“Amica cara”: 100 poesie in 7 giorni in onore di Nika Turbina. Intervista a Lorenzo Gafforini

Intervista a cura di Alina Cebotari per Brescia si legge

“Amica cara” è una raccolta molto intima di poesie che prendono la forma di lettere in versi e vengono idealmente indirizzate a Nika Turbina: poetessa russa ed enfant prodige, insignita del Leone d’oro alla poesia nel 1985 (a soli 11 anni) e prematuramente scomparsa.

L’autore della raccolta è Lorenzo Gafforini, nato a Brescia nel 1996, laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Brescia ma anche appassionato di letteratura, teatro e cinema. Nonostante la giovane età, Lorenzo ha già pubblicato sei raccolte di poesie (oltre a due racconti confluiti in antologie).

“Amica cara”, l’ultima sua fatica, contiene un centinaio di poesie che hanno la particolarità di essere state scritte in una sola settimana – in tempo per l’undicesimo anniversario della morte di Nika, morta l’11 maggio 2002 all’età di 27 anni dopo essere “volata” da una finestra al quinto piano di un palazzo di Mosca.

In quest’intervista per Brescia Si Legge, Lorenzo ci ha raccontato come si è avvicinato alla poesia, e tutto quello che c’è dietro o dentro di loro.

Com’è nata questa raccolta di poesie, “Amica cara”?

È nata per caso. Nel 2020 ho pubblicato “Asmik, ovvero l’effetto Droste e altri frammenti” che mi ha preso moltissime energie. Si tratta sicuramente del libro più strutturato e complesso che abbia scritto. Poi, grazie all’impulso del fotografo Raju Berengo, tra l’anno scorso e l’inizio di quest’anno è nato “Ardesia”. Pensavo sinceramente di non scrivere per un po’ e dedicarmi ad altro nel tempo libero.

Ad un tratto, però, mi sono imbattuto nella storia della poetessa Nika Turbina. Il pomeriggio del 4 maggio ho cominciato a scrivere una poesia che iniziava semplicemente con “Amica cara”. Da lì ne ho scritte altre, tutte con lo stesso incipit. Si tratta di una sorta di lettere in poesia senza risposta, un carteggio mutilato in un certo senso.

Intorno al 6 maggio ho notato che Nika Turbina è deceduta l’11 maggio di diciannove anni fa. Ho concepito questa data come una sorta di traguardo: entro l’11 maggio il libro doveva essere pronto. Non ho scritto con l’intento di collezionare il maggiore numero di poesie. La sera del 10 maggio ero arrivato a cento componimenti in maniera del tutto naturale. Una cosa che non mi è mai successa prima.

Perché proprio a Nika Turbina? È lei l’amica cara o le sue poesie, o forse quello che rappresentano insieme per te?

Perché Nika Turbina ha una storia del tutto eccezionale che non può lasciare indifferenti. Leggere le sue liriche – anche se in traduzione – è un’emozione unica. Eppure l’entusiasmo viene presto sostituito dalla pietà verso questa figura che, purtroppo, negli anni subisce delle forti crisi. È la storia del giovane genio costretto a reinventarsi in età adulta. Un dramma unico e difficilmente affrontabile. Considerato poi il fatto che le sue poesie sono di una delicatezza e sincerità tali da lasciare sgomenti.

Sì, per questo Nika Turbina è la mia “amica cara”. Deceduta all’età di ventisette anni, in questo preciso momento è come se fossimo astrattamente quasi coetanei. Nonostante la sua levatura poetica mi sono sentito vicino a lei come persona grazie alla sua arte. La Turbina, come qualunque buono scrittore, è indissolubilmente legato alla sua opera. Non nascondo, però, che alcuni elementi della raccolta rispondono anche a mie esigenze personali. Nika Turbina è la protagonista/destinataria, potrei dire, eppure a tratti diventa un intermediario, un messaggero per veicolare alcune sensazioni personalissime.

C’è un messaggio dietro a questa raccolta?

