno materno mi raccontava i suoi ricordi di gioventù, capitava che l’argomento cadesse su suo zio Luigi detto Bigì, fratello maggiore di suo papà. Di lui sapevo solamente che era noto per aver girato qualche film e per essersi interessato alla promozione turistica del territorio bresciano, morendo per errore in una sparatoria a Bovegno. Poi, un giorno, mio nonno mi mostrò un faldone ben curato, pieno di fotografie, documenti e articoli di giornale riguardanti suo zio…
Susanna Danna, op. cit., p. 3
Dedicata al “nonno Peppo” (Giuseppe Vecchi), “Luigi «Bigì» Vecchi. Regista cinematografico, attore, giornalista e scrittore a Brescia negli anni tra le due guerre” (Agnetti editore, 2025), opera prima della bresciana Susanna Danna, narra di Luigi Vecchi, detto “Bigì” (Brescia, 28/01/1896 – Bovegno, 15/08/1944), che fu fratello del suo bis nonno. Genesi del libro è una tesi di laurea, del 2018, in Scienze linguistiche e Letterature straniere, che aveva però, necessariamente, un tono distaccato e formale. S’intitolava “Zio Bigì, un piccolo grande uomo nel movimento culturale bresciano tra le due Guerre”. Il lavoro di trasposizione in opera letteraria ha consentito all’autrice di arricchire il testo di informazioni, espressioni e sfumature, più confacenti allo spirito colorito di questo lontano e originalissimo “zio”.
Un personaggio poliedrico, grande animatore della scena culturale bresciana
Dopo un ricordo personale del nonno, il libro inquadra la situazione bresciana con un interessante excursus sull’ambiente sociale ed economico della locale “belle époque”, nel quale viene anche ricordato lo spettacolo di Bufalo Bill in Campo Marte. Il capitolo “Luigi Vecchi nella storia di Brescia” entra poi nel vivo del personaggio, ricostruendo aspetti genealogici di notevole dettaglio.
Anche il capitolo successivo “La Grande Guerra e gli irrequieti anni Venti”, si apre come un affresco della Brescia di allora, ricco di informazioni e descrizioni di carattere storico, prima di spostare l’attenzione sulle azioni del personaggio Bigì, in particolare sul suo esordio nel teatro e nel cinema. È un po’ questa la struttura di ogni capitolo: alcune pagine di generale introduzione sono seguite da fatti e misfatti del protagonista del libro.
Questo suo essere brillante e simpatico gli permise di entrare appieno nella vita popolare e cittadina: iniziò la carriera come attore in teatri rionali, approdando poi nel cinema nel 1919 e acquisendo per l’occasione il cognome d’arte D’Alba. Il passo da attore a regista fu breve, tanto che tra il 1920 e il 1923 diresse ed interpretò quattro film, cimentandosi anche come critico scrivendo piccole recensioni per qualche rivista cinematografica. Per quanto la militanza nel cinema fu breve, non abbandonò comunque la carriera di attore, tant’è che sul finire degli anni Venti si impegnò anche nel teatro dopolavoristico, prettamente sul Garda.
Susanna Danna, opera cit., p. 34
Di notevole interesse artistico è la lunetta caricaturale del pittore Giulio Greppi, datata 1937 (riportata a p. 36), che campeggiava nella taverna “Il Cantinone” di via Cavallotti, nella quale Luigi Vecchi è immortalato al centro di una tavolata di artisti bresciani, segno di quanto ad un certo punto fosse diventato una persona alquanto conosciuta. Lo stesso si può dire di un’altra caricatura che lo vede al centro, disegnata a Bayonne, in Francia, da Antonio Simont-Guilleu, in occasione di una competizione motonautica alla quale Bigì presenziò in qualità di giornalista, nel 1931 (riportata a p. 107).
