“Giuseppe Zanardelli 1826-1903”: un uomo, la sua città, la costruzione della nazione

Zanardelli agì come un autentico costruttore della memoria collettiva. Se a Roma la sua impronta è monumentale, a Brescia il suo magistero si tradusse nella creazione di simboli identitari radicati nel tessuto urbano, tra cui il più celebre resta il monumento ad Arnaldo da Brescia. In questa prospettiva, le tracce materiali e iconografiche in mostra non sono semplici cimeli, ma documenti preziosi che rivelano lo spiccato grado di sensibilità culturale dello statista e il suo sforzo costante nel fare della cultura uno strumento di educazione civile.

Francesca Bazoli e Stefano Karadjov, Presidente e Direttore Fondazione Brescia Musei – Giuseppe Zanardelli 1826-1903 – pag. 9

Il 26 ottobre 2026 è stato il bicentenario della nascita di Giuseppe Zanardelli, il più noto e significativo statista che Brescia abbia avuto. Per celebrare l’illustre concittadino, l’Ateneo di Brescia, in collaborazione con il Comune, la Fondazione Brescia Musei e la Fondazione Ugo da Como, ha formulato un ricco palinsesto di iniziative, tra le quali si inserisce la mostra allestita nel piano nobile di Palazzo Tosio, sede dell’Ateneo stesso, che sarà visitabile sino al 15 novembre 2026.

Il catalogo della suddetta mostra rappresenta molto più di una semplice pubblicazione fotografica e didascalica. Con il titolo di “Giuseppe Zanardelli 1826 – 1903. Statista, giurista e uomo di cultura” , il volume (pubblicato da Skira) riunisce i contributi di alcuni tra i nostri maggiori studiosi della materia: Alessandro Bertoli, Stefania Cretella, Luciano Faverzani, Sergio Onger, oltre ai curatori Roberta D’Adda e Valerio Terraroli. La raccolta di saggi indaga la figura di Giuseppe Zanardelli sotto molteplici profili, quali lo statista che vuole modernizzare l’Italia unita da poco, l’uomo circondato dai suoi amici più cari, il profondo conoscitore del patrimonio artistico che ne ha una visione lungimirante rispetto alla sua protezione e fruibilità, l’acuto utilizzatore – e fondatore – degli organi di stampa a fini politici.

Come un prisma che rifletta raggi di luce di molti colori, il libro restituisce al lettore la figura di un uomo dai molteplici interessi e che, pur privo di moglie e figli, saprà dimostrare affetto e attenzioni sia nei confronti degli amici che con lui condivisero tanti momenti della vita, sia verso un discepolo, al quale sovvenzionerà gli studi a Pavia e che instraderà alla professione forense.

Zanardelli ha molto contribuito alla costruzione della giovanissima Nazione ed il suo lascito, approfondito nel saggio di Sergio Onger che apre il volume, è presente in molti monumenti ed edifici tanto nella nuova capitale, Roma, quanto in altri luoghi e soprattutto a Brescia. Processi simbolici e politici portano a celebrare personaggi che, in uno Stato clericale, difficilmente avrebbero trovato posto: Giordano Bruno a Roma, in Campo De’ Fiori, Arnaldo a Brescia, città che si troverà racchiusa nell’abbraccio di Garibaldi a ovest e Arnaldo a est, verso Venezia.

Ancora, Zanardelli interviene nella costruzione del Vittoriano, in ricordo del Re Vittorio Emanuele, imponendo l’uso della nostra pietra di Botticino, e in quella del Palazzo di Giustizia, a Roma, sede in cui unificare le Corti di Cassazione e contenere le più alte funzioni giuridiche dello Stato.

Egli ha un ruolo attivo nella scelta dell’area e nella nomina della giuria preposta al vaglio dei progetti in concorso, inserendovi lo stimato amico Antonio Tagliaferri.

Stefania Cretella, nel secondo approfondimento, illustra quale sia stato il portato dell’impegno dello Statista nella realizzazione dei monumenti del periodo nella nostra città. Egli, fin da giovanissimo, era entrato a far parte dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti ed il legame con l’alta istituzione cittadina gli permise di partecipare attivamente alle principali campagne monumentali avviate nella seconda metà dell’Ottocento, tra cui la statua celebrativa di Arnaldo da Brescia e poi quella dedicata al pittore Moretto, collocata nella piazzetta in cui si apre il palazzo Martinengo da Barco, allora sede dell’Ateneo e del Museo del Risorgimento.

