“Una madre senza”: il tabù dell’abbandono e il conflitto tra ambizione e maternità nell’Italia del dopoguerra nell’esordio di Stefania Micheli

credits: Antonin Duallia for Unsplash

La parola madre vicino a Piera non si può mettere. È una madre senza.

Stefania Micheli, Una madre senza, pag. 181

Un passo a due fuori tempo, scomposto, doloroso. Piera e Marinella, madre e figlia sulla carta, figure archetipiche del non detto, del rancore carsico, si cercano, si attendono, si ingarbugliano senza mai rivelarsi davvero. Sullo sfondo di questo racconto a due voci, passano gli uomini, violenti, insicuri, narcisi, accudenti ma mai risolutivi. Perché è la femminilità la protagonista dell’opera prima di Stefania Micheli, poliedrica attrice bresciana di nascita ma romana da sempre.

Ed è sulla direttrice Brescia – Roma che si attorcigliano anche le vite delle protagoniste di “Una madre senza” (Edizioni Falsopiano), indissolubilmente unite da una distanza siderale, non solo quella fra la cittadina provinciale – che è poco più di un pettegolo paesone – e la suadente capitale, nel pieno fermento del secondo dopoguerra. È soprattutto la distanza tra desideri contrastanti, ambizioni assecondate e negate, tra ideali di maternità che non trovano incarnazione nel quotidiano.

Una madre senza, opera segnalata alla XXVI edizione del premio Calvino, trascina il lettore in un gorgo di rapporti irrisolti, primo fra tutti quello fra una madre e la sua sua figlia primogenita.

Non riconosce che mi ha fatto soffrire. Non vuole consolarmi. Credo che mi basterebbe una parola, basterebbe che mi dicesse “mi dispiace”. Ma non ce la farà mai. E io non ce la farò mai a farle capire che adesso sono più forte e che non subisco più le sue decisioni. Esce solo rabbia, senza un perché

Stefania Micheli, Una madre senza, pag. 126

C’è un abbandono che è l’elefante nella stanza. Marinella, la figlia, dapprima lo rimuove, si carica sulle spalle il destino di sua madre, negando il proprio, nella speranza di essere finalmente “abbastanza” per essere vista ed amata.

E poi, quando realizza di essere stata inchiodata alla croce di un padre anaffettivo e violento e di due fratelli rabbiosi e indifferenti, lo evoca e lo giustifica: “No, lei non c’è, non c’è mai stata. Perché non è capace” (pag. 145). E anche Piera, la madre, lo nega per non incrinare l’immagine vincente che ha di sé stessa. E lo fa fino alla fine dei suoi giorni. 

Se le nipoti domandano come ha fatto a lasciare i suoi tre bambini così piccoli, lei risponde sgranando gli occhi: Io non li ho mai abbandonati. Peccato che non ci sia più la Marinella, lei ve lo potrebbe raccontare.

Stefania Micheli, Una madre senza, pag. 199

L’abbandono è l’inciampo che non consente a nessuno di condurre serenamente la propria esistenza. La bellezza manipolatoria di Piera rende ancora più intricata la selva di sentimenti contrastanti che si radica ad ogni giro di pagina. Il racconto non è lineare, la temporalità è singhiozzante, gli anni si intersecano, le amicizie si allentano, i pensieri si fanno fitti e grevi. E cadono come maledizioni sui più piccoli, sui neonati, sui bambini che assistono impotenti ad una guerra non dichiarata e mai sopita.

Stefania Micheli è asciutta e chirurgica nel presentare i molteplici dialoghi interiori che non riescono a incanalarsi in un’autentica comunicazione e quindi a modellare, almeno in parte, la realtà.

La corsa alla ricchezza di Piera, nella Roma del boom, dei pellegrinaggi e delle Olimpiadi, è l’eco di un’Italia in cerca di benessere e di stabilità, in fuga dai lacci del patriarcato e del senso del dovere.

Non ho niente da farmi perdonare. Continuo a ripetermi che non ho fatto niente. Non devono riuscire a farmi sentire in colpa perché ho pensato prima a me che agli altri. Avrò anche lasciato i figli, ma l’unico modo di essere una buona madre è scarificare la propria vita per loro? Io non ci credo

Stefania Micheli, Una madre senza, pag. 124

Un quesito che resta sospeso tra i grumi di rabbia e la nebbia delle paure. Quelle di Piera, di Marinella, quelle di tutti noi.


Titolo: Una madre senza
Autore: Stefania Micheli
Editore: Edizioni Falsopiano, 2024

Genere: narrativa
Pagine: 200
ISBN: 9788893042871

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