Cuore del libro è il capitolo “Luigi Vecchi D’Alba, teatro e cinema” nel quale è narrata in modo piuttosto esaustivo la storia cinematografica di Brescia, in quei primi decenni del XX secolo, e naturalmente l’esordio dello zio attore sul grande schermo. A corredo di un pregevole testo compiutamente descrittivo di trame e produzioni, l’autrice ha riportato alcune immagini dai set, diverse locandine degli spettacoli teatrali e cinematografici di allora ed estratti da articoli giornalistici del giorno dopo. Talvolta, fra i giornalisti che recensivano le pellicole, poteva figurare Luigi stesso, nei panni di cronista autocelebrativo:
[…] con attori come quelli, dalla protagonista Lea Lenor che personificò Wanda Saraceto con dolorante efficacia e compostezza, a Francesco Ferro attore plasticamente espressivo; da Oreste Nasi forte tempra d’attore, a Luigi d’Alba e Peppino Lenard entrambi corretti e persuasivi, il film non poteva non riuscire artisticamente completo.
Luigi Vecchi sulla rivista “Film corriere dei cinematografi” del 23 ottobre 1919, p. 68
Meravigliosa per qualità artistica, di gusto surreale, la cartolina promozionale del suo primo film “Gli occhi dipinti”, del 1920, unico suo grande successo, riportata a p. 73.
Va poi concludendo il libro una parte corposa dedicata al Luigi Vecchi scrittore e giornalista. Il capitolo più impegnativo per l’autrice, che si è trovata a mettere ordine in una sovrabbondanza di materiale, perché Bigì era stato, per lungo tempo, una penna prolifica: libri di ricerca storica, articoli di satira, cronaca sportiva (La Mille Metri…), racconti, scritti di promozione turistica, ecc. Fu anche fondatore di un giornale scandalistico, evidentemente di rottura: “Il rompiscatole”. Insomma, nel bene o nel male, con il suo temperamento dinamico, il suo estro artistico e la sua affidabilità professionale, fu un dilagante ed eccentrico protagonista della brescianità di quegli anni.
Nel capitolo “L’eccidio di Bovegno, tra omissioni e verità” e, verso la fine, nel sotto-capitolo “L’attività clandestina”, viene spiegata anche la sua partecipazione volontaria alla lotta partigiana, con la riproduzione di documenti d’identità, certificati di merito e persino fotografie del suo funerale. Luigi Vecchi concluse il suo cammino a Bovegno nella strage dell’agosto 1944.
Una breve scarica, pochi proiettili, già troppi per uccidere un uomo minuto, che stava tranquillo bevendo forse un caffè nel piccolo albergo di Bovegno, misero fine alle sue speranze, alla sua vita, ai suoi sogni. Rimase, lui sempre così ordinato, una notte nel fango sotto un po’ di pioggerella, senza orologio, senza scarpe, senza portafoglio, lasciando la vedova senza mezzi, un lavoro incompiuto, una massa di critiche postume, alcune per sminuire carenze altrui, altre dettate da astio, alcune giustamente dovute, altre totalmente ingiustificabili.
Susanna Danna, opera cit., p. 15
Con la biografia del suo antenato Luigi Vecchi, “zio Bigì”, la discendente Susanna Danna ha portato alla luce un pezzo di storia domestica e popolare che si stava perdendo, mettendo a disposizione materiali inediti dell’archivio di famiglia. E con il pretesto dello zio, il lettore è condotto a percorrere sentieri poco battuti o inediti della nostra storia, incontrando inaspettate descrizioni ed eccezionali fotografie che spaziano trasversalmente su diversi argomenti.
Questo libro risulta così una curiosa pubblicazione nel panorama delle biografie di personalità locali, in grado di restituire in uno stile semplice, di agile lettura, immagini rare, quanto preziose, di un capitolo poco indagato della storia di Brescia: l’avvento del cinema, i primi film di produzione nostrana e i suoi pionieristici protagonisti. Perché Luigi Vecchi, tra le altre cose, fu anche questo.

Titolo: Luigi “Bigì” Vecchi. Regista cinematografico, attore, giornalista e scrittore a Brescia negli anni tra le due Guerre
Autrice: Susanna Danna
Editore: Agnetti Editore, 2025
Genere: Memoir
Pagine: 175
ISBN: 9791223950388
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