Cretella dedica pagine avvincenti all’illustrazione della splendida tomba al Vantiniano che Zanardelli volle per ricordare la sua famiglia: il complesso bronzeo celebra con affetto la memoria dei genitori che seppero crescere undici figli; è commovente l’amore del padre che accarezza la moglie mentre allatta l’ultimo nato, circondati da un bimbo che studia mentre l’altro spezza una spada: quanto ci racconta questa allegoria del pensiero di pace e ripudio della violenza! Moltissime sono state le rappresentazioni di Zanardelli realizzate dopo la sua scomparsa: a Maderno, a Salò, in Val Trompia, in Val Camonica e ovviamente a Brescia, e poi medaglie celebrative (ricordate da Luciano Faverzani) e immagini, tantissime, riportate sugli organi di stampa, a volte caricaturali complice la complessione fisica dello Statista.

Alessandro Bertoli dedica la sua disamina ad illustrare il rapporto tra Zanardelli e la stampa. Probabilmente pochi ne conoscono i trascorsi come giornalista; eppure, è proprio da lì che mosse i primi passi, prima come redattore e successivamente come fondatore o ispiratore di testate. E’ interessante seguire il suo percorso in questo ambito e capire la sua intuizione in merito all’importanza di organi locali e nazionali che ampliassero il portato delle sue azioni e dei suoi programmi. L’indicatore Bresciano, la Provincia, la Tribuna illustrata sono solo alcuni dei titoli che vengono ricordati e numerose sono le illustrazioni a corredo, parte della ricca e cospicua collezione privata dell’avvocato Bertoli.

I fari poi si spostano sul Lago di Garda, a Maderno; Valerio Terraroli pone in luce le vicissitudini che portarono alla realizzazione della villa che lo Statista volle come studio ed abitazione, ed in cui trascorse i suoi ultimi giorni. Tra le decorazioni interne, di diverso pregio e fattura, non si può non citare la presenza – per esplicita volontà dello stesso Zanardelli – dei ritratti di tre dei suoi amici più cari, per sempre presenti nei suoi giorni.

Chiude la serie di approfondimenti il bel saggio di Roberta D’Adda, che si sofferma sul ruolo avuto da Zanardelli nella creazione del patrimonio artistico della città, in cui la sua azione influenzò potentemente il sistema museale cittadino. Lo Statista dimostra di avere una visione estremamente lungimirante circa il ruolo dei musei ed auspica che chiese e istituzioni pubbliche vi conferiscano opere che, diversamente, sarebbero destinate ad essere nascoste ed ignorate.

Molteplici altri aspetti, curiosità, aneddoti e caratteristiche di Zanardelli sono ampiamente illustrati nel bel volume, che risulta essere una lettura piacevole e arricchente. I testi sono corredati da un’ampia selezione di immagini e, a completamento, al libro è allegato un pregevole opuscolo a cura di Alessandro Bertoli, in cui sono illustrati i luoghi di Brescia legati al nostro protagonista: la casa in cui ha abitato, il Palazzo di Giustizia a lui dedicato, il monumento in sua memoria e tanto altro ancora. Un atto di gratitudine della città verso uno dei suoi più importanti uomini.


Titolo: Giuseppe Zanardelli 1826-1903
Autore: AA.VV (a cura di Roberta D’Adda e Valerio Terraroli)
Editore: Skira – Fondazione Brescia Musei – 2026

Genere: Saggio
Pagine: 168
ISBN: 9788857255590

Candida Bertoli

È laureata in Giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto amministrativo comparato: la tesi di dottorato, sulla protezione dei beni culturali, è depositata all’Unesco, a Parigi. Adora leggere fin da quando era bambina e le sue passioni sono l’arte e la storia. Per anni ha gestito i volontari del FAI sia a livello cittadino che regionale e ama raccontare Brescia. La sua casa è piena di libri, in ogni spazio possibile e di ogni genere. Partecipa al Festival della Letteratura di Mantova da sempre, e nel 2019 le è stato conferito il premio di “Massimo esperto della storia del Festival”

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