Il giudice Albertano e il “serpente stravagante”: simboli e verità a due facce nel dodicesimo capitolo della saga di Giustacchini

Così si presentava Cemmo al tempo della nostra storia. Era al riparo delle sue mura, nei dintorni verdeggianti dei suoi campi e dei suoi boschi, all’ombra della sua pieve che stava germinando, in quegli afosi giorni d’estate, una vicenda prossima a deflagrare e che i cemmesi avrebbero rammemorato per generazioni e generazioni: una vicenda in cui le forze primitive dell’universo, Amore e Morte, si sarebbero sfidate tra loro nel più feroce dei duelli, avviluppate l’una all’altra in un intreccio indissolubile e senza speranza.

Enrico Giustacchini, Il giudice Albertano e il caso del serpente stravagante

Eros e Thanathos, Amore e Morte: due facce della stessa medaglia, forze opposte eppure inseparabili. Uno non può esistere senza l’altro. La stessa dualità si ritrova nei gemelli, due persone unite da un vincolo profondo, che possono avere un rapporto simbiotico o essere totalmente agli antipodi, come i celebri Romolo e Remo. Allo stesso modo, troviamo il tema del doppio nell’anfisbena, dal greco “andare in entrambe le direzioni”, il serpente mitologico caratterizzato da una doppia testa, una a ciascuna estremità del corpo. Quando una dorme, l’altra veglia.

La dualità, gli opposti complementari, l’equilibrio – o la mancanza di esso – tra il mondo terreno e quello spirituale sono al centro del nuovo giallo storico del giornalista Enrico Giustacchini, “Il giudice Albertano e il caso del serpente stravagante” (Liberedizioni, 2026), dodicesimo capitolo di una fortunata saga iniziata nel 2014. In questa nuova indagine, simboli, richiami mitologici e riferimenti culturali si intrecciano con naturalezza alla trama investigativa, dando vita a un racconto in cui ogni elemento trova il proprio posto.

Nel corso di questi anni abbiamo imparato a conoscere Albertano da Brescia, storico giurista e letterato medievale che, nei libri di cui è protagonista, si distingue per intelligenza, prudenza e straordinario intuito. Un magistrato pacato, che osserva tutti gli elementi a sua disposizione e, applicando il metodo deduttivo, riesce a risolvere brillantemente i casi in cui viene coinvolto, arrivando dove altri si arenano. E nel tempo, si è costruito anche una certa fama e rispetto che ha travalicato i confini della città di Brescia.

Al suo fianco ritroviamo il fidato medico Berengario, ormai amico inseparabile e perfetta controparte del protagonista, in un sodalizio che ricorda i ben noti Sherlock Holmes e dottor Watson.

Questa volta la vicenda si svolge lontano da Brescia, in Valle Camonica e più precisamente a Cemmo, nota meta di pellegrinaggio medievale perché sede della famosa Pieve, una delle maggiori dell’intera valle anche per la sua posizione strategica. È qui che i due vengono chiamati perché è avvenuto un fatto tanto tragico quanto inspiegabile: un influente cittadino è stato ucciso davanti a numerosi testimoni da uno dei suoi nipoti, e in contemporanea, il fratello gemello ha tentato di togliersi la vita.

Albertano e Berengario in quei giorni si trovano a Breno per tenere un sermone e, raggiunti dal console di Cemmo, accettano di recarsi nel castrum per far luce sull’intera vicenda. Troppi interrogativi sono rimasti aperti e, al di là di ciò che appare, non tutto è chiaro.

Ma non sono i soli a trovarsi in quei giorni proprio a Cemmo. Tre forestieri – due uomini e una giovane donna -, all’apparenza dei comuni pellegrini, si aggirano in maniera sospetta per la cittadina, e in particolare nei pressi della dimora di quell’uomo, Ezechiello, che perirà per mano del nipote. Poco prima della sua morte, aveva infatti rinvenuto sull’uscio una bambola di legno con una macchia rossa sulla veste: un messaggio inquietante, una chiara minaccia di morte.

Tanti fatti, poche certezze e molta illogicità: perché ricorrere a messaggi segreti e intimidazioni se poi l’omicidio viene compiuto pubblicamente, davanti agli occhi di tutti?

Ancora una volta sarà l’astuzia di Albertano, coadiuvato dall’immancabile Berengario, a mettere un punto definitivo all’intera vicenda.

Questo nuovo capitolo conferma le aspettative dei lettori che ormai sono affezionati alla serie. Arricchito dalle tavole di Andrea Giustacchini e da una preziosa appendice finale, il giallo va di pari passo con un viaggio nella storia e nell’arte della Valle Camonica. Come l’autore ci ha abituato in questi anni, non possiamo finire di leggere un suo libro senza aver appreso qualcosa di nuovo sulla realtà che ci circonda. E questo è segno del minuzioso lavoro di ricerca che inizia a monte della scrittura stessa.

Nulla è lasciato al caso, anche quando il caso sembra giocare un ruolo decisivo: coincidenze, simboli e richiami mitologici diventano tasselli fondamentali della costruzione narrativa.

Tra serpenti mitologici, gemelli agli antipodi e minacce che giungono dal passato, per il nostro giudice non sarà facile mettere ordine e fare chiarezza su un caso che sembra già risolto. Ma chi conosce il giudice bresciano sa bene che le verità più evidenti sono spesso le più ingannevoli.

Perché, proprio come il serpente stravagante del titolo, anche questa vicenda mostra più di una faccia e costringe a guardare oltre ciò che appare.



Titolo: Il giudice Albertano e il caso del serpente stravagante
Autore: Enrico Giustacchini
Editore: Liberedizioni, 2026

Genere: giallo storico
Pagine: 152
ISBN: 9791255521129

Chiara Massini

Laureata in "Scienze della comunicazione" e in "Editoria e giornalismo" a Verona, è appassionata da sempre di lettura e scrittura. Nel 2019 ha pubblicato la sua tesi di laurea dal titolo “La fanfiction” e successivamente alcuni racconti in antologie. Ha lavorato in biblioteca e in casa editrice, ora si occupa di comunicazione e marketing. Sul suo comodino non possono mai mancare almeno 3 libri (di cui uno urban fantasy) e un bicchiere di succo ace.

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