Il messaggio penso risieda nell’incomunicabilità. Credo che l’elemento che emerga maggiormente in tutto il libro sia la malinconia o, piuttosto, una nostalgia per persone ed epoche mai conosciute. L’ “amica cara” è idealmente Nika Turbina. L’amicizia è, dunque, un sentimento principe, eppure spesso valica il confine e sfocia in un amore indefinito. I sentimenti emergono, a mio parere, in maniera ironica ed elegante, anche se in realtà celano una profonda inadeguatezza e spesso possono risultare acerbi. È l’eterna storia dell’incomprensione. Penso che si tenda a simpatizzare con l’Io lirico della raccolta; tuttavia non si può fare a meno di pensare quali potrebbero essere le possibili risposte della destinataria.

Quale, tra le poesie della raccolta è la tua preferita?

Come dicevo, si tratta di poesie scritte in un breve lasso di tempo. Perciò molte rispecchiano il medesimo stato d’animo, anche se con diverse sfumature. Forse la mia preferita è questa, anche per la sua brevità:

Amica cara
fai come se non fossi
mai nato, come se non
fossi contemplato nel
progetto divino – o altro.

Destinato ad aleggiare
nelle stanze disperse
e in un tratto nella tua
incontrarsi; meraviglia.

Che cos’è la poesia per te?

È una domanda senza risposta. Si tratta di una questione irrisolta, in quanto altamente soggettiva. Potrei citare alcuni autori per avvallare la mia tesi, ma non mi sembra il caso. Piuttosto dico che, innanzitutto, dipende dal periodo che sto vivendo. Quando ho scritto il primo libro la poesia era per me innanzitutto un modo d’esprimersi alternativo e divertente. Poi penso che la poesia sia diventata sperimentazione e gradualmente un vero e proprio passatempo. Insomma, la poesia mi ha fatto sentire sinceramente bene con me stesso e con gli altri.

Col tempo, ovviamente, ho cercato di interrogarmi sul senso delle mie creazioni. Adesso sono nella fase per cui la poesia è principalmente condivisione. Quando scrivo nutro l’impellente bisogno di comunicare agli altri quello che penso. Sicuramente si cela un intento egoistico, ma soprattutto voglio parlare e cercare un confronto con il lettore. La parte più stimolante di quando si scrive un libro è proprio il confronto con il pubblico.

Cosa pensi di Brescia a livello culturale / letterario? Ci sono degli autori o libri interessanti collegati alla nostra città che ti sono rimasti nel cuore?

Brescia è una città viva da molti punti di vista e fortunatamente sta vivendo un periodo propizio anche a livello culturale. La nomina di Capitale della Cultura con Bergamo nel 2023, ad esempio, è uno stimolo che porterà sicuramente a iniziative lodevoli. Ovviamente Brescia soffre il fatto di non essere una metropoli, dunque non sempre può offrire una vastità di iniziative in materia. Eppure, se una persona indaga noterà che ci sono decine di mostre, festival, eventi ecc. C’è ancora molta strada da fare, ma per me siamo nella direzione giusta.

Invece per quando riguarda i libri, non ho mai letto opere ambientate a Brescia. Tuttavia, ricordo di aver visto un film girato proprio nel bresciano: “Il magnifico cornuto” di Pietrangeli. Nella scena iniziale c’è un baldanzoso Tognazzi che cammina in Piazza Duomo. Forse è con quella pellicola che ho capito, per la prima volta, che si poteva parlare della nostra città anche in opere d’arte.

Il 23 giugno (2021) ci sarà la prima presentazione della raccolta, nel cortile interno del Mo.Ca., con l’accompagnamento della musica. Come mai questa scelta?

Ho sempre voluto che in una mia presentazione ci fosse l’accompagnamento musicale. In realtà non è la prima volta in assoluto. Mi sembra che l’ultima volta lo feci nel 2015. Invece con la presentazione di “Asmik, ovvero l’effetto Droste e altri frammenti” non c’era nessuna musica, eppure i due interpreti (Giulia e Davide) canticchiavano dei versi tratti da alcune canzoni di Mina: dalla celeberrima “Se telefonando” alla meno conosciuta “Coriandoli”.

Con “Amica cara” ci sarà sempre la lettura delle poesie, ma con la musica cercheremo di conferire maggiore profondità ai testi. In questa presentazione leggerò direttamente io con il supporto di Giulia, mentre Marco suonerà la chitarra. Mi presenterà poi Stefano, un amico che negli anni mi ha supportato in diverse presentazioni. E poi saremo nel cortile interno del MO.CA! Una cornice davvero splendida. Cercheremo di fare del nostro meglio